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E don Ciotti dice sì all'eroina di Stato
Anche la Regione Emilia per la sperimentazione. Ma è polemica
di BRUNELLA TORRESIN
BOLOGNA - Il ministro dice no alla somministrazione controllata di eroina, e don Luigi Ciotti, invece, durante quella stessa Conferenza europea sulle tossicodipendenze, che proprio Livia Turco aveva inaugurato, dice sì. Sì, "in situazioni limite, precise con una sperimentazione attenta, seria, scientifica". L' Italia non è ancora pronta, aveva detto la Turco ad apertura dei lavori. "Credo che sia un dovere" essere pronti, ribatte don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, all'ultima giornata dei lavori, chiedendo, drammaticamente che la droga, col suo giro d'interessi di 840mila miliardi, l' 8 per cento dell'intero mercato commerciale mondiale, venga considerata "un crimine contro l'umanità". E contro questo crimine, "credo che sia un dovere anche qui una sperimentazione attenta, seria, scientifica su situazioni limite, precise, per fare in modo che nessuno venga tenuto fuori". Non siamo tutti uguali, e dunque, all'interno di percorso diversi di "prevenzione", di "vera e propria strategia educativa", di "sostegno alle comunità", c'è posto anche per la somministrazione "concordata a livello europeo" di eroina. Forse questo "strumento di aggancio" può aver successo dove ogni altro tentativo sia fallito. La pensa come lui anche il Consiglio regionale dell'Emilia Romagna che l'altro giorno ha votato una mozione a favore della legalizzazione delle droghe leggere e della somministrazione controllata di eroina. Mozione che, sconfessando il ministro dell'Ulivo, ha per giunta spaccato una giunta dell'Ulivo, provocando la vivace reazione dei Popolari e qualche dissenso anche nel Pds. E non solo loro. Dal suo pulpito curiale, anche l'arcivescovo Giacomo Biffi aggiunge la sua voce: "Sbagliano, non è quella la strada che risolverà il problema, il punto è rieducare i giovani". Certo, ripetono i due parlamentari emiliano-romagnoli Franco Chiusoli e Aldo Preda, dei Cristiano Sociali, "la strada da seguire è quella di ricostruire tra i giovani una scala di valori e di radicarli alla voglia di vivere; non è invece quella di aiutarli a morire felici con la sommistrazione di droghe, leggere o pesanti". Tanto rumore per nulla. La mozione dell'Emilia Romagna, "quell'atto illegale, inefficace, obbrobriosa, criminale e sciagiurato", come lo considera Maurizio Gasparri di An, non cambia nulla. "Da sola la Regione non può avviare nessuna sperimentazione in materia di droga, né può approvare documenti che sono in contrasto con le leggi nazionali", dichiara il coordinatore dell'intergruppo parlamentare per la libertà della droga. E le leggi dello stato italiano non prevedono la legalizzazione delle droghe leggere né consentono la distribuzione sperimentale dell'eroina. "Nei prossimi giorni saranno avviate iniziative legali per stroncare questo tentativo criminale di fare propaganda per il veleno e la morte", annuncia Gasparri. Quanto alla Conferenza di Bologna, si è chiusa con la diffusione dell'"Appello di Bologna" per una politica comune europea nei confronti delle droghe e con orientamenti comuni sulla regolamentazione del commercio dei prodotti, la prevenzione dei consumi abusivi e delle loro conseguenze, l'aiuto e le cure proposte alle persone che soffrono, la ricerca e lo sviluppo. Per gli operatori che hanno sottoscritto l'Appello, "dalle profonde convergenze esistenti in Europa si deve partire per costruire una politica imperniata sulla qualità delle azioni, la riduzione dei danni e la cittadinanza".
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