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"No, non è la soluzione"
Il ministro Turco: non credo a ricette miracolistiche
di CARLO CHIANURA
ROMA - Sull'eroina di Stato agli eroinomani: "Se mi viene presentata come la soluzione, io sono contraria". Sulla sortita di Galli Fonseca: "Non si isola un pezzo dal tutto". Sull'antiproibizionismo: "Un dannato dibattito. Non sono né proibizionista né anti: semplicemente non credo alle ricette miracolistiche". Sulla smorfia di Oscar Luigi Scalfaro (commentata con un sorriso): "Era molto sincero, me la sarei aspettata...". Livia Turco, il ministro della solidarietà sociale, insomma quella che nel governo deve deliberare sui problemi di droga, sembra davvero combattuta. Se le chiedessero che cosa preferisce tra un bagno di mare in gennaio e prendere posizione su un tema che da quattro legislature spacca i Parlamenti della Repubblica, sceglierebbe l'acqua ghiacciata. Lei sta a casa sua, a Roma, fin dove sono arrivati ad assediarla cronisti e telecamere, e deve fare i conti con le due anime della sinistra, le quattro del governo, le otto di Montecitorio, le non si sa quante del paese. Lei, cattolica ma anche progressista, e viceversa, non può dire sì alla droga legale ma sa che sarebbe troppo dire di no in assoluto all'idea della somministrazione controllata. Se la cava berlinguerianamente con "la terza via", dice proprio così, tra proibizionismo e antiproibizionismo. E in che cosa consisterebbe questa soluzione all'italiana? "In quella che da anni stanno percorrendo decine di comunità di recupero e gli operatori dei servizi pubblici e privati: lavorare sulla prevenzione, la ripeterei dieci volte questa parola che a volte sembra essere messa lì come un concetto vuoto, acqua che scorre". Forse perché se ne abusa: che significa appunto prevenzione? "Significa prendersi cura della vita, sempre, come abbiamo detto alla Conferenza sulla droga di Napoli. Le comunità, centinaia di uomini di buona volontà da cui imparo qualcosa ogni giorno, accettano di prendersi cura di un tossicodipendente sempre e comunque. Anche solo dandogli una siringa pulita, anche se non vogliono smettere. Fanno appunto prevenzione". Resta quello che dice il procuratore generale: carceri piene per un terzo di drogati. "E noi proprio a Napoli abbiamo detto basta alla logica della punizione che non risolve i problemi". Appunto, il ministro della Giustizia Flick affermò in marzo che il carcere sarebbe stata "l' extrema ratio". Poi non se n'è saputo più nulla. "So che un gruppo di lavoro sta per presentare una relazione su droga e carcere". E che cosa dice questo documento? "Non l'ho ancora visto, ma credo che faciliterà l'alternativa al carcere: gli affidamenti in prova alle comunità, per esempio". Scusi, ma non le sembra che siate in ritardo? I gruppi di lavoro, i documenti... Intanto le carceri scoppiano. "So che il mondo delle comunità sollecita il governo a intervenire. Io sono per raccogliere questo sollecito". Sempre a proposito di governo: la somministrazione controllata è sul vostro tavolo? "E' uno degli argomenti di discussione". Questo significa che l'approverete? "Possiamo approfondire la discussione. Devono farlo gli operatori, gli enti locali, lo stesso Parlamento". Possiamo dire che diventerà una priorità? "No, perché non ci sono scorciatoie nella lotta alla droga né ricette miracolose. La somministrazione controllata intanto va discussa ma le priorità del governo sono altre". E cioè "Glielo dico in punti: il carcere, i servizi, la riduzione del danno, l'aiuto alle comunità, la lotta alle nuove droghe. E soprattutto una vera politica in aiuto dei giovani, su cui c'è un disegno di legge specifico del governo: lavoro, casa, formazione". E che posto occupa allora la somministrazione controllata? "Come uno dei tanti tentativi di restitui
re e difendere la dignità e la salute a chi si droga. Dunque, se questo è il tema se ne discuta". Da questo dobbiamo dedurre le sue riserve sull'intervento di Galli Fonseca? "Io osservo che considerare un solo aspetto di un problema, può essere un grave danno. Meglio rispettare e aiutare il lavoro di chi opera ogni giorno lontano dai riflettori". Qual è la sua idea personale dell'esperimento svizzero? I dati dicono che funziona. "Non a caso questa esperienza convive in un paese che ha scelto il proibizionismo. Comunque è una proposta che studio, quella svizzera. La mia coscienza mi suggerisce di non pronunciarmi". La sua coscienza? "Sbaglia un politico a citare la propria coscienza?". Ma lei è proibizionista o no? Livia Turco un po' s'arrabbia. "Non sono proibizionista né anti, ma non mi sento di restare stretta in questo dannato dibattito che qualche volta mi dà l'impressione dello spettacolo". Gli uni e gli altri, vuol dire, sostengono tesi insignificanti? "Non mi faccia dire cose che non penso. Noto che in certi casi è l'ideologismo ad animare i sostenitori dell'una o dell'altra tesi. Mentre, lo ripeto, il problema vero è fare arrivare nel posto giusto gli aiuti a chi oggi e da anni prende in carico il problema dei tossicodipendenti definiti cronici". Dandogli una siringa pulita? "Non solo, non solo. Lavorano perché chi non ce la fa a smettere sia sottratto alla criminalità, sia sottratto allo "sbattersi" quotidiano, non dipenda dallo spacciatore di turno. Questo per me è l'importante". Signora ministro, ci tolga una curiosità. Che cosa ha pensato quando ha visto in tv quella smorfia di Scalfaro alle parole del pg? Turco sorride e si distende un poco. "Non posso vantarmi di conoscerlo così bene da immaginare che cosa pensasse. Però era molto sincero. Quella smorfia me la sarei aspettata... Sembrava che esprimesse un suo moto dell'animo".
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