14 Gennaio 1998I L PROCURATORE generale di Cassazione, Galli Fonseca, ha avuto il grandissimo merito di riaprire il dibattito sulle droghe e sulle tossicodipendenze non in nome di prese di posizione ideologiche o politiche, ma a partire dalla verifica concreta di un fatto: le strategie repressive dettate da una logica proibizionista non hanno ridotto il problema della droga, anzi.
Galli Fonseca non ha perciò esposto una ipotesi ma un dato di realtà, è impressionante che il coro - in verità un po' scomposto - dei proibizionisti, di questa realtà non si curi per nulla. La tutela di bacini elettorali di nicchia, di aree di rendita, determina le posizioni senza alcun interesse per la soluzione del problema.
Il dramma della tossicodipendenza resta sullo sfondo perché il problema vero che viene sollevato è la cura di un bacino di consenso elettorale disinformato e conservatore.
In una situazione di questo tipo, un governo riformatore dovrebbe dare un segnale, tentare una risposta, proporre un indirizzo. Il governo dovrebbe proporre una prospettiva che, invece di far riferimento alle ideologie, fosse in grado di affrontare il problema. Purtroppo non è così: il governo è impaludato dentro veti ideologici e opportunismi di varia natura e non esce dalla sua afasia.
Il Ppi cavalca la tigre proibizionista e il Partito democratico della sinistra, come su quasi tutte le questioni politiche, si barcamena.
In questa situazione, il rischio più grosso è che, passata la ventata giornalistica, la questione delle tossicodipendenze torni nell'oblio lasciando soli tossicodipendenti e operatori.
Per evitare questo tragico epilogo vorrei avanzare una proposta, certo non esaustiva, certo molto minimale, ma che forse può contribuire a rompere quel sentimento di impotenza che rischia di paralizzarci.
Alcuni mesi fa è stata lanciata da Forum droghe, da varie forze sociali e politiche, una campagna di raccolta di firme su due proposte di legge di iniziativa popolare. Una per depenalizzare l'uso di qualsiasi tipo di droga e l'altra per legalizzare le droghe leggere. La raccolta di firme è andata avanti stancamente e una vera e propria campagna di massa non è mai partita.
Credo che una risposta positiva, di protagonismo di massa in risposta al paludoso quadro politico, sia proprio il rilancio di questa raccolta di firme.
Entro febbraio si possono raccogliere 50.000 firme su queste proposte di legge e attorno a questa iniziativa rilanciare la costruzione di un movimento antiproibizionista in questo paese. La presente vale come proposta.
* segreteria nazionale
del Partito
della Rifondazione comunista