il manifesto
16 Gennaio 1998

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DROGHE: L'EUROPARLAMENTO RINVIA

L'Europarlamento ha deciso di non votare sul rapporto dell'ex ministro della sanità olandese Hedy D'Ancona sulla legalizzazione delle droghe leggere e la somministrazione sperimentale sotto controllo medico di eroina e metadone. Su proposta del gruppo socialista, la plenaria ha votato il rinvio con 252 voti a favore, 223 contrari e 2 astensioni. Il rapporto della socialista olandese sarà riesaminato dalla commissione libertà pubbliche e tornerà in plenaria in marzo o aprile. La decisione di rinviare il voto, nonostante il parere contrario del centro destra, che sperava nella vittoria del "no" grazie al voto contrario dei laburisti (che però avrebbero potuto optare per l'astensione), è stata accolta come una vittoria dai due campi: per il "fronte del sì", il capodelegazione del Pds Luigi Colajanni ha detto che il rinvio è stato deciso con il voto favorevole dei sostenitori del rapporto perché "non veniva trattata seriamente per le strumentalizzazioni politiche degli ultimi giorni". Per il campo del "no", hanno parlato di "vittoria" Gerardo Bianco e Pierluigi Castagnetti (Ppi), Pierferdinando Casini (Ccd), Antonio Tajani (Fi) e Cristiana Muscardini (An).

Intanto, dopo le affermazioni criptiche di Prodi di ieri sulla sperimentazione nel nostro paese, Fausto Bertinotti ha detto di trovare "un atteggiamento pigro e reticente da parte del governo perché la questione dovrebbe essere affrontata con una iniziativa dell'esecutivo". Bertinotti osserva che il discorso di Prodi va comunque "decifrato. Io, tuttavia, lamento che il governo, di fronte a una sollecitazione positiva, abbia reagito con un atteggiamento sostanzialmente conservativo". E il portavoce dei verdi, Luigi Manconi, ha scritto una lettera a Prodi nella quale ribadisce che "mai, nel corso dell'attuale dibattito, e nessuno mai nel corso degli ultimi 15 anni" ha sostenuto il diritto a drogarsi. "Invece - ha proseguito - a favore della somministrazione controllata di stupefacenti, in strutture sanitarie pubbliche, sotto controllo medico, a tossicomani adulti e cronici, si sono pronunciati operatori sanitari e criminologi, scienziati e funzionari di polizia, giuristi e psicologi e i fondatori di benemerite comunità terapeutiche. Sanno perfettamente che si tratta di una terapia drammatica e dolorosa, ma necessaria e, a determinate condizioni, efficace per una quota di tossicomani che non frequentano i servizi pubblici e che non possono o non vogliono andare nelle comunità".
 
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