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"Proibire non basta più: droga di Stato ai tossici"
di FRANCO COPPOLA

"Ora le Regioni sperimentino questo sistema"
di CONCITA DE GREGORIO
Fini boccia la linea morbida: "Così non va"
Cautela dalle comunità: "Non esiste una sola soluzione"
di DANIELE MASTROGIACOMO

La via elvetica: calano i morti

 

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"Proibire non basta più
droga di Stato ai tossici"
Proposta choc del Procuratore della Cassazione

di FRANCO COPPOLA



ROMA - In materia di giustizia, siamo proprio messi male. Noi, nel senso di Italia, di cittadini italiani. Male al punto che l'Europa ci condanna continuamente "per la nostra incapacità di assicurare una ragionevole durata dei processi". E poi ci sono i delitti in costante aumento, le insostenibili disfunzioni della giustizia minore, quella cioè che più interessa il cittadino, il fallimento del nuovo processo penale, "l' inarrestabile deriva verso la paralisi" del processo civile, i continui scioperi degli avvocati che bloccano la giustizia per mesi. Che il quadro sia così "sconfortante" lo dice Ferdinando Zucconi Galli Fonseca, procuratore generale della Cassazione, presenti Scalfaro, Flick, Grosso, Veltroni, Mancino, Napolitano, alla cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario e non c'è davvero motivo di dubitarne. Anche perchè sono decenni che sentiamo più o meno le stesse geremiadi. Ma non manca il colpo di scena. Viene dal capitolo droga. A sorpresa, il Pg si dice favorevole alla somministrazione controllata degli stupefacenti sulla base di prescrizioni mediche.
Il Pg, poi, alle gravissime disfunzioni della giustizia aggiunge tutto quello che non gli piace della giustizia-spettacolo: magistrati che parlano troppo, che cercano il consenso popolare, che si lasciano invischiare nelle contrapposizioni politiche, che si abbandonano ad esternazioni scomposte e inopportune. Per non parlare dei protagonismi e degli eccessi di potere di certi pubblici ministeri e i "processi anticipati imbastiti sugli schermo televisivi e sulla stampa". Zucconi infine parla molto della Bicamerale e delle proposte che la commissione ha portato all'esame del Parlamento, approvandone alcune, criticandone altre.
L'Europa ci guarda - Il comitato del ministri del consiglio d' Europa ha posto sotto osservazione il nostro sistema giudiziario, ricorda il Pg, tanto che i ricorsi presentati contro l'Italia nei primi dieci mesi del '97 sono stati 7.208 rispetto ai 5.847 di tutto il '96. Le condanne, poi, sono passate da 235 nel '95 a 331 l'anno successivo e a 376 nel '97. Quanto ai 66 nuovi casi di inadempienza, 54 riguardano l'eccessiva durata del processo in Italia.
Le cifre della giustizia - Dal primo luglio '96 al 30 giugno '97 sono stati denunciati 2.920.000 delitti, con una diminuzione del 2 per cento. In aumento rapine ed estorsioni, in calo omicidi, furti e sequestri di persona. Restano ignoti gli autori del 95 per cento dei furti denunciati. La percentuale scende all'83% se riferita al totale dei delitti. I procedimenti pendenti al primo luglio '96 erano 4.560.000; se ne sono aggiunti altri 4.670.000. Questi ed altri dati per Zucconi dimostrano "l'enorme divario fra la mole del lavoro espletato e i risultati raggiunti: segno di quanto la nostra macchina giudiziaria giri a vuoto e quali ritardi ne derivino all'esecuzione delle condanne penali".
La droga - E' l'unica vera novità contenuta nell'articolato discorso del Pg. "La proibizione non riesce a stroncare il mercato clandestino", dice il Pg, "bisogna considerare con grande attenzione le nuove impostazioni criminologiche e terapeutiche condotte in alcuni Paesi, mediante iniziative non di liberalizzazione del commercio, ma di somministrazione controllata delle droghe sulla base di prescrizioni mediche, inserita in programmi di assistenza e di reinserimento sociale dei tossicomani". Il Pg si dice convinto che queste iniziative ottengano il duplice effetto di "incanalare i tossicodipendenti sulla via della legalità, sottraendoli alla stretta del circuito criminale, e insieme di proteggere la loro salute, con risultati che le statistiche dimostrano positivi".
