13 Gennaio 1998L A REGIONE toscana è "disposta ad approfondire la riflessione su tutte le strade utili alla ricerca di una soluzione al problema droga, compresa la sperimentazione della diffusione controllata nei servizi sanitari". Lo ha detto l'assessore alla sanità della Toscana, Claudio Martini, sottolineando che "va preso atto da subito del nuovo giudizio della magistratura che riconosce per la prima volta la non funzionalità della via repressiva" e ha aggiunto di sentirsi "vincolato all'approfondimento e allo sviluppo del dibattito avviato dal consiglio regionale sul problema".
A lanciare la proposta era stato alcune ore prima il sottosegretario alla giustizia, e primo firmatario di una proposta di legge per la legalizzazione delle droghe leggere, Franco Corleone. Aveva infatti rivolto un invito a Toscana ed Emilia Romagna ad avere "il coraggio politico" per avviare una sperimentazione della somministrazione controllata dell' eroina: "In questo momento - ha detto Corleone - c'è un dibattito forte sul federalismo e sulle competenze delle Regioni.Ebbene, una delle competenze regionali già presente nell'ordinamento riguarda la sanità e l'assistenza ed è a questo settore che potrebbe essere ricondotta la sperimentazione. D'altra parte anche in Svizzera sono i cantoni che liberamente decidono se effettuare, o meno, la somministrazione controllata. Mi auguro una risposta positiva in questo senso dalla Toscana, che ha una particolare sensibilità politica e culturale, e anche dall'Emilia Romagna, dove già nel dicembre scorso c'è stato un incontro su questo tema con il responsabile del ministero della sanità della Svizzera. Ma sicuramente le Regioni potranno essere anche altre, come il Lazio". Una frecciata fortemente polemica, il sottosegretario l'ha riservata agli arroccamenti ideologici nel nostro paese: "Mentre in Italia scontiamo una straordinaria capacità di definire quello che è bene, negli altri Paesi europei si occupano della vita delle persone".
E dal Lazio, chiamato in causa, risponde Angelo bonelli, presidente della commissione regionale per la lotta alla criminalità organizzata e la dorga: "La via della legalizzazione, che non vuol dire liberalizzazione ma somministrazione controllata delle droghe pesanti, eliminerebbe il dominio della mafia, eviterebbe al tossicodipendente di rischiare di morire e ridurrebbe drasticamente la microcriminalità". Per Giusy Gabriele, assessore alla salute del comune di Roma, "la sperimentazione della somministrazione controllata di sostanze stupefacenti deve avvenire solo all'interno di un chiaro progetto di rafforzanento dei Sert e di tutte le strutture pubbliche che devono garantire le cure ai tossicodipendenti". Analogo parere è stato espresso anche dal consigliere comunale e portavoce dei Verdi romani, Silvio di Francia, che ha chiesto all'amministrazione capitolina "di avere il coraggio e la forza che sono mancati nei quattro anni precedenti". Nell'ambito della Agenzia per le tossicodipendenze potranno essere attuate alcune limitate sperimentazioni di distribuzione controllata della droga ai tossicodipendenti che vivono in condizioni di estrema marginalità. Lo sostiene l'assessore capitolino alle politiche sociali, Amedeo Piva.
Anche da Venezia è giunto, dal procuratore generale Mario Daniele, un segnale positivo: pur non riferendosi esplicitamente alle parole del procuratore generale di Cassazione, Daniele ha sottolineato "l'inadeguatezza dell'azione repressiva, dell'azione preventiva e di quella riabilitativa".
Dopo la proposta lanciata dal comune di Torino un anno fa, finalmente comuni e regioni cominciano a farsi sentire.
Intanto, giovedì l'Europarlamento si proununcerà su un
documento che propone la depenalizzazione del consumo di droga, la
regolamentazione della produzione dei derivati della cannabis e
la possibilità di somministrare sotto controllo medico metadone e eroina. Ad avanzare la proposta è stato la socialista olandese Hedy D'Ancona, ex ministro della sanità. E, in vista del voto,nove eurodeputati socialisti, radicali, verdi e liberali hanno lanciato un appello in favore della risoluzione. In una lettera aperta indirizzata ai 626 deputati, i nove sottolineano come l'adozione da parte plenaria della risoluzione costituirebbe "un primo passo importante verso la definizione di una nuova politica europea in grado di contrastare con efficacia il potere enorme delle mafie della droga, la situazione sociale e sanitaria drammatica dei tossicodipendenti e la crescente insicurezza dovuta al gigantesco mercato clandestino".