il manifesto
11 Gennaio 1998

Torna alla rassegna stampa
PRIMA PAGINA IL FALLIMENTO DEL REPRESSORE
Grazia Zuffa

IL PG RIDUCE IL DANNO
Carlo Lania

SVIZZERA E OLANDA
Dall'eroina gratis ai coffeeshop


IL FALLIMENTO DEL REPRESSORE

GRAZIA ZUFFA

C HE IL PROIBIZIONISMO abbia fallito il suo scopo principale, limitare i consumi e stroncare il traffico illegale, è ormai evidente da anni. Ampiamente denunciato da un variegato fronte di forze, dagli antiproibizionisti a molte associazioni, gruppi e operatori impegnati nel sociale. Ciò nonostante le denunce si sono scontrate contro un muro di resistenze e reticenze del nostro governo e in larga parte dello schieramento di centro sinistra, per non parlare dei rabbiosi e tracotanti altolà della destra di fronte a ogni timida ipotesi di politiche più ragionevoli sulle droghe.

Adesso però è la voce di Galli Fonseca, di chi gestisce sul campo le fallimentari politiche repressive a farsi sentire, con il suo peso e la sua autorevolezza. Egli ci dice "che la proibizione non riesce a stroncare il mercato clandestino", con le devastanti ripercussioni "di corruzione e di infiltrazione nell'economia e nelle finanze degli stati": non ci potrebbe essere risposta più limpida alle arroganti affermazioni di Pino Arlacchi che, pur di non rinunciare alla "fede" nelle strategie repressive a livello mondiale, foraggia i regimi più oppressivi e sanguinosi, scoraggiando addirittura, invece di favorirla, una possibile evoluzione democratica dei paesi del terzo mondo. Anche Galli Fonseca sarà trattato con sufficenza dall'indomito Arlacchi come un "miscredente", alla pare degli antiproibizionisti? Che le fedi, o meglio le malefedi, accechino è una grande verità.

Ma il discorso del procuratore generale va ben oltre la denuncia: indica una via "ragionevole" di rinnovamento della politica sulle droghe, con una coerenza di analisi e indicazioni concrete che dovrebbe fare impallidire d'invidia, e subito dopo arrossire di vergogna, i nostri pavidi governanti. La proposta di sperimentare la somministrazione controllata di eroina è infatti motivata da una ponderata valutazione del danno dell'illegalità, che spinge il consumatore sulla via della criminalità: poiché, come egli dice, "la delinquenza dei tossicodipendenti è più conseguenza del regime proibitivo che degli effetti psichici prodotti dal consumo degli stupefacenti". Una bella risposta a chi, specie in Italia, pensa alla riduzione del danno come qualche siringa pulita a tossici e niente più, guai però a ragionare sui danni della clandestinità, e sulla somministrazione della sostanza "demonio" ai tossicodipendenti. Per non disturbare i manovratori s'intende, e intanto le profferte di "solidarietà" ai tossicodipendenti si sprecano. Una bella sferzata davvero, quella di Fonseca, a chi ha imposto che alla conferenza governativa sulla tossicodipendenza di Napoli neppure si discutesse di somministrazione di eroina.

Adesso la parola passa alla politica. Finora il parlamento non ha discusso neppure uno dei progetti di legge giacenti, tanto meno quelli sulla riduzione del danno. Nessun ministro ha detto una parola sui risultati scientifici dell'esperienza svizzera con l'eroina. Per non parlare degli impegni presi a Napoli sulla depenalizzazione, di cui a distanza di quasi un anno niente si sa. Le parole di Galli Fonseca riusciranno ad aprire una crepa nel muro del "non vedo, non sento, non parlo"? Per quest'ardua sentenza vorremmo non scomodare i posteri.
 
Torna alla rassegna stampa il manifesto - 11 Gennaio 1998 Vai a inizio pagina

Il Pg riduce il danno

CARLO LANIA - ROMA

U UNA BOCCIATURA solenne della politica repressiva attuata fino a oggi dall'Italia in tema di droghe, e un invito a intraprendere nuove strade "per incanalare i tossicodipendenti sulla via della legalità, proteggendo insieme la loro salute". Nuove strade come la somministrazione controllata di eroina nelle strutture sanitarie pubbliche, qualcosa di molto simile a quanto già da tre anni sta facendo con buoni risultati la Svizzera.

Il procuratore generale della Corte di Cassazione Ferdinando Galli Fonseca è quasi arrivato alla fine del suo discorso inaugurale dell'anno giudiziario quando offre alla platea un'inaspettata apertura alle tesi antiproibizioniste. La sua è una presa di posizione che parte dalla constazione lucida che, per stroncare il traffico di stupefacenti, reprimere chi ne fa uso serve solo a riempire le carceri di tossicodipendenti. E anche se Galli Fonseca si guarda bene dal dirsi favorevole alla liberalizzazione del commercio delle droghe, le sue parole scatenano un'inevitabile ridda di reazioni. Al consenso delle sinistre e degli antiproibizionisti, fa da contraltare la risposta violenta di Maurizio Gasparri. L'ex coordinatore di An arriva addirittura a chiedere un intervento da parte del capo dello stato contro le "raccapriccianti" parole del procuratore generale: "Scalfaro - dice Gasparri - intervenga per far tacere questo Galli Fonseca, vergogna della magistratura italiana".

