15 Gennaio 1998C I MANCAVA PRODI a creare ulteriore confusione. "Drogarsi non è un diritto né una faccenda privata. Ogni diritto per essere tale non può implicare un grave danno", ha detto sibillinamente. "La droga - ha aggiunto - non aiuta la crescita di nessuno. E' un male che va combattuto. Di qui l'opposizione ad ogni forma di normalizzazione del fenomeno". Il presidente del consiglio ha quindi sottolineato che nel campo della droga si è spezzato il patto di solidarietà. L'obiettivo della società non deve essere solo quello della repressione (anche questa necessaria)". Occorre, invece, evitare un male finale come la morte e guadagnare tempo per "arrivare alla liberazione dalla dipendenza".
Parole che avrebbero bisogno di un traduttore simultaneo. Per il portavoce dei Verdi, Manconi, "giustamente Prodi ha affermato che drogarsi non è un diritto. C'è qualcuno che ha detto il contrario?". E Pisapia, presidente della commissione giustizia della camera, ha negato che "il presidente del consiglio si sia pronunciato contro l'ipotesi di sperimentazioni. Prodi ha detto che nella cura della vita la prospettiva rimane positiva anche quando l'intervento e il sostegno temporaneo servono, prima di tutto, a preservare dal male finale".
Intanto, ieri il fronte del "no" si è autoconvocato. Gli stati
generali di Polo, Popolari, Lega nord con Francesco Cossiga, don
Gelmini e don Mazzi e, naturalmente, Andrea Muccioli si sono
riuniti per "ricostruire - ha detto Cossiga - le basi morali e
etiche della nostra convivenza sociale e politica e questo non è
compatibile con uno stato che vende strumenti di morte". Non una
minaccia, ma un avvertimento al governo, dunque, corredato da
intenzioni di questo tipo: "L'intergruppo parlamentare per la
lotta alla droga - sono parole di Maurizio Gasparri di An - ha
creato una trasversalità per la vita". L'avvertimento non è solo
al governo italiano ma anche al parlamento europeo, per
scongiurare il pericolo che oggi voti a Strasburgo la risoluzione
che consente, tra l'altro, le sperimentazioni. Se
l'argomentazione più efficace è quella di Cossiga che, un po' per
celia un po' per non morire, ha proposto "lo scippo libero" nel
caso in cui Strasburgo voti oggi positivamente (ma la maggioranza
socialista sarebbe intenzionata a far slittare il voto a marzo),
possiamo stare tranquilli. Con pazienza, i parlamentari di Fi
Taradash e Caccavale hanno chiesto al senatore a vita di
ripensarci perché "rivela di essere molto disinformato". E gli
hanno spiegato che dall'esperienza svizzera emerge il contrario e
cioè che i reati connessi sono diminuiti del 60%. I cattolici
uniti hanno molto rallegrato Rocco Buttiglione (Cdu): "Una
rondine non fa primavera - ha detto - ma mi sembra che si
ricominci a essere insieme". Questa crociata non piace ai Verdi
che ieri hanno convocato una conferenza stampa - il portavoce
Manconi, il capogruppo alla camera Paissan, insieme con la
presidente di Forum Droghe, Grazia Zuffa. In particolare, Manconi
ha respinto le critiche secondo cui la somministrazione
controllata sarebbe un atto di cinismo: "Vero cinismo è lasciar
morire nella solitudine tanti giovani". E Paissan ha aggiunto che
questo governo "non si qualifica sui diritti e sulla qualità
della vita" e, quanto all'atteggiamento dei popolari, "alcuni
settori - ha aggiunto - hanno superato il livello di guardia
della tollerabilità".