
A LL'INIZIO di ogni anno, l'Incb (International Narcotic Control Board - Ufficio internazionale di Controllo sugli stupefacenti), agenzia dell'Organizzazione delle Nazioni unite, pubblica un rapporto in cui analizza risultati e prospettive delle campagne antidroga dell'anno precedente. Fino all'anno scorso, i rapporti dell'Incb si erano limitati ad un'analisi di tipo prevalentemente tecnico-burocratico. A sorpresa, il rapporto 1997, divulgato il 24 febbraio scorso, ha dedicato una particolare attenzione (e un intero capitolo) all'aspetto politico-culturale.
"La prevenzione dall'abuso di droga sta diventando un'impresa sempre più difficile, a causa almeno in parte della rapida e crescente diffusione nell'ambiente di messaggi che promuovono l'uso di droga" (1. 2).
Fra questi "messaggi" il rapporto cita:
- "le riviste e i film che glorificano l'uso di droga e promuovono la cultura della droga" (1. 8);
- "la tolleranza dell'uso ricreativo di droga nella cultura popolare, in particolare nella musica pop" (1. 15);
- gli appelli apparsi sui giornali e sulle riviste in favore della legalizzazione della marijuana, firmati da "eminenti personaggi di ogni ceto" (1. 16);
- i giornali e le riviste (anche scientifiche) che pubblicano editoriali in favore dell'uso medico di marijuana e della legalizzazione delle droghe (1. 20);
- le campagne elettorali per il parlamento europeo "condotte da candidati che si basano su una piattaforma di legalizzazione" (1. 25);
- "il continuo dibattito sulla legalizzazione e la depenalizzazione dell'uso di cannabis e la aggressiva pubblicità in favore della sua legalizzazione" (ibid.);
- "la commercializzazione di molti prodotti delle piante di canapa", che "potenzia ulteriormente l'immagine della cannabis come prodotto utile (...) ed ecologico";
- "l'uso di canapa in cibi e bevande" che "dà un'immagine della cannabis come sostanza innocua, commestibile e anche nutriente" (1. 24).
Per contrastare questi "messaggi", l'International narcotic control board formula alcune concrete proposte ai governi nazionali.
Riguardo alla produzione di canapa da fibra, l'Incb implicitamente bacchetta la Comunità europea, che sovvenziona le piantagioni di canapa: "L'Incb teme che i controlli non possano essere più praticabili se le coltivazioni si estendono: quindi si appella ai governi (...) perchéi tengano conto non soltanto degli aspetti ambientali ed economici, ma anche dei controlli sulla droga".
Rispetto alla produzione di alimenti derivati dalla canapa (che sono peraltro privi di qualsiasi effetto "drogante"), l'Incb lamenta che "alcuni prodotti contenenti cannabis sono pubblicizzati generalmente sottolineando le loro virtù" e "si appella ai governi e alle industrie interessante per avversare queste iniziative" (release no 7/9).
Ma il problema più delicato è quello di contrastare i "messaggi che promuovono l'uso di droga" in quanto - come si è visto - essi vengono considerati dall'Incb in senso molto ampio: in pratica, essi possono riguardare chiunque metta in discussione le leggi proibizioniste, a cominciare dai recenti editoriali del Lancet e del British Medical Journal che hanno appoggiato la legalizzazione della cannabis, fino a movimenti, forze politiche, ricercatori scientifici che propugnano una riforma delle leggi.
In concreto, l'Incb raccomanda ai governi nazionali l'applicazione dell'articolo 3 della Convenzione dell'Onu del 1988 che prevede come reato penale il fatto di "incitare o istigare pubblicamente altre persone, con ogni mezzo (...) ad usare droghe (...) illecitamente" (1. 10).
"Tuttavia - fa notare l'Incb - in alcuni paesi non vengono fatte restrizioni alla promozione dell'uso di droga perché la libertà di informazione e la libertà di pensiero sono considerate più importanti della limitazione della promozione delle droghe illecite" (1. 22). (...) "Persone eminenti si sono espresse molto pubblicamente per la droga e non sono state incriminate" (1. 27).
Dalla lettura del documento dell'Incb si possono trarre alcune conclusioni:
1) Fra i "messaggi" da contrastare, l'Incb cita quasi esclusivamente quelli relativi alla cannabis.
2) Il rapporto non entra nel merito delle proposte di riforma delle leggi. Al contrario, attribuisce al dibattito sulle riforme, e alla "laicizzazione" dell'opinione pubblica rispetto alla questione-droga, la responsabilità della diffusione delle droghe illegali.
3) Propone un allargamento della proibizione , che va oltre i comportamenti concreti relativi all'uso e al traffico di droga. Prevede infatti provvedimenti contro fatti puramente simbolici , come ad esempio la coltivazione di canapa da fibra e l'uso di alimenti contenenti canapa: insomma la pianta di canapa, al di là dei suoi effetti psicoattivi, diventa un vero e proprio tabù.
4) Propone inoltre di reprimere col codice penale l' espressione di opinioni contrarie alla immutabile filosofia proibizionista dell'Onu. Insomma, il rapporto Incb 1997 evoca lo scenario orwelliano di una "società senza droga", con l'Onu nel ruolo di Grande fratello farmacologico.
Anche Forum Droghe, in una nota, stigmatizza l'orientamento dell'Onu, denunciando tra l'altro che è "in contrasto con il diritto alla libertà di espressione".