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Mercoledì 25 Febbraio 1998

DENUNCIA DELLE NAZIONI UNITE
«Stelle del rock e modelle testimonial della droga»
Il responsabile Onu della lotta ai narcotici: per colpa loro l'abuso di stupefacenti appare normale, addirittura alla moda

VIENNA - Cantanti rock, top model, ma anche pubblicitari, giornali, Internet e pure il Comitato Olimpico Internazionale. E poi le multinazionali, parecchi eurodeputati e tanti governi. Tutti quanti nell'obiettivo dell'iraniano Hamid Ghodse, presidente dell'ente Onu per il controllo degli stupefacenti (Incb- International Narcotic Control Bureau), tutti colpevoli di favorire l'uso di droghe leggere o pesanti, naturali o sintetiche. Un discorso durissimo quello del presidente Incb (di cui Pino Arlacchi è direttore generale) che ha sede a Vienna. «L'abuso di stupefacenti - ha detto - appare ormai quasi normale, addirittura alla moda, con i testi di tante canzoni che inneggiano allo spinello e con una star di mezza età che ha pubblicamente dichiarato che l'opera del suo gruppo fu influenzata da questo tipo di stimolo». L'allusione era probabilmente diretta a Paul McCartney, che di recente ha dichiarato la peraltro ben nota propensione dei Beatles per la marijuana. Ma del resto quella dei rockettari è storia vecchia. Ma tutti gli altri?
Internet? Colpevole di propagandare stupefacenti e allucinogeni. Le modelle? Così emaciate da far pensare più che all'anoressia alla dipendenza da eroina. E via fino al Cio, che ha confermato al canadese Ross Rebagliati, trovato positivo al doping per uso di marijuana, la medaglia d'oro nello snowboard alle recenti olimpiadi. «Una decisione - ha ringhiato lo scandalizzato Ghodse - che fa pensare all'opinione pubblica che la canapa indiana sia accettabile». Critico verso ogni organizzazione o governo che ritenga legittimo qualsiasi tipo di droga Ghodse ha anche affrontato il problema in modo più articolato. Sebbene il traffico di eroina sia in leggero calo quello della cocaina e dei derivati della canapa continua a crescere, ma soprattutto è in aumento l'uso di droghe sintetiche dallo Lsd, alla ormai vecchia ecstasy fino al crack. Il tutto produce un giro d'affari spaventoso di 400 miliardi di dollari l'anno (720 mila miliardi di lire) e rischia di destabilizzare intere nazioni, e non solo le solite isole caraibiche o repubbliche sudamericane, ma la stessa Russia.
In questo quadro un duro attacco è stato riservato a quei politici che «in Italia e altrove» indicano nella legalizzazione la strada per combattere il fenomeno-droghe.
La risposta, almeno in Italia, non si è fatta attendere e, curiosamente, si è diretta contro Arlacchi. I parlamentari di Fi, Taradash e Caccavale se la sono presa con lui: «Il suo arrivo alle Nazioni Unite fa sì che l'Onu ipotizzi una connivenza di fatto tra antiproibizionisti e trafficanti. Solo la nomina di un comunista doc poteva portare a questo». Ai due ha fatto eco il Cora (Coordinamento radicale antiproibizionista): «I talebani antidroga dell'Onu, ispirati dall'ayatollah Arlacchi hanno deciso di fare dell'intolleranza e intimidazione il segno della loro politica». Schierato con l'Onu invece il senatore Pedrizzi di An. Intanto però da Washington arrivano ad Arlacchi le congratulazioni del segretario generale dell'Onu Kofi Annan, che, nel corso della conferenza-stampa sull'Iraq, ha voluto elogiarlo «per l'ottimo lavoro svolto nella lotta alla droga».
R.Es.


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