Ancora una volta il tema droghe divide la vita politica e sociale italiana. Ieri a sollevare il problema è stata una delle più alte cariche della magistratura, parlando davanti al presidente della repubblica Scalfaro e ai ministri degli interni e della giustizia.Per Galli Fonseca la sola azione repressiva non è bastata a stroncare il traffico di stupefacenti. Viceversa, l'unico risultato ottenuto è stato quello di riempire le carceri, tanto che oggi i detenuti tossicodipendenti rappresentano il 30% della popolazione carceraria, il 4% dei quali è affetto da Aids. Risultato, concude il Pg, "gli stupefacenti sono abbondantemente reperibili e purtroppo facilmente accessibili ai giovani".

Occorre dunque trovare nuove soluzioni al problema. "Tutto ciò che può servire a combattere il fenomeno non deve essere tralasciato", avverte il procuratore generale. Che prosegue: "E' necessario considerare con grande attenzione le nuove impostazioni criminologiche e terapeutiche condotte in alcuni paesi, mediante iniziative non di liberalizzazione, ma di somministrazione controllata delle droghe, sulla base di prescrizioni mediche, inserite in programmi di assistenza e di reinserimento dei tossicomani". E' un riferimento chiarissimo a quanto già avviene in Svizzera dove il governo ha avviato nel 1994 un programma di distribuzione gratuita di eroina sotto controllo medico.

Com'era prevedibile, le parole di Galli Fonseca scatenano l'inferno. Da una parte si schierano subito Pds, antiproibizionisti storici come l'ex radicale Marco Taradash, oggi deputato di Forza Italia, il Cora, la lista Pannella, il Forum droghe. Ma anche il fondatore del Gruppo Abele di Torino, don Luigi Ciotti, che si dice favorevole alla somministrazione controllata a una condizione: "che si tratti di una sperimentazione seria - spiega il sacerdote - di un progetto che abbia come scopo la ricostruzione della persona". Entusiasta per la scelta fatta da Galli Fonseca è Gloria Buffo, responsabile per la sanità del Pds. "Sperimentare la somministrazione controllata di eroina - spiega la Buffo - è un modo per combattere le conseguenze della tossicodipendenza". E il sottosegretario alla giustizia Franco Corleone spiega come sia "importante che Galli Fonseca abbia sottolineato che la proibizione è inefficace a stroncare il mercato clandestino". Oltre che da Gasparri, dubbi alla proposta del Pg sono venuti invece da Andrea Muccioli, figlio di Vincenzo, il patron di San Patrignano, e dal fondatore dell'Associazione Giovanni XXIII, don Oreste Benzi. "Sono sbalordito - ha detto quest'ultimo - La salute dei tossicodipendenti non si protegge dando loro eroina".
 
Torna alla rassegna stampa il manifesto - 11 Gennaio 1998 Vai a inizio pagina

SVIZZERA E OLANDA

Dall'eroina gratis ai coffeeshop

ROMA La sperimentazione della somministrazione controllata di droga per i tossicodipendenti, proposta ieri in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario dal procuratore generale della Corte di Cassazione, Ferdinando Galli Fonseca, ha un precedente significativo in Svizzera.

Nel paese elvetico il programma di distribuzione di eroina gratuita sotto controllo medico è in corso dal 1994, e non va confusa con l'esperimento precedente, detto di Platspiz, dal nome del parco di Zurigo dove era consentito ai tossicodipendenti acquistare dagli spacciatori ed assumere sostanze.

Età minima 20 anni, dipendenza da oppiacei documentabile da almeno due anni, fallimento di altri trattamenti, gravi problemi di tipo medico, psicologico e sociale, la cui origine sia riconducibile al consumo di droga. Queste le caratteristiche dei soggetti ammessi alla sperimentazione di somministrazione controllata di droga in atto nel paese elvetico. In tutto 1.146 tossicodipendenti appartenenti a queste categorie, su un totale di 30.000, hanno partecipato all'esperienza nei 18 centri aperti nel paesi. Sulla base di raccomandazioni del parlamento è stato avviato nel paese un programma integrato di ricerca sulla somministrazione controllata di eroina iniettabile e fumabile, morfina iniettabile e metadone iniettabile.

I risultati definitivi sono ancora lontani, ma un rapporto del luglio scorso redatto da un gruppo di esperti incaricato dal governo di seguire il programma di distribuzione ha giudicato positiva la sperimentazione e raccomandato il proseguimento e l'estensione della esperienza.

Il 28 settembre scorso un referendum denominato "Giovani senza droga" e voluto da un gruppo di cittadini che intendevano fare iscrivere nella Costituzione l'impegno a promuovere esclusivamente l'astinenza è stato bocciato dal 70,6 per cento degli elettori svizzeri.

Sperimentazione meno rivoluzionaria ma altresì all'avanguardia è quella in atto in Olanda dove le autorità favoriscono un approccio sanitario e non repressivo ai problemi della droga. La politica di lotta nel consumo della droga si basa sulla distinzione tra droghe pesanti e leggere. In quest'ottica viene ad esempio autorizzata la vendita di hascisc e marijuana nei caffè.

I "coffeeshop" sono circa un migliaio, in diminuzione negli ultimi due anni forse per una serie di restrizioni imposte, quali la riduzione della quantità di droga vendibile (passata da trenta a cinque grammi al giorno per persona) o dovuta al fatto che gli spacci non possono vendere a minorenni o allo stesso tempo droghe e alcolici.
 
Torna alla rassegna stampa il manifesto - 11 Gennaio 1998 Vai a inizio pagina