Separazione delle carriere - "Il progetto della Bicamerale - sottolinea il Pg - assoggetta giudici e Pm ad una amministrazione separata, quanto ai movimenti all'interno della stessa funzione, come previsto con l'istituzione di due distinte sezioni del Consiglio superiore, s eparatamente elette. Questa costruzione, destinata a rendere meno agevole il funzionamento del Csm sarebbe più coerente con uno status del Pm diverso da quello che il progetto ha delineato. L'autogestione delle due categorie potrà accentuare, invece che ridurre, il corporativismo e quindi il paventato eccesso di potere dei Pm, anche a causa del loro numero più limitato e della forte esposizione esterna: quando misura più idonea potrebbe essere, al contrario, quella di proporzionare la loro partecipazione numerica in un Consiglio unitario".
Magistratura e politica - Senza fare riferimento a casi specifici, l'alto magistrato critica quei giudici che troppo spesso esternano il loro pensiero, uscendo dai propri ambiti, e "bacchetta" i politici che gridano allo scandalo ogni volta che in materia di giustizia un magistrato, tecnicamente più esperto, esprime un giudizio. "Vorrei osservare - afferma il Pg - che, a parte la scompostezza e l'inopportunità di alcune esternazioni di singoli magistrati, che vorrebbero porsi come interlocutori diretti dell'opinione pubblica, la voce della magistratura su progetti di innovazioni legislative in materia di giustizia non dovrebbe essere considerata, come a volte avviene, un'interferenza indebita, ma nell'ambito di un preliminare e pluralistico confronto delle idee, espressioni dell'intento di sottoporre al sovrano potere decisionale del Parlamento elementi tecnici di giudizio, maturati sulla base e nella cultura di esperienze e conoscenze specifiche".
Accesso in magistratura - La maggior parte dei mali che affliggono la magistratura italiana può trovare rimedio in un forte accrescimento della responsabilità dei magistrati e in più efficaci controlli della loro attività. Ciò richiede una più severa selezione per l'accesso in magistratura, con un vaglio della formazione e dell'idoneità, anche psicologica, più rigoroso dell' attuale prova di concorso, pericolosamente insufficiente, con "un serio sistema di verifiche e di controlli della qualità professionale del magistrato nel corso della sua carriera", e con un "controllo disciplinare più efficace delle violazioni dei doveri del magistrato".
Azione disciplinare - Il Pg della Cassazione, titolare assieme al ministro della Giustizia dell'azione disciplinare nei confronti dei singoli magistrati, esamina il progetto della Bicamerale che attribuisce il potere di esercitare la stessa azione al procuratore generale eletto dal Senato, d'ufficio o su richiesta del Guardasigilli, del Pg della Cassazione e dei Consigli superiori della magistratura ordinaria ed amministrativa. L'aumento spropositato dei titolari, afferma, provocherebbe quasi certamente "un accavallarsi di iniziative, con immaginabili sovrapposizioni di attività ispettive".
Pentiti - Per il massimo esponente della magistratura inquirente, è necessario "limitare l' ammissione alle misure di protezione solo a chi fornisce un contributo indispensabile per il processo". Per Zucconi è poi essenziale il diritto dell'imputato a controinterrogare il pentito, così come previsto dall'articolo 513 del codice di procedura, che però è al vaglio della Corte costituzionale.
Gli avvocati - Il Pg si esprime in termini molto critici verso quelle frange di avvocati che negli ultimi tempi, scioperando, hanno paralizzato l'attività giudiziaria. Necessario quindi un codice di autodisciplina delle astensioni dal lavoro.
 
