il manifesto  13 Gennaio 1998

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Speranza di vita

Il vice presidente del consiglio Veltroni dice che è ora di seguire il modello svizzero. Ed è scontro nel governo: i ministri Flick e Turco fanno i contorsionisti, i cattolici non vogliono sentirne parlare. Segnali positivi dalle regioni: la Toscana si candida

ANNA PIZZO - ROMA

I L PROCURATORE generale della cassazione ha fatto storcere il naso al presidente Scalfaro e a illustri esponenti della politica italiana, ma ha certamente avuto il grande merito di togliere il tappo a molti altri che finalmente hanno cominciato a dire la loro opinione.

Primo fra tutti, il vice presidente del consiglio, Walter Veltroni che ieri ha riconosciuto il valore della sperimentazione che da due anni si sta attuando in Svizzera: "Bisogna guardare con serietà alle esperienze di altri paesi - ha detto - e in particolare alla Svizzera che è a noi più vicina. ritengo - ha aggiunto - che le cose dette dal procuratore nascano dalla consapevolezza che contro il dramma della tossicodipendenza non si sono raggiunti risultati rilevanti, e dalla necessità di mettere in campo una strategia di riduzione del danno composita". Un punto di vista, quello di Veltroni, che farà discutere, anche all'interno del governo. Tanto che Alessandro Pardini, portavoce del coordinamento dell'Ulivo, ha deciso di proporre questo argomento come primo tema di dibattito per la prossima assemblea dei senatori dell'Ulivo. "Ritengo ormai maturo - ha detto Pardini - un confronto nel centrosinistra sul problema della tossicodipendenza, che va affrontato non in termini ideologici ma pragmatici". Droga ed eventuale somministrazione nelle strutture pubbliche potrebbe diventare dunque una prova importante per lo stesso coordinamento, che verrebbe chiamato, se la proposta di Pardini andrà in porto, a cimentarsi con un tema che finora ha diviso il centrosinistra. Ppi e Ri sono contrari alla somministrazione controllata. Pardini ritiene comunque che, prima di affrontare il tema nelle commissioni e nelle aule parlamentari, l'Ulivo debba tentare di trovare una linea unitaria.

Giuliano Pisapia, presidente della commissione giustizia della camera, afferma che l'attuale legge del 90 (n. 309) "prevede espressamente che centri riconosciuti idonei dal ministero della sanità possano essere autorizzati ad acquistare sostanze stupefacenti o psicotrope necessarie a una sperimentazione medica" e quindi, aggiunge che "è necessario avere il coraggio di promuovere questa sperimentazione per il suo enorme valore sociale". E la vice presidente del senato, Ersilia Salvato, dice che ha ragione Pardini nel chiedere l'apertura di un confronto nel coordinamento dell'Ulivo ma ,aggiunge, però di ritenere necessario "depenalizzare al più presto tutte le fattispecie di reato legate al consumo di droga".

Il ministro per la solidarietà sociale, Livia Turco risponde: "Discutiamone senza prevenzioni, insieme con gli operatori e gli enti locali". Forse qualcuno dovrebbe ricordarle che la conferenza di Napoli serviva proprio a discutere, ma a nulla è servita. Ora il ministro si impegna a "promuovere incontri di approfondimento sulla esperienza svizzera e sulle altre esperienze europee" ma sottolinea che "oggi l'attenzione deve essere puntata sulle nuove droghe di sintesi che si diffondono tra i giovanissimi".

Altrettanto "britannico" il suo collega della giustizia, ministro Giovanni Maria Flick che ieri, all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Genova, ha detto che "la somministrazione fa parte di un più ampio discorso sulla riduzione del danno sul quale si discute in Italia da più parti". Per quanto riguarda lo studio di questa o altre forme di intervento, "ritengo - ha aggiunto Flick - che il problema debba essere valutato dal governo nella sua globalità in quanto non è più un problema che investe solo la sanità o la giustizia". Il ministro ha comunque liquidato la faccenda sostenendo che la somministrazione controllata "non mi pare ipotizzabile - ha detto - e l'elaborazione di una proposta del governo in quanto tale e in quanto maggioranza politica, ma mi sembra doveroso discuterne".

Se la "globalità" cui accenna Flick si chiama cattolici, i segnali non sono positivi. Il cardinale di Milano Martini afferma senza ombra di dubbio che "i principi cattolici sono chiari su questo argomento". E il presidente della commissione affari costituzionali della camera, nonché illustre esponente del Ppi, nonché autrice della famigerata legge del 90, Rosa Russo Jervolino, 'aggiunge che "salvare vite attraverso la somministrazione di droghe è cosa assolutamente inconcepibile e impossibile". Sono invidiabili le incrollabili certezze del mondo cattolico che arrivano fino al presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni: "Sono contrario - ha detto - non solo per motivi etici ma anche per i risultati".

La parte della Cassandra della situazione la fa Alessandro Meluzzi di Forza Italia - e pure il suo partito è fortemente diviso sulla questione -: rispondendo alla proposta del portavoce dell'Ulivo, pronostica che "finalmente si dimostrerà che l'Ulivo sulle questioni essenziali che riguardano la vita e i diritti si spaccherà inesorabilmente".

Parole di ragionevolezza sono venute invece dal procuratore della repubblica di Milano, Francesco Saverio Borrelli, che si è detto "favorevole a un uso controllato della droga" e si è soffermato sulla necessità di "evitare ogni sbarramento ideologico" aggiungendo che "forse fino ad oggi ci sono stati errori di fondo".
 
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