
N ON E' FRANCAMENTE più tollerabile giocare a rimpiattino, come fa il ministro della giustizia Flick, che usa come posta del gioco i tossicodipendenti. A onor del vero lo fa quasi con tutto quello con cui ha a che fare: cioè con l'intera giustizia. Nessuna questione passa dalle sua mani senza impigliarsi, arenarsi, o incepparsi. Qualche volta, con l'abilità di un prestigiatore, riesce perfino a far scomparire cose che fino a un attimo prima c'erano o almeno erano a un pelo da una loro materializzazione. E' stato così per l'indulto che, tra mille problemi, ripensamenti, mercanteggiamenti, sembrava poter fare un piccolo passo in avanti in parlamento e che invece ieri Flick, con un colpo di bacchetta magica, ha fatto scomparire nel suo cilindro.
E rischia di essere così anche per i tossicodipendenti che diventano persone in carne e ossa solo grazie a un procuratore della Corte di cassazione che in modo ragionevole dice che in fondo che male c'è se si prova a trovare altre vie, un po' meno proibizioniste. Ieri il Guardasigilli è andato alla camera a rispondere a interrogazioni e interpellante, alcune delle quali proprio sul problema dei tossicodipendenti in carcere che sono tanti e che le attuali politiche non riescono a far diminuire, anzi. Gli è stato ricordato che un anno fa il governo aveva preso pochi ma categorici impegni, alla Seconda conferenza di Napoli. Quantomeno sulla strategia della riduzione del danno, che significa anche utilizzare tutte le modalità possibili per far sì che un tossicodipendente abbia a che fare con il carcere il meno possibile.
I dati dimostrano l'esatto contrario.
Per tutta risposta, Giovanni Maria Flick ha detto ai deputati che la sua attenzione "al fenomeno" è "attestata dalla costituzione di una commissione di studio interministeriale". Ma stiamo scherzando? Mentre le persone tossicodipendenti vengono sbattute in carcere se in possesso di dosi men che personali; mentre sono costrette a restarci per periodi incredibilmente iniqui e in condizioni vergognose; mentre sono costrette a tornarci per vecchi residui di pena appartenenti a qualche migliaia di vite fa, il ministro cosa fa? Istituisce una "commissione di studio interministeriale".
I tempi stringono. Qualcuno dice, ma chissà se è vero, che entro il mese di marzo una proposta Giovanni Maria Flick e Livia Turco associati dovranno farla. Dovrà essere molto concreta e molto risolutiva, almeno quanto quella del procuratore Galli Fonseca. Altrimenti, meglio che si mettano da parte.