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"Ora le Regioni sperimentino questo sistema"
La proposta di Corleone, sottosegretario alla Giustizia

di CONCITA DE GREGORIO


ROMA - E adesso che cosa potrebbe succedere in concreto, lei che è al governo cosa prevede?
"Sarebbe già una gran cosa se se ne cominciasse a discutere liberamente".
Franco Corleone, verde, sottosegretario alla Giustizia, prima firma sotto un progetto di legge, fermo alla Camera, sulla liberalizzazione dei derivati della cannabis.
Oltre alle parole, niente?
"Ma, cosa vuole, l'Italia è molto indietro. Si è sempre fatta solo demonizzazione ideologica delle soluzioni non moralistiche al problema della droga. Come se la soluzione fosse l'ordine: non drogarti, non rubare. Un sistema che funziona pochissimo, lo dice persino Galli Fonseca che non è certo uno che fa discorsi giovanilistici, eversivi".
Adesso che lo dice anche il procuratore generale, dunque, qualcuno potrebbe mettersi in azione. Le viene qualche idea?
"Per esempio le Regioni, che rivendicano autonomia su come curare il cancro, potrebbero cominciare a fare sperimentazione sulla somministrazione controllata di eroina ai tossicodipendenti gravi".
L'eroina non è nel prontuario farmaceutico nazionale. Forse le regioni potrebbero avere qualche difficoltà a procurarsela.
"Se qualche regione chiedesse una deroga per uso sperimentale credo che la otterrebbe".
Altre possibilità? Per esempio una legge, una discussione in Consiglio dei ministri?
"Me lo auguro. Al Senato si sta discutendo della depenalizzazione dei reati minori. Si potrebbe inserire nell'elenco il consumo senza spaccio. E poi martedì una commissione del ministero della Giustizia consegnerà a Flick una relazione sul problema della droga in relazione al carcere, ai processi. Anche quella potrebbe essere un'occasione d'intervento".
Ma secondo lei perché Galli Fonseca ha insistito tanto su un tema come la somministrazione controllata di eroina? È per la percentuale di tossicodipendenti che affollano le carceri?
"Certo il fatto che il 35 per cento dei carcerati sia tossicodipendente deve far pensare. E poi consideriamo le migliaia di processi che intasano e bloccano la macchina della giustizia: sono quasi la metà dei procdimenti. Trovo straordinario che il procuratore generale, partendo da un'analisi dei fatti, dica: "La proibizione della droga non riesce a stroncare il mercato clandestino". Sta dicendo che la droga comunque si trova in commercio, e che le condizioni e il prezzo a cui si trova spingono alla criminalità, tanto è vero che aggiunge: la microcriminalità che tanto spaventa la popolazione è conseguenza del regime di proibizione più che degli effetti chimici delle sostanze".
La tesi antiproibizionista, in sostanza.
"Non esageriamo, bisogna distinguere. Non si sta parlando di liberalizzazione dell' eroina, ma di somministrazione controllata: un modo per far uscire gli eroinomani dal circuito criminale, dalla marginalità sociale".
La somministrazione controllata può chiudere gradualmente il rapporto di una persona con l'eroina o solo stabilizzarlo?
"In generale lo stabilizza. È già molto, comunque. Offre una condizione di vita possibile a migliaia di persone che oggi non hanno lavoro, né casa. E d'altra parte, come Galli Fonseca illustra benissimo, il problema della droga non si risolve come dice Arlacchi: abolendo le piantagioni. Fa ridere".
Nel senso?
"Nel senso che è un'idea superficiale, fuori dalla realtà. Il rapporto fra l'uomo e le sostanze che provocano piacere o riducono il dolore è sempre esistito. Se non è una, è l'altra. Non si elimina distruggendo le piantagioni e convincendo i proprietari a farne campi di patate. È facile da capire, no?".
 
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Fini boccia
la linea morbida
"Così non va"

