18 Gennaio 1998N ON SO QUALI siano le misure migliori contro la diffusione della droga e per aiutare i drogati; so con certezza, invece, che è falso e pretestuoso invocare la cultura cattolica a favore di un rigido proibizionismo e quindi contro la proposta di somministrazione controllata di eroina.
Un dibattito scottante ma carico di ambiguità ed equivoci. Lo ha riaperto, come è noto, e portato in prima pagina il Procuratore generale della Cassazione, Ferdinando Zucconi Galli Fonseca, che ha affermato solennemente: "Occorre considerare con grande attenzione le nuove impostazioni criminologiche e terapeutiche condotte in alcuni paesi, mediante iniziative non di liberalizzazione del commercio, ma di somministrazione controllata delle droghe sulla base di prescrizioni mediche, inserita in programmi di assistenza e di reinserimento sociale dei tossicomani".
Ormai nota a tutti la smorfia del presidente Scalfaro, definita da don Mazzi, uno dei leader, con Fini, della campagna proibizionista, come la più bella smorfia del secolo.
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Sul fronte proibizionista si stanno ricompattando i cattolici sia del Polo che dell'Ulivo, con il sostegno di molte comunità terapeutiche (con alcune eccezioni forti: il Gruppo Abele di don Ciotti e le comunità di don Picchi e di don Gallo). Ma è corretto invocare a favore del mantenimento del proibizionismo più rigido la tradizione e la cultura cattolica? Credo proprio di no.
Il principio del "male minore" a cui fanno appello i sostenitori della somministrazione controllata è un principio tipico della tradizione etica cattolica. Sulla prima parte di questa affermazione non c'è dubbio, anche se circolano, in buona oppure in cattiva fede, molti equivoci.
Nessuno vuole che i drogati rimangano nel ghetto per sempre; che la società se ne lavi le mani; che esistano cittadini condannati alla serie B, e così via. Tutti cercano di bloccare il commercio e la diffusione della droga, di recuperare il maggior numero possibile di tossicodipendenti, e per sempre. Tutti insistono sulla prevenzione prima di tutto. Ma come? Le divergenze sono non sui fini da raggiungere, ma sui metodi migliori.
Il male minore, dunque. Si cerca l'optimum ma, dove non lo si può raggiungere, il male minore è meglio - molto meglio - di niente. Limitare i danni per la persona e per la società, là dove non si riesce ad eliminarli.
La cultura cattolica lo ha sempre sostenuto, tutte le volte che entrava in gioco una alternativa fra il tutto e il niente, fra il bianco e il nero. La sua tradizione, caso mai, può essere accusata di lassismo, non certo di rigorismo. Anche là dove i principi non vengono minimamente intaccati, la tradizione "pastorale" è stata sempre benevola, quasi troppo accondiscendente. Umana.
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Una tradizione etica che conosce bene la storia in cui è inserita e la natura umana con cui deve convivere. Sa che spesso la repressione non risolve e che bisogna ccontentarsi di risultati parziali e imperfetti. Risultati sui quali non ci si deve addormentare: stimoli per progredire e migliorare.
Si pensi, per fare soltanto un esempio, a quanto l'etica cattolica abbia accettato il minor male in un campo vicino in qualche modo a quello della droga, l'alcolismo. Anche troppo alcol, caso mai, all'ombra dei campanili: non perchè il male divenisse bene, la malattia o il vizio fossero accettati. Per il principio del male minore. Per lo stesso principio lo stato pontificio legalizzava le case chiuse, il che non voleva dire approvazione della prostituzione.
Come mai, allora, questo ricompattamento dei cattolici, da Scalfaro a don Mazzi al Cardinale Martini, passando per il Ppi, il Cdu, il Ccd? Avanzerei una risposta politica, forse un po' maligna, ma non troppo lontana dal vero.
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La motivazione politica potrebbe derivare dal desiderio di ricompattamento cattolico che anima molti, anche se non sempre esplicitamente, sia nel Polo che nell'Ulivo. Un tema scottante e di ordine etico, molto sentito emotivamente, come la lotta alla droga, potrebbe forse giovare. Al ricompattamento darebbe un volto nobile, esportabile, elevato. Non importa, allora, se ai cattolici si unisce anche una buona parte della destra laica. Una alleanza che non è certamente nuova nella storia di questo secolo.