Logo Repubblica.it 12 GENNAIO 1998

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Droga pagata dallo Stato, polemica in Parlamento

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ROMA - "Le parole del Procuratore generale della Cassazione pongono il governo di fronte a responsabilità nuove e obiettive. L'esecutivo non può pensare di rimandare la palla, come ha immediatamente fatto il ministro Bindi (e non avevamo bubbi che lo facesse), a qualcun altro: al Parlamento, alle forze politiche". Marco Pannella e la sua lista mandano subito all'incasso la prima e più importante vittoria della loro stagione politica.
L'invito dell'alto magistrato a sperimentare la via antiproibizionista mette in grande imbarazzo il governo, diviso al suo interno, con i popolari fieramente nemici della distribuzione controllata di droga ai tossicodipendenti, la disponibilità invece manifestata dal Pds, la più accentuata soddisfazione dei verdi. Incerta la maggioranza, compatta l'opposizione: An, Forza Italia Ccd e Cdu, secondo le prime note ufficiali, contestano la proposta, rifiutano ogni legalizzazione. Sono anzi tentate, come An, di imboccare la strada della piazza se l'invito di Galli Fonseca dovesse ottenere riscontri concreti.
Maurizio Gasparri, coordinatore dell'intergruppo parlamentare per la libertà dalla droga, già preannuncia le prime iniziative-contro: "Chiederemo in primo luogo con un'interrogazione firmata dal maggior numero possibile di parlamentari in che modo il Governo abbia dato attuazione alla mozione approvata dalla Camera nel mese di marzo del 1997, che si dichiarava contraria alla legalizzazione della droga".
Medesima linea dura dal Partito popolare, annunciata dal presidente del partito Gerardo Bianco e confermata dal responsabile del settore sanità, Giuseppe Fioroni: "Lo Stato non può rinunciare alla lotta alla droga, non può considerare la tossicomania come una situazione normale". "La proposta di somministrare eroina ai tossicodipendenti - rincara Antonio Tajani, di Forza Italia - è pericolosa, destinata in caso di applicazione a non produrre alcun risultato di rilievo ma soprattutto potrebbe essere madre di un incremento del rischio droga e della criminalità". Dopo Forza Italia, il Cdu, gli ex democristiani guidati da Rocco Buttiglione: "Si cerca di far passare l'idea che ci siano spazi di convivenza con la droga: ma non c'è una sola ragione per cui si debba abdicare alla lotta al consumo degli stupefacenti. Respingiamo ogni tentazione di questo tipo, anche quando possa avere un fondamento medico-terapeutico, e chiediamo invece che lo Stato si impegni di più e meglio per contrastare il traffico degli stupefacenti".
Per interrompere la serie dei niet, bisogna interpellare gli esponenti ambientalisti, da sempre convinti di modificare le strategie di aggressione all'uso della droga. E infatti il portavoce dei verdi Luigi Manconi, conferma la posizione ufficiale: "Il proibizionismo è fallito, è giunto il momento di sperimentare nuove strategie. Il procuratore generale della Cassazione ha detto ciò che da anni e anni, spesso derisi, sempre denigrati, vanno dicendo i radicali e i verdi, gli antiproibizionisti e i garantisti, ma anche numerosissimi operatori sanitari e giuristi, funzionari di polizia e criminologi. E vanno dicendo e proponendo autorevolissimi dirigenti di comunità terapeutiche, non certo antiproibizionisti, come don Luigi Ciotti e don Mario Picchi. Ovvero: il proibizionismo è fallito e, parole di Galli Fonseca, "la delinquenza dei tossicomani è più conseguenza del regime proibitivo che degli effetti psichici prodotti dal consumo degli stupefacenti. Dunque, vanno sperimentate nuove strategie e nuove terapie". Tra queste per Manconi merita attenzione il cosiddetto "esperimento svizzero": ossia "la somministrazione controllata, con assistenza medica e in strutture sanitarie, di sostanze stupefacenti ai tossicodipendenti cronici. Questo ha auspicato il procuratore generale Galli Fonseca; e questo è esattamente quanto previsto dal disegno di legge presentato al Senato da me e da Ersilia Salvato (esponente di Rifondazione comunista ndr)".
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