DENUNCIA DELLE NAZIONI
UNITE
«Stelle del rock e
modelle testimonial della droga»
Il responsabile Onu della lotta ai
narcotici: per colpa loro l'abuso di stupefacenti appare
normale, addirittura alla moda
VIENNA - Cantanti rock, top model, ma anche pubblicitari,
giornali, Internet e pure il Comitato Olimpico
Internazionale. E poi le multinazionali, parecchi
eurodeputati e tanti governi. Tutti quanti nell'obiettivo
dell'iraniano Hamid Ghodse, presidente dell'ente Onu per il
controllo degli stupefacenti (Incb- International Narcotic
Control Bureau), tutti colpevoli di favorire l'uso di
droghe leggere o pesanti, naturali o sintetiche. Un
discorso durissimo quello del presidente Incb (di cui Pino
Arlacchi è direttore generale) che ha sede a Vienna.
«L'abuso di stupefacenti - ha detto - appare ormai quasi
normale, addirittura alla moda, con i testi di tante
canzoni che inneggiano allo spinello e con una star di
mezza età che ha pubblicamente dichiarato che l'opera del
suo gruppo fu influenzata da questo tipo di stimolo».
L'allusione era probabilmente diretta a Paul McCartney, che
di recente ha dichiarato la peraltro ben nota propensione
dei Beatles per la marijuana. Ma del resto quella dei
rockettari è storia vecchia. Ma tutti gli
altri?
Internet? Colpevole di propagandare stupefacenti
e allucinogeni. Le modelle? Così emaciate da far pensare
più che all'anoressia alla dipendenza da eroina. E via fino
al Cio, che ha confermato al canadese Ross Rebagliati,
trovato positivo al doping per uso di marijuana, la
medaglia d'oro nello snowboard alle recenti olimpiadi. «Una
decisione - ha ringhiato lo scandalizzato Ghodse - che fa
pensare all'opinione pubblica che la canapa indiana sia
accettabile». Critico verso ogni organizzazione o governo
che ritenga legittimo qualsiasi tipo di droga Ghodse ha
anche affrontato il problema in modo più articolato.
Sebbene il traffico di eroina sia in leggero calo quello
della cocaina e dei derivati della canapa continua a
crescere, ma soprattutto è in aumento l'uso di droghe
sintetiche dallo Lsd, alla ormai vecchia ecstasy fino al
crack. Il tutto produce un giro d'affari spaventoso di 400
miliardi di dollari l'anno (720 mila miliardi di lire) e
rischia di destabilizzare intere nazioni, e non solo le
solite isole caraibiche o repubbliche sudamericane, ma la
stessa Russia.
In questo quadro un duro attacco è stato
riservato a quei politici che «in Italia e altrove»
indicano nella legalizzazione la strada per combattere il
fenomeno-droghe.
La risposta, almeno in Italia, non si è
fatta attendere e, curiosamente, si è diretta contro
Arlacchi. I parlamentari di Fi, Taradash e Caccavale se la
sono presa con lui: «Il suo arrivo alle Nazioni Unite fa sì
che l'Onu ipotizzi una connivenza di fatto tra
antiproibizionisti e trafficanti. Solo la nomina di un
comunista doc poteva portare a questo». Ai due ha fatto eco
il Cora (Coordinamento radicale antiproibizionista): «I
talebani antidroga dell'Onu, ispirati dall'ayatollah
Arlacchi hanno deciso di fare dell'intolleranza e
intimidazione il segno della loro politica». Schierato con
l'Onu invece il senatore Pedrizzi di An. Intanto però da
Washington arrivano ad Arlacchi le congratulazioni del
segretario generale dell'Onu Kofi Annan, che, nel corso
della conferenza-stampa sull'Iraq, ha voluto elogiarlo «per
l'ottimo lavoro svolto nella lotta alla droga».
R.Es.