Col Pg i liberali di FI e i pannelliani. Prudente l'Ulivo


ROMA - (s.marr.) Denunce scandalizzate, applausi scroscianti, un dividersi che non rispetta le appartenenze di schieramento e tavolvota nemmeno quelle di partito. Tocca un nervo scoperto, il Procuratore generale, parlando di somministrazione controllata di eroina ai tossicomani. E suscita reazioni intense, in quella che a parti rovesciate sembra una riedizione del durissimo scontro innescato a suo tempo da Bettino Craxi, quando reclamò e ottenne misure mutuate sulla prima delle tante war on drugs proclamate dal governo Usa.
Con il Psi ormai scomparso, il quartiere generale dell'offensiva contro Zucconi Galli Fonseca è a destra, in linea con una tradizione radicata di sostegno a politiche fortemente repressive. Ma la smorfia di Oscar Luigi Scalfaro catturata dalle telecamere la dice lunga sull'opposizione che un'apertura alle tesi non proibizioniste troverebbe nei settori moderati della maggioranza, e in particolare nel Ppi. Così, prudentemente, tacciono tutti, i grossi calibri dell'Ulivo. E Rosy Bindi non fa eccezione: "Non commento le dichiarazioni del Pg", avverte la responsabile della Sanità. "Come ministro, aspetto che queste cose me le dica, e le decida, il Parlamento".
An preannuncia già d'ora barricate. "È ovviamente quella la parte della relazione che non ci è piaciuta", mette in chiaro Gianfranco Fini a pochi muniti dalla fine dell'intervento del pg. A pochi passi, Alfredo Mantovano è più esplicito. "Dal procuratore - sentenzia il coordinatore di An - ci aspettavamo più prudenza. L' invito alla sperimentazione è fondato su analisi e rilievi non completi: i dati a nostra disposizione sulla liberalizzazione in Svizzera e Olanda mostrano che non si tratta di esperimenti soddisfacenti". Maurizio Gasparri, tradizionale bestia nera dei liberali all'interno del Polo, chiede addirittura che Scalfaro, "cattolico, magistrato, primo cittadino, faccia tacere questo Galli Fonseca, vergogna della magistratura italiana".
Non tutto il centrodestra si ritrova su queste posizioni. Secondo Marco Taradash, che proprio come antiproibizionista esordì in politica, il Pg "dalla più autorevole delle tribune ha confermato una verità scientificamente indiscutibile, che solo un residuo totalitario ed ideologico, o teologico, ha finora impedito al mondo politico di accettare. Il flagello droga - spiega il deputato di Fi - deriva solo in parte minore, se non minima, dal consumo in sé, ma è provocato per la maggior parte dalla proibizione, che moltiplifica gli effetti dannosi per i tossicodipendenti ed è responsabile sia del moltiplicarsi dei piccoli reati che dello sviluppo abnorme della criminalità organizzata". Sulla linea di Taradash si ritrovano il Cora e la Lista Pannella, che sollecita le amministrazioni di Roma e Napoli a prendere l'iniziativa. Ma da Forza Italia arriva il semaforo verde anche dell' anima liberale "doc": "Quella di Zucconi è un'apertura importante" sottolinea Polo Romani. "Apprezzo la cautela con cui il pg si muove su un terreno che è ovviamente delicatissimo. Ma non c'è dubbio che di fronte al dilagare di un fenomeno che stronca giovani vite e rende insicure le nostre strade, occorre sperimentare vie nuove".
A sinistra, Gloria Buffo ribadisce con un esplicito "Bravo procuratore" l'orientamento cautamente antiproibizionista che negli ultimi anni si è andato imponendo a Botteghe Oscure: "Occorre girare con coraggio pagina con atti legislativi e di governo", chiede la deputata pidiessina. Le fa eco Grazia Zuffa, a nome degli operatori riuniti nel "Forum droghe": "Quella del Pg - assicura l'ex parlamentare - è una lucida perorazione delle politiche di riduzione del danno a cui il Parlamento dovrebbe dar risposte superando i ricatti antiproibizionisti del centrodestra".
 
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Cautela dalle comunità
"Non esiste una sola soluzione"

Possibilisti don Picchi e don Ciotti, secco no di don Gelmini e di Andrea Muccioli

