il manifesto
14 Febbraio 1998

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DOPING Il vaniloquio dello spinello olimpionico

GIANCARLO ARNAO - La vicenda olimpica di Ross Rebagliati ha suscitato sulla stampa italiana una serie di commenti, in cui (come spesso capita) il moralismo si sposa con l'analfabetismo farmacologico. Un dato su tutti: nessuno (fra i cosiddetti "esperti") ha ricordato che la presenza di Thc nelle urine non prova un'intossicazione in atto, ma semplicemente l'aver usato cannabis nel passato (fino a una settimana prima per uso occasionale, più di un mese prima per uso abituale). Di conseguenza, l'ipotesi più ragionevole è che Ross Rebagliati abbia fumato uno spinello non qualche minuto ma qualche giorno o settimana prima della gara. Il resto è puro vaniloquio.

Gran parte dei commenti sono peraltro concettualmente viziati da una contraddizione di base: se si asserisce che lo spinello non può influire positivamente sulla prestazione sportiva, si deve ammettere che la punizione per "doping" è, sul piano sportivo, ingiustificata; d'altra parte, se si sostiene che Ross ha vinto l'oro grazie ad una canna fumata prima della gara, si deve rinnegare tutta la propaganda proibizionista.

C'è stato chi ha ignorato la contraddizione, come il prof. Del Monte, dell'Istituto di scienza dello Sport di Roma, che ha dichiarato: "Non conosco i particolari, ma probabilmente se non avesse avuto in corpo la marijuana sarebbe andato giù con più prudenza (...) la marijuana migliora la destrezza e incrementa il coraggio quando si scende fra i paletti" ("Corriere dello Sport" di giovedì 12). Più articolato il pensiero del dr. Benzi (commissione antidoping del Coni), secondo cui "alcuni sportivi la usano (la marijuana, ndr) perché due o tre inalazioni aumentano il senso di euforia (...) e danno un senso di onnipotenza. L'effetto (...) si ha quasi subito, circa 20 minuti, e svanisce dopo 2-3 ore. Solo più tardi, e per i fumatori cronici, intervengono gli altri sintomi, cioè (...) rilassamento, diminuzione della forza muscolare, difficoltà di concentrazione" (Gazzetta dello Sport, 12 febbraio). Insomma, per giustificare la condanna di Ross, si fa ricorso ad un falso grossolano: vengono spostati nel tempo alcuni effetti che qualsiasi testo di farmacologia riporta fra gli effetti immediati, e non cronici. Alla fine, il tribunale sportivo del Cio ha deciso di restituire a Ross la sua medaglia. La decisione ha scatenato proteste, ma su principi ideologici: "Qual è la morale che il mondo dello sport invia (...) alla società? Che fumando uno spinello si può diventare campioni olimpionici. Permetteteci di dire che non ne siamo felici" (Torromeo, sul Corriere dello Sport, 13 febbraio). Come se la revoca "formale" della medaglia d'oro a Ross Rebagliati avesse potuto cancellare il fatto "reale" che la gara l'aveva vinta lui, con o senza spinello. Altri (come Pescante) temono che la sentenza possa costituire un cattivo esempio per i giovani. In realtà, è proprio vero il contrario. Il Cio (sulla base di ineccepibili dati farmacologici) ha considerato l'uso di cannabis ininfluente sulla prestazione sportiva. Se avesse confermata la revoca della medaglia, implicitamente affermando che Ross ha vinto "grazie" allo spinello, avrebbe attribuita alla cannabis una proprietà "positiva" che non le appartiene: quella di far diventare "più bravi e più veloci". La vicenda olimpionica propone inoltre qualche ulteriore riflessione sulla proposta di legge presentata il 26/7/96 dal deputato Paolo Cento ed altri, che è ferma alla Camera in attesa di discussione. Come si è visto, sia la decisione del Cio, sia il parere degli "esperti" sportivi hanno confermato che (1) un test positivo per il Thc non è necessariamente prova di una intossicazione in atto,
(2) anche quando lo fosse, non compromette una prestazione psico-fisica altamente impegnativa come quella dello snow-board.
Non si capisce quindi perché in Italia la positività delle urine al Thc viene punita con il ritiro della patente.


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