Il canadese positivo al test
antidoping. La sua medaglia va all’azzurro Thomas
Prugger
Marijuana e
snowboard
Rebagliati perde l’oro
dal nostro inviato
GREGORIO
CATALANO
NAGANO - La marijuana fa il suo ingresso ai
Giochi e trasforma l'argento in oro. Ross Rebagliati,
ragazzone di Vancouver, re solo per un giorno dello
snowboard, viene squalificato e riceve la visita della
polizia giapponese al Villaggio, mentre l'altoatesino
Thomas Prugger se la dorme due camere più in là dopo una
notte di festeggiamenti.
Macchè anabolizzanti o
eritropoietina, stavolta qui basta una "canna", la prima
accertata della storia delle Olimpiadi, per mandare in tilt
l'organizzazione. Sì, perché quando il caso scoppia, il Cio
dimostra tutta la propria incertezza di fronte ad una
problematica che non riguarda solo lo sport: il dibattito
sulla liberalizzazione delle droghe leggere tocca l'Onu, i
governi e le coscienze.
Alle 12,05, ora giapponese, il
rappresentante del Comitato olimpico comunica con aria
grave alla delegazione canadese che nelle urine di
Rebagliati ci sono metaboliti di marijuana in quantità
superiore al consentito: 17,8 contro 15. Decisione
sofferta: la commissione medica, presieduta dal principe
Alessandro De Merode, si è spaccata in due, tredici a
favore della condanna, dodici contro. Il regolamento parla
di squalifica o sanzione: i giudici imboccano faticosamente
la strada più giusta, ma la divisione conferma che esistono
culture e valori contrapposti nella società. Viene
informato anche Prugger, che sceglie il silenzio.
Così
l'Italia vince il suo primo oro a tavolino, mentre il
biondo Ross Rebagliati, ventisei anni, bisnonno savonese,
si rinchiude disperato nel Villaggio e fa parlare il
proprio allenatore. Michael Wood annuncia l'appello del
Canada contro la sentenza (oggi saprete) e legge un
messaggio del campione: «Amo la vita, non ho mai fatto uso
di marijuana. Io vivo solo per lo snowboard e per
divertirmi, credo di meritare questo oro». Poi Wood
annuncia la linea di difesa: si tratta di fumo passivo,
quel briccone di Ross, la sera prima dell'imbarco da
Toronto, il 31 gennaio, ha fatto bisboccia con gli amici, è
saltata fuori qualche sigaretta ma lui non l'ha nemmeno
toccata.
Sarà, ma il quantitativo rilevato al controllo
antidoping è alto. Spiega il professor Antonio Dal Monte,
fisiologo dell'Istituto di scienza dello sport: «Ho
consultato alcuni colleghi chimici: è quasi impossibile che
si possa trattare di fumo passivo. Le tracce di droga
possono essere rilevate anche ad un mese di distanza. Che
penso delle droghe leggere? Alterano, danno una sensazione
di coraggio, onnipotenza, quindi avvantaggiano. E poi,
dipende anche dalla quantità. Quella del doping è storia
vecchia: anche i mammalucchi venivano mandati alla
sbaraglio dal sultano d'Egitto imbottiti di hashish». Già,
ma nonostante la droga vennero sconfitti da Napoleone alle
Piramidi.
Il dibattito è aperto, anche se è indubbio
che lo sport abbia una sua peculiarità: assumere droghe
leggere ascoltando musica può anche essere un fatto
privato, prenderle per darsi la carica e quindi fregare
l'avversario riguarda tutti. Rebagliati era stato
sottoposto a due controlli da parte della federazione
canadese, in settembre e metà dicembre. «Tutto nella norma
- dice l'allenatore - nel senso che c'erano delle tracce di
marijuana, ma inferiori ai valori massimi fissati dalla
Federazione sciistica».
Vallo a raccontare alla polizia
giapponese: ieri è stato perquisito il Villaggio, e Ross ha
dovuto spiegare molte cose, anche perché qui l'uso di
qualsiasi tipo di droga qui si risolve in un solo modo: con
l'arresto. In conferenza stampa, nel clima di eccitazione
generale, qualcuno ha detto ai canadesi: siete recidivi, a
Seul hanno beccato Johnson. Risata generale, il vecchio Ben
aveva dentro un cockail di droghe da cavallo.
L'unica
federazione che va contro il Cio e ammette l'uso della
marijuana è quella australiana. Ieri, in un clima di grandi
drammatizzazioni, c'è stata quanto meno l'ironia del popolo
di Internet. Centinaia di messaggi, uno del Dr. Cannabis di
New York, con l'invito a fumare la foglia d'acero, un altro
con l'annuncio che la stella canadese dell'hockey, Wayne
Gretzky, era stata arrestata con quaranta chili di
marjiuana. Scherzi a parte, c'è un problema decisivo,
quello di adeguare i regolamenti e i controlli: il Cio
perde tempo.