di DANIELE MASTROGIACOMO


ROMA - Qualcuno insorge, come don Pierino Gelmini. Altri la accolgono con un certo entusiasmo, come monsignor Vinicio Albanesi. Ma la maggior parte dei commenti e delle reazioni dal mondo delle comunità di recupero dei tossicodipendenti sono decisamente caute. C'è un diffuso timore: che l'indicazione del procuratore generale Zucconi Galli Fonseca rischi di essere applicata come una iniziativa isolata e non seria. Chi vive quotidianamente il dramma dei tossici sa che anche la distribuzione controllata dell'eroina, come quella del metadone, non affronta il problema di fondo. "Non si tratta", spiega don Mario Picchi, fondatore di una delle più grandi comunità per il recupero dei tossicodipendenti, "di schierarsi a favore o contro la proposta del procuratore generale. Mi preoccupa che possa essere una sperimentazione e che sia fatta con leggerezza. Temo che se non viene applicata in modo serio, si finisca per far pagare l'ennesimo prezzo a delle povere vittime". Sospira don Picchi: "Non esiste una sola soluzione. Ci possono essere dieci, venti suggerimenti. Vanno confrontati, analizzati tutti insieme e poi inseriti nel contesto della realtà che avvolge i tossicodipendenti. E' vero", riconosce, "che in vari paesi europei si stanno facendo sperimentazioni diverse. Ma qui siamo in Italia. Siamo un popolo diverso, con mentalità e atteggiamenti diversi. C'è un'organizzazione sociale, economica che incide sul fenomeno. Ma poi", incalza don Picchi, "sul tema droga stiamo applicando delle sperimentazioni folli. Già ora distribuiamo ettolitri e ettolitri di metadone. E questo crea un popolo di zombie che si trascina senza prospettive e alternative. Non possiamo solo distribuire. Il cerchio resta aperto, il processo di recupero e di reinserimento resta incompleto. Per tutti il momento in cui si riesce ad uscire dal tunnel. Per questo la proposta non mi convince".
Di metadone e della sua distribuzione parla anche monsignor Albanesi. "La situazione nei Sart", ricorda, "è drammatica. I ragazzi si presentano, prendono la loro dose, se ne vanno e poi ritornano. Per me già questa è una sperimentazione. Allora ben venga l'esempio svizzero. A una sola condizione: che sia il punto di partenza, non quello finale. Perchè la distribuzione controllata dell'eroina senza un progetto complessivo sarebbe l'ennesima soluzione da emergenza.
"Ma quale modello svizzero", sibila tagliente don Pierino Gelmini. "E' solo una bufala. E' un insulto a chi lotta per recuperare i ragazzi dalla droga. Un atto di sfiducia nei loro confronti. Si dice loro: non avete speranze, siete condannati e allora vi diamo lo strumento per seppellirvi definitivamente. E' come se la magistratura, nonostante i processi e le condanne, ammettesse la propria impotenza davanti alla criminalità. Il procuratore generale dovrebbe riflettere bene prima di dare simili indicazioni. Ha ragione il professor Arlacchi: la droga si può sconfiggere. Ci vorranno anni, ma si può annientare. Io so che è possibile strappare i ragazzi dalla droga. Non ci vuole la distribuzione controllata dell'eroina, ma l'azione educativa controllata". Da San Patrignano la condanna è ancora più forte. Andrea Muccioli, figlio del fondatore della comunità, giudica la proposta del procuratore Galli Fonseca "demagogica, irresponsabile e fuorviante". Ricorda: "La somministrazione controllata dell'eroina in Svizzera si è dimostrata oltre che cinica, disumana dal punto di vista etico e totalmente fallimentare sul piano dei risultati". Don Luigi Ciotti riesce invece a riflettere in modo pacato e equilibrato. "Per uscire dalla droga", dice, "non c' è una via miracolosa. Le strade sono tante ma bisogna spezzare i toni da crociata, le guerre di religione. Non si può continuare ad oscillare tra liberalizzazione e chi vuole tutti i tossicodipendenti i n carcere". Il fondatore del Gruppo Abele si dichiara favorevole alla proposta di Galli Fonseca ma alle condizioni già espresse da don Picchi: "Deve essere seria e dentro un progetto più ampio che abbia come scopo la ricostruzione della persona".
 
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La via elvetica: calano i morti

In Svizzera, dal 1994, lo Stato distribuisce eroina ai tossicomani più gravi


ZURIGO (f.z.) - Sensibile calo dei decessi per droga e diminuzione dei reati legati al consumo e allo spaccio di stupefacenti. In Svizzera, dove fino a qualche anno fa quella delle tossicodipendenze era quasi una questione di sicurezza nazionale, sembra si sia individuato un rimedio efficace a una delle piaghe del secolo. A parlare sono le cifre: 800 morti per overdose nel '94, 241 nel '97. "Sono i risultati della nostra politica e distribuzione controllata di droghe pesanti", sostengono i responsabili dell'ufficio federale della sanità. Una politica ai limiti della provocazione, i cui esordi risalgono all'inizio degli anni '90 quando alcune città, soprattutto Zurigo e Berna, divennero una sorta di zona franca, per gli spacciatori e i loro clienti. E l'idea di fornire la roba ai tossici partì proprio da Zurigo. Nel '92 il Comune fece chiudere il Platzpitz, il famigerato parco della droga e subito dopo iniziò la sua campagna anti-proibizionista.
Il "progetto pilota di somministrazione controllata di eroina" partì nel '94. Il buco di Stato ha riguardato, finora, 1146 tossicomani all'ultimo stadio, cui la dose viene fornita in appositi locali, sotto controllo medico. "Non ho più lo stress di andare ad acquistare la roba e, per la prima volta da tanto tempo, mi sento indipendente", la testimonianza di uno dei partecipanti all'esperimento.
Un esperimento che andrà avanti e verrà esteso a un numero più ampio di soggetti. E questo dopo che, nel settembre scorso, è stato respinto, con una raffica di no, un referendum che ne chiedeva l' abolizione. Ma la politica della tolleranza è accompagnata da un irrigidimento delle misure repressive, nei confronti soprattutto degli spacciatori. "Il nostro obiettivo è di render loro la vita sufficientemente sgradevole da costringerli ad andarsene", la dichiarazione con cui, di recente, la polizia di Berna ha commentato una vasta operazione anti-droga.
 
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