
U N AMICO INSEGNANTE mi ha raccontato che, parlando di Popper (inteso come Karl, il filosofo) qualcuno dei suoi alunni (16, 17 anni) ha commentato con un risolino; avendo richiesto spiegazioni, gli è stato risposto che "popper" è anche il nome di una droga. Insistendo sul discorso, l'insegnante ha chiesto a una ragazza il significato della parola "trip"; la risposta è stata: "Una roba che si lecca", alludendo chiaramente ai quadratini di carta imbevuti di allucinogeno. Un episodio che mi sembra emblematico del "fenomeno-droga" all'inizio del 1998, e in particolare delle differenze con quanto accadeva trent'anni or sono.
Nel 1968 e dintorni l'uso di droghe fra i giovani era un'esperienza circoscritta a una minoranza di persone che appartenevano a una cultura "antagonista"; e gli effetti delle sostanze erano elaborati all'interno di una Weltanschauung basata sui valori del pacifismo, dell'esplorazione dell'interiorità, della conciliazione con la natura, del rifiuto della società dei consumi, delle libertà civili, della valorizzazione delle diversità (la parola "freak", che ancora oggi viene usata come etichetta generica per gli "alternativi", significa originariamente "mostro", e non a caso un film sui mostri, intitolato appunto Freaks , è stato per molto tempo un cult del "movimento"). E le droghe emblematiche dei movimenti del '68 sono cannabis e allucinogeni, sostanze accomunate (sia pure alla lontana) dagli effetti "psichedelici".
Negli anni 70, con l'esaurirsi della contestazione, si diffondono fra i giovani altre droghe, che fino ad allora erano state appannaggio di altri gruppi sociali, come cocaina ed eroina. Si diffonde anche l'uso di cannabis e l'interesse dell'opinione pubblica per il fenomeno, anche sul piano delle iniziative legali.
Poi, con gli anni 80, l'interesse scema: sulla questione "droga" incombono i fantasmi dei morti per eroina e le minacce del crack prossimo venturo (poi smentite dai fatti). Alla fine degli anni 80 si ha l'impressione che la marijuana sia definitivamente "fuori moda", l'Lsd un reperto archeologico. Negli anni 90, nonostante l'inasprimento delle leggi, per la prima volta (dopo una discesa precipitosa che era iniziata nel 1980) il numero dei consumatori di marijuana torna in aumento; riappare anche l'Lsd, ed esplode l'ecstasy (un'altra sostanza che ha valenze psichedeliche), con un trend ascensionale che continua fino ad oggi.
Il consumo di cannabis, di allucinogeni e di ecstasy ha una forte impennata in tutta Europa, anche nei paesi dove la repressione è severa. In Francia, il sondaggio di Publimetrie ha riscontrato nel 1995 7 milioni di consumatori occasionali e 2 milioni di consumatori regolari di cannabis ( Le Monde , 6/12/97, p. 12).
Insomma, per quanto riguarda la diffusione del consumo delle droghe, l'alba del 1998 si apre su una fascia di consumatori enormemente più vasta, molto più giovane, e meno differenziata sul piano sociale e culturale.
Di questo fenomeno si sa molto poco. Mentre dei giovani del '68 si può dire che sapevano (più o meno) cosa cercavano nelle droghe, non è chiaro quello che cerchino i giovani del '98, né se riescono a trovarlo. Si ha tuttavia l'impressione che le droghe vengono usate nel contesto non di una cultura, ma di una delle tante "mode" giovanili.
Dal quadro (pur sommario e lacunoso) che abbiamo tracciato, possiamo dedurre che la strategia proibizionista ha doppiamente fallito: 1) perché la repressione non ha impedito ai giovani di accostarsi alle droghe; 2) perché le sue campagne di "informazione" basate sul concetto manicheo "qualunque droga fa sempre e comunque male a chiunque" hanno fatto sì che l'uso di droghe si sia svolto in un vuoto di cultura, e quindi di conoscenza.
D'altra parte, proprio in questi ultimi anni abbiamo assistito a una fioritura di letteratura e di pubblicistica sulle esperienze psichedeliche: dalle riviste Cannabis , Altrove ed Eleusis alle ricerche di frontiera di Giorgio Samorini, alla riedizione di libri cult di 20 anni fa. E' possibile (e augurabile) che questo rilancio culturale abbia qualche ricaduta positiva nell'universo crescente degli utilizzatori di sostanze che non sono certo demoniache come la cultura proibizionista vorrebbe, ma certo sono qualcosa di più grosso (e impegnativo) di "una roba che si lecca".