14 Gennaio 1998
GOVERNO
Polvere
di Partito
popolare
A. P.
- ROMA
Il segretario del Ppi, Franco Marini, ha riunito nel
pomeriggio di ieri dentro il salone "sgrarrupato" di piazza del
Gesù, al lume di fioche lampade (anche la luce elettrica costa),
i giornalisti per far sapere che il suo partito è contrario a
"tutte le droghe" e che "dico no a tutte le forme di apertura",
perché "il permissivismo non giova". Ma, ha aggiunto con tono
accomodante, "non è quella delle droghe materia di crisi". Tutti
tranquilli, dunque, "questo problema non mette in discussione le
ragioni dell'alleanza". Finiti i tempi dell'opulenza, oggi il
palazzo un tempo più potente di Roma mostra gli anni. Sembra
essere passato un secolo dai "tempi d'oro" se non ci fossero
stati, in quel salone, alcuni personaggi a ricordarci che si sta
parlando di solo poco più di sette anni fa, in piena epoca Caf.
Prima fra tutti, la signora Rosa Russo Jervolino, oggi presidente
di un'autorevole commissione parlamentare, allora addirittura
ministro di quelle politiche sociali appena inventate che, come
unica medaglia, vantarono una legge contro i tossicodipententi
liberticida e criminogena. La stessa legge dietro la quale ieri
in coro lei e il suo partito si sono trincerati.
Modestamente, il segretario Marini ha ammesso che, poiché lui di
droghe non ne capisce niente, dava volentieri la parola agli
"esperti": il responsabile sanità del partito Fioroni, un
deputato europeo, Bertone, un don, Mazzi, una presidentessa di un
sedicente coordinamento di comunità e la stessa Jervolino.
cosicché gli "esperti" hanno sciorinato tutto il loro sapere: il
primo affermando contro l'evidenza che l'esperienza svizzera è
stata un grande fallimento; il secondo dicendo che il parlamento
europeo giovedì perderà la sua grande occasione di sollecitare in
coro l'Onu verso una maggiore repressione; Mazzi prendendosela
con "i senegalesi spacciatori" e chiedendo più carceri, magari
mandamentali. Jervolino ha letteralmente incantato i giornalisti
con il racconto dei dubbi che a volte negli anni l'hanno
assalita, quando "tante volte mi sono reinterrogata sul perché
della nostra netta contrarietà a tutte le droghe". Ma alla fine,
ha concluso soddisfatta, si è sempre congratulata con se stessa.
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