Anche in Germania è arrivato il momento di una radicale inversione di rotta nella politica delle droghe. Faccio una premessa: l’utilizzo di stupefacenti, da sempre, fa parte di tutte le società. Da sempre, infatti, l’uomo cerca e trova esperienze nuove con sostanze psicotropiche. La ragione di quella ricerca è, ed è sempre stata, la voglia di arrivare a uno stato di ebbrezza. Al contrario ebbrezza, la dipendenza è un fenomeno dei nostri tempi. La ricerca di una passeggera alterazione della propria percezione non è uguale a dipendenza. Solo in una società come la nostra, che ha un potenziale di dipendenza così grande, queste sostanze diventano "droga". La nostra società, culturalmente refrattaria al concetto di piacere, alimenta questo rischio. Il grado di nocività di una droga dipende, allora e principalmente, da come essa viene consumata. L’attuale politica del governo tedesco non ha potuto evitare l’incremento del numero di tossicodipendenti e del consumo di droghe legali e illegali. Le politiche di criminalizzazione e il dogma dell’astinenza hanno contribuito in maniera rilevante alla grande emarginazione di tanti dipendenti da droghe illegali. La separazione netta tra droghe legali ed illegali ha aumentato anche i danni provocati dalle droghe legali, mentre il primo obiettivo di una politica sulle droghe deve essere quello di evitare e ridurre i danni per la salute. I problemi di un tossicomane sono problemi sociali e sanitari. Tra le responsabilità di un governo nel campo della sanità c’è anche quella di ridurre i pericoli che sostanze stupefacenti rappresentano per la società. Il codice penale è del tutto inutilizzabile a questo scopo, ed anzi controproducente. Diversamente, l’esigenza è quella di sviluppare una cultura sulle droghe adulta e un rapporto con i tossicodipendenti basato sul rispetto umano e l’integrazione. Questo vuol dire, tra l’altro, che dobbiamo garantire a chi ne fa richiesta le terapie necessarie per uscirne e a chi non le vuole, o non le vuole ancora, di poter convivere con la sostanza col minor danno possibile. Faccio un esempio concreto del fallimento della politica di criminalizzazione: oggi ci dobbiamo confrontare spesso con l’uso anche eccessivo di ecstasy. I Verdi hanno chiesto, con una mozione al Bundestag, di organizzare, come già avviene con risultati positivi in Olanda, l’analisi delle pastiglie su base volontaria, durante manifestazioni e feste dove circola ecstasy. Infatti, il problema più grave deriva dall’inconsapevolezza sulla composizione delle pillole. Ma la legislazione attuale blocca di fatto ogni tipo di prevenzione e di informazione su questo tema. Anche la politica giovanile del governo va nella direzione sbagliata, sposando il concetto del "clean", cioè dell’irrealistica parola d’ordine di una società senza droghe e marginalizzando i tentativi di coinvolgere nella discussione e nelle propostela anche i giovani che consumano sostanze. Vi è anche su un altro aspetto importante su chi vale la pena di insistere: le droghe illegali sono solo la punta dell’iceberg della questione. In Germania, infatti, 20 milioni di persone fumano tabacco, 2,5 milioni sono alcolisti e 1,4 milioni sono farmacodipendenti, mentre contiamo "solo" 150.000 dipendenti da eroina e/o cocaina. Ogni anno 110.000 persone muoiono per colpa del tabacco, 40.000 per l’alcool e 1.500 per l’eroina. È poco serio sottovalutare o nascondere, almeno da un punto di visto sanitario, la ben più pressante necessità di intervento e prevenzione riguardo la dipendenza da alcol e da farmaci. Un altro problema del diverso approccio tra droghe legali e illegali è la difficoltà che ne risulta per garantire l’integrazione di tutti i malati di tossicodipendenza nella generale politica sanitaria. Con l’attuale legislazione, mi riferisco soprattutto alla legge sugli stupefacenti varata 15 anni fa, sono state erette barriere che rendono molto difficile il lavoro delle comunità terapeutiche, rivolto soprattutto agli eroinomani. Il divieto assoluto ai medici di prescrivere ai tossicodipendenti eroina rappresenta una grave limitazione del rapporto terapeutico e delle possibilità di cura. Contemporaneamente, vanno raccolti e valorizzati i molti e positivi segnali che invitano a considerare quanto i tossicodipendenti abbiano bisogno di sostegno sociale e sanitario e non della prigione; significativo, al riguardo, il crescente numero di prese di posizioni provenienti da ambienti della polizia tedesca. In questo contesto, la somministrazione di eroina per ragioni terapeutiche non può rimanere un tabù. Il modello svizzero è, da questo punto di vista, esemplare, soprattutto per quanto riguarda il suo carattere riabilitativo: i successi nella stabilizzazione sociale, sanitaria e psichica di eroinomani sono impressionanti e non ci permettono di continuare a chiudere gli occhi davanti a fatti concreti. Alcune leggi nel campo della sanità varate negli ultimi mesi contribuiscono invece a peggiorare la situazione soprattutto nel campo della prevenzione e dell’assistenza ai tossicodipendenti. La prevenzione è praticamente scomparsa dal catalogo delle sovvenzioni delle mutue, togliendo così a tanti progetti co-finanziati dalle stesse la base per continuare a operare. Con uno strano giro di spostamento di competenze nel campo della riabilitazione i finanziamenti sono stati ridotti fino al 30%. Sono così a rischio 1.500 inserimenti terapeutici per dipendenti da alcool o da farmaci e 800 per dipendenti da eroina. Questo comporta, tra l’altro, che i tempi dei programmi terapeutici saranno drasticamente accorciati e la soglia dei criteri di ammissione innalzata. Ma queste considerazioni negative valgono anche per le continue riduzioni del bilancio statale nel campo della sanità in generale, che comporteranno la crescita di una ideologia del "tanto è colpa loro", mentre persone dipendenti da droghe avrebbero bisogno di essere parificate nel loro diritto all’assistenza riabilitativa a tutti gli altri malati. Possiamo fare meglio? Credo di sì. Guardo con favore ai progetti innovativi che da anni si stanno facendo in Olanda e all’intelligente approccio scelto verso il cannabis e l’ecstasy. Dopo 20 anni di guerra alle droghe possiamo tirare oggi un bilancio e chiederci: chi sono i vincitori, chi i vinti? L’accanimento repressivo contro le droghe costa allo Stato immense risorse fiscali, che vengono poi, invece, lesinate per le voci di bilancio relative alle politiche sociali. Unico grande vincitore in quella guerra rimane il mercato nero e che lo gestisce, mentre i tossicodipendenti sono le vittime, spinti nell’illegalità ed esclusi da qualsiasi seria assistenza sanitaria. Sempre più, soprattutto a livello locale e delle municipalità, si sente la voglia di uscire da questo circolo vizioso. E saranno proprio i Comuni europei, possibilmente ben organizzati tra di loro, a poter dare un grande contributo in questo campo, non facendosi vincolare, come tanti responsabili di governo, dai vari trattati internazionali. Sono loro che mostrano più sensibilità per il destino dei propri cittadini e hanno il coraggio di cercare, con autonoma assunzione di responsabilità, soluzioni specifiche e innovative. Certo, se lo capissero anche i governi…
* Responsabile sanità dei Verdi al Bundestag
