
Gran parte dei commenti sono peraltro concettualmente viziati da una contraddizione di base: se si asserisce che lo spinello non può influire positivamente sulla prestazione sportiva, si deve ammettere che la punizione per "doping" è, sul piano sportivo, ingiustificata; d'altra parte, se si sostiene che Ross ha vinto l'oro grazie ad una canna fumata prima della gara, si deve rinnegare tutta la propaganda proibizionista.
C'è stato chi ha ignorato la contraddizione, come il prof. Del
Monte, dell'Istituto di scienza dello Sport di Roma, che ha
dichiarato: "Non conosco i particolari, ma probabilmente se non
avesse avuto in corpo la marijuana sarebbe andato giù con più
prudenza (...) la marijuana migliora la destrezza e incrementa il
coraggio quando si scende fra i paletti" ("Corriere dello Sport"
di giovedì 12). Più articolato il pensiero del dr. Benzi
(commissione antidoping del Coni), secondo cui "alcuni sportivi
la usano (la marijuana, ndr) perché due o tre inalazioni
aumentano il senso di euforia (...) e danno un senso di
onnipotenza. L'effetto (...) si ha quasi subito, circa 20 minuti,
e svanisce dopo 2-3 ore. Solo più tardi, e per i fumatori
cronici, intervengono gli altri sintomi, cioè (...) rilassamento,
diminuzione della forza muscolare, difficoltà di concentrazione"
(Gazzetta dello Sport, 12 febbraio). Insomma, per giustificare la
condanna di Ross, si fa ricorso ad un falso grossolano: vengono
spostati nel tempo alcuni effetti che qualsiasi testo di
farmacologia riporta fra gli effetti immediati, e non cronici.
Alla fine, il tribunale sportivo del Cio ha deciso di restituire
a Ross la sua medaglia. La decisione ha scatenato proteste, ma su
principi ideologici: "Qual è la morale che il mondo dello sport
invia (...) alla società? Che fumando uno spinello si può
diventare campioni olimpionici. Permetteteci di dire che non ne
siamo felici" (Torromeo, sul Corriere dello Sport, 13 febbraio).
Come se la revoca "formale" della medaglia d'oro a Ross
Rebagliati avesse potuto cancellare il fatto "reale" che la gara
l'aveva vinta lui, con o senza spinello. Altri (come Pescante)
temono che la sentenza possa costituire un cattivo esempio per i
giovani. In realtà, è proprio vero il contrario. Il Cio (sulla
base di ineccepibili dati farmacologici) ha considerato l'uso di
cannabis ininfluente sulla prestazione sportiva. Se avesse
confermata la revoca della medaglia, implicitamente affermando
che Ross ha vinto "grazie" allo spinello, avrebbe attribuita alla
cannabis una proprietà "positiva" che non le appartiene: quella
di far diventare "più bravi e più veloci". La vicenda olimpionica
propone inoltre qualche ulteriore riflessione sulla proposta di
legge presentata il 26/7/96 dal deputato Paolo Cento ed altri,
che è ferma alla Camera in attesa di discussione. Come si è
visto, sia la decisione del Cio, sia il parere degli "esperti"
sportivi hanno confermato che (1) un test positivo per il Thc non
è necessariamente prova di una intossicazione in atto,
(2) anche quando lo fosse, non compromette una
prestazione psico-fisica altamente impegnativa come quella dello
snow-board.
Non si capisce quindi perché in Italia la positività
delle urine al Thc viene punita con il ritiro della patente.