Torna alla rassegna stampa
Giovedì 12 Febbraio 1998

Il canadese positivo al test antidoping. La sua medaglia va all’azzurro Thomas Prugger
Marijuana e snowboard
Rebagliati perde l’oro

dal nostro inviato
GREGORIO CATALANO
NAGANO - La marijuana fa il suo ingresso ai Giochi e trasforma l'argento in oro. Ross Rebagliati, ragazzone di Vancouver, re solo per un giorno dello snowboard, viene squalificato e riceve la visita della polizia giapponese al Villaggio, mentre l'altoatesino Thomas Prugger se la dorme due camere più in là dopo una notte di festeggiamenti.
Macchè anabolizzanti o eritropoietina, stavolta qui basta una "canna", la prima accertata della storia delle Olimpiadi, per mandare in tilt l'organizzazione. Sì, perché quando il caso scoppia, il Cio dimostra tutta la propria incertezza di fronte ad una problematica che non riguarda solo lo sport: il dibattito sulla liberalizzazione delle droghe leggere tocca l'Onu, i governi e le coscienze.
Alle 12,05, ora giapponese, il rappresentante del Comitato olimpico comunica con aria grave alla delegazione canadese che nelle urine di Rebagliati ci sono metaboliti di marijuana in quantità superiore al consentito: 17,8 contro 15. Decisione sofferta: la commissione medica, presieduta dal principe Alessandro De Merode, si è spaccata in due, tredici a favore della condanna, dodici contro. Il regolamento parla di squalifica o sanzione: i giudici imboccano faticosamente la strada più giusta, ma la divisione conferma che esistono culture e valori contrapposti nella società. Viene informato anche Prugger, che sceglie il silenzio.
Così l'Italia vince il suo primo oro a tavolino, mentre il biondo Ross Rebagliati, ventisei anni, bisnonno savonese, si rinchiude disperato nel Villaggio e fa parlare il proprio allenatore. Michael Wood annuncia l'appello del Canada contro la sentenza (oggi saprete) e legge un messaggio del campione: «Amo la vita, non ho mai fatto uso di marijuana. Io vivo solo per lo snowboard e per divertirmi, credo di meritare questo oro». Poi Wood annuncia la linea di difesa: si tratta di fumo passivo, quel briccone di Ross, la sera prima dell'imbarco da Toronto, il 31 gennaio, ha fatto bisboccia con gli amici, è saltata fuori qualche sigaretta ma lui non l'ha nemmeno toccata.
Sarà, ma il quantitativo rilevato al controllo antidoping è alto. Spiega il professor Antonio Dal Monte, fisiologo dell'Istituto di scienza dello sport: «Ho consultato alcuni colleghi chimici: è quasi impossibile che si possa trattare di fumo passivo. Le tracce di droga possono essere rilevate anche ad un mese di distanza. Che penso delle droghe leggere? Alterano, danno una sensazione di coraggio, onnipotenza, quindi avvantaggiano. E poi, dipende anche dalla quantità. Quella del doping è storia vecchia: anche i mammalucchi venivano mandati alla sbaraglio dal sultano d'Egitto imbottiti di hashish». Già, ma nonostante la droga vennero sconfitti da Napoleone alle Piramidi.
Il dibattito è aperto, anche se è indubbio che lo sport abbia una sua peculiarità: assumere droghe leggere ascoltando musica può anche essere un fatto privato, prenderle per darsi la carica e quindi fregare l'avversario riguarda tutti. Rebagliati era stato sottoposto a due controlli da parte della federazione canadese, in settembre e metà dicembre. «Tutto nella norma - dice l'allenatore - nel senso che c'erano delle tracce di marijuana, ma inferiori ai valori massimi fissati dalla Federazione sciistica».
Vallo a raccontare alla polizia giapponese: ieri è stato perquisito il Villaggio, e Ross ha dovuto spiegare molte cose, anche perché qui l'uso di qualsiasi tipo di droga qui si risolve in un solo modo: con l'arresto. In conferenza stampa, nel clima di eccitazione generale, qualcuno ha detto ai canadesi: siete recidivi, a Seul hanno beccato Johnson. Risata generale, il vecchio Ben aveva dentro un cockail di droghe da cavallo.
L'unica federazione che va contro il Cio e ammette l'uso della marijuana è quella australiana. Ieri, in un clima di grandi drammatizzazioni, c'è stata quanto meno l'ironia del popolo di Internet. Centinaia di messaggi, uno del Dr. Cannabis di New York, con l'invito a fumare la foglia d'acero, un altro con l'annuncio che la stella canadese dell'hockey, Wayne Gretzky, era stata arrestata con quaranta chili di marjiuana. Scherzi a parte, c'è un problema decisivo, quello di adeguare i regolamenti e i controlli: il Cio perde tempo.


Torna alla rassegna stampa Vai all'indice