il manifesto
4 Gennaio 1998

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Farsi le canne è da matti

L'OPINIONE di ***

A PPRENDIAMO con preoccupazione e sconcerto che esiste una correlazione diretta tra la malattia mentale e l'assunzione di determinate sostanze, fra cui anche i cibi piccanti, o la pratica di comportamenti come quello sessuale. E' quanto emerge dal recente convegno "Abuso di sostanze e malattie psichiatriche" che ha affratellato illustri esperti delle più disparate discipline nel nome del neurotrasmettitore, scrigno delle nostre più intime emozioni.

In passato si è ricorso al Gene del suicidio quale motivazione a togliersi la vita e si è inclusa l'omosessualità fra le malattie mentali scientificamente accreditate.

Ora, dando per assodato che la minima oscillazione nei livelli cerebrali di dopamina, il neurotrasmettitore incriminato, sia la causa di schizofrenia, psicosi e quant'altro, si pretende di normare l'assunzione di qualsiasi genere di sostanze che influisca su tale livello, come la cara vecchia caffeina.

E a supporto clinico di questa tesi non può che ritornare la sperimentazione sui topi, erroneamente assimilati agli esseri umani per reazioni emotive, ignorando le critiche che a questo modello di indagine sono state rivolte da altrettanti illustri esperti nel corso del secolo.

In questa società perfetta in cui le zone d'ombra non hanno diritto di esistere, la nostra scienza, per nulla in grado di approcciare l'essere umano totale, si rifiuta di ammetterne dubbi e complessità, e pretende di spiegarlo solo riducendolo alle sue componenti meccanicistiche.

In quest'ottica qualunque tipo di malessere o disagio è concepibile solo in termini di malattia, di cui l'uomo non ha responsabilità. Non gli si devono, quindi, chiedere ragioni ma gli si deve dare una cura.

E così la farmacologia potrebbe studiare una medicina in grado di combattere gli effetti deleteri che sulla dopamina hanno caffeina, cannabis, sesso, eroina, pecorino sardo, nicotina, alcool, ecc.

Probabilmente gli psichiatri (e alcuni di loro in particolare), non paghi del fatto che un tranquillante come il Tavor sia il farmaco più venduto in Italia, né che sia stata da poco reintrodotta la pratica dell'elettroshock, redditizia in quanto catalogata come operazione chirurgica e come tale pagata agli ospedali, trovano che i "malati di mente" siano comunque troppo pochi, e che ci siano numerose nicchie di mercato ancora da scovare.

Dove? Nell'ambito delle tossicodipendenze.

Un intero business si potrebbe sviluppare in questo mondo dove solo un pazzo sceglierebbe un'alterazione di coscienza "naturale" o "indotta" che gli impedisce di fare la fila in banca o comprarsi il televisore a colori. E' sufficiente estendere anche a questi consumatori la distribuzione di tante altre sostanze legali e redditizie, come quelle che già hanno costretto al Parkinson perenne un ampio numero di persone.

Questa svolta è stata preparata nel tempo: è ormai affermato, infatti, l'uso di farmaci come il metadone quale unica risposta alle persone che vogliono intraprendere un percorso di disintossicazione, e molto spesso forzatamente anche a chi non ne ha nessuna intenzione.

Le pretese cure scientifiche ci propongono la psichiatria in particolare e la scienza medica in generale assomigliano ogni giorno di più a neanche tanto velate operazioni di marketing.

*** Telefono Viola, Associazione contro gli abusi psichiatrici - Milano


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