Victoire précaire per il centro-sinistra, come ha realisticamente titolato Libération. E tra i possibili effetti perversi di tale precarietà, dobbiamo temere le esitazioni e le lungaggini nella abrogazione della Fini-Giovanardi e a maggior ragione nella revisione della normativa precedente – quella funesta Jervolino-Vassalli varata guarda caso una quindicina di anni or sono proprio sotto la spinta di forze politiche oggi nello schieramento dell’Unione. La famigerata Tabella unica, approvata in extremis pochi giorni prima del 9 aprile, riflette fedelmente l’assurdità e l’atrocità di una legge che penalizza in pari misura sostanze tra loro diversissime sia per caratteristiche farmacologiche, sia per rischio tossicologico, come la cannabis, gli oppiacei, gli psicostimolanti e gli allucinogeni. Con le spiegazioni fornite insieme alla Tabella approntata dai cosiddetti esperti – tra i quali vistosamente mancavano tutti i maggiori studiosi italiani di psicofarmaci e droghe, a partire ovviamente da quelli che in sede di audizione parlamentare avevano vivacemente criticato la Tabella unica – molti aspetti negativi si sono ulteriormente esplicitati. In particolare, nel materiale informativo distribuito alla conferenza stampa governativa (che del tutto impropriamente dà indicazioni al giudice per l’applicazione della legge), si sostiene l’ipotesi che i tre criteri che fanno scattare l’ipotesi penale – la quantità massima detenibile, la modalità di presentazione, le altre circostanze dell’azione – possono applicarsi sia congiuntamente che separatamente l’uno dall’altro. Tradotto in volgare, questo significa che da può essere spedito in galera un ragazzo il quale detiene una quantità di cannabis inferiore alla quantità massima, ma confezionata in modo che le dosi «appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale », e non ha i soldi per pagarsi un collegio di avvocati di grido che lo aiutino a provare il contrario. Per contro un soggetto di più elevato livello socio-economico, adeguatamente assistito da principi del foro e da testimoni compiacenti, potrà andare a piede libero qualora “dimostri” che i chili di coca trovati nel baule del suo Mercedone erano solo la giusta scorta per il consumo personale, in vista di un prolungato romitaggio in qualche grotta della Cappadocia (ma per l’interpretazione di una norma così confusa e controversa, rimandiamo ai giuristi, in particolare all’articolo accanto di Livio Pepino). Apiù forte ingrandimento, non si può insistere abbastanza sulla assurdità del criterio della Dose media singola stabilita per sostanze tra loro diversissime (un valore senza senso soprattutto al confronto tra droghe che producono o viceversa non producono tolleranza e dipendenza), per poi arrivare alla Dose massima detenibile applicando un moltiplicatore che moltiplica il falso di partenza. Aquesto punto si svela lo svarione aritmetico, fortemente offensivo per l’intelligenza del popolo italiano, vera e propria truffa da banchetto delle tre carte, con il quale si è voluto gabellare il moltiplicatore variabile – 20 per la cannabis, 10 per gli oppiacei come la eroina, 5 per gli psicostimolanti come la cocaina, 3 per gli allucinogeni come l’Lsd – come una misura di tutela nei riguardi di chi maneggia le droghe meno pericolose. Infatti quando il rischio è zero, come nel caso della cannabis (salvo che nei rari casi di consumo problematico della medesima), qualsiasi moltiplicatore non può che dare un prodotto eguale a zero; mentre se il rischio è consistente, anche un moltiplicatore più modesto darà un prodotto finale corrispondente a un rischio elevato. Non si parlerà in questo commento di altri aspetti largamente noti, come per esempio la diversissima gravità delle stesse sanzioni amministrative (ritiro della patente e altro) in funzione del livello socio-economico dei soggetti scampati alla sanzione penale. Ma almeno due punti che direttamente si collegano ai problemi farmacotossicologici vanno menzionati prima di chiudere. Il primo riguarda la completa chiusura nei riguardi degli usi medici della cannabis. La cannabis, di certo, non è una panacea come alcuni ingenuamente sostengono, non fa sparire tumori maligni né risana sistemi nervosi devastati dall’una o l’altra patologia. Tuttavia il mix di sostanze in essa contenute produce un effetto tranquillizzante e blandamente euforizzante che può costituire un aiuto prezioso per sopportare le miserie e le sofferenze in varie malattie soprattutto neurologiche, ma anche tumorali e altre. (Mutatis mutandis, il discorso è simile a quello che vale per gli oppiacei, che non curano nessuna malattia ma il cui uso è addirittura imperativo quando il dolore supera una certa intensità e persistenza). La scienza ufficiale, sottoposta agli ukaze degli Usa, dell’Onu, dei governi proibizionisti come quello italiano, colpevolmente rifiuta di ascoltare la testimonianza di innumerevoli soggetti che hanno alleviato la loro sofferenza grazie alla cannabis; quindi evita di procedere a quelle sperimentazioni cliniche controllate che sono oramai conditio sine qua non per includere un prodotto nell’armamentario farmaceutico ufficiale. Una seconda grave conseguenza del proibizionismo oltranzista è stata appena evidenziata da un articolo del New England Medical Journal, uscito guarda caso proprio in sincronia col varo della nostra Tabella unica (6 aprile 2006, vol. 354, N. 14, pp. 1448-1450). L’articolo commenta un rapporto in corso di stampa del National Institute of Drug Abuse statunitense, che mostra come negli ultimi anni si sia ridotto del 10-30% il ricorso dei teenager americani alle droghe di strada, mentre in parallelo è notevolmente aumentato l’uso non medico di farmaci leciti (potenti analgesici, sedativi e psicostimolanti). Di un tale riorientamento dei consumi certamente si rallegreranno sia le multinazionali del farmaco, sia i politici proibizionisti fanatici. Ma l’autore del succitato articolo – Richard A. Friedman, psichiatra responsabile di una clinica psicofarmacologica presso una delle facoltà mediche di New York – onestamente ricorda nel suo commento due fatti importanti. Primo: secondo le più recenti indagini in Usa dell’ente governativo ad hoc, l’uso non problematico della cannabis tra i giovani resta la regola, quello problematico l’eccezione. Secondo: l’uso di potenti analgesici, sedativi e psicostimolanti, anche a dosi contenute, non solo aumenta il rischio di lesioni per incidenti stradali e in attività sportive, ma può anche pregiudicare il completamento dello sviluppo del sistema nervoso se avviene prima del raggiungimento della maturità piena (nel teenager, appunto). E quale può essere il giudizio su quei tecnici che contro ogni regola scientifica hanno collaborato alla redazione della Tabella unica, piuttosto che opporre al governo agonizzante una ragionevolissima e assai poco rischiosa obiezione di coscienza? Per il momento non è certo il caso di drammatizzare, invocando per esempio il principio etico-giuridico sancito una volta per tutte a Norimberga, un principio che rifiuta l’attenuante dell’ordine dall’alto per gli atti che ledono i diritti dell’uomo. Ma se l’abrogazione della Fini-Giovanardi e la revisione della Jervolino-Vassalli dovessero tardare, allora sì che le responsabilità di questi esperti si farebbero pesanti, date le gravi conseguenze per moltissimi soggetti di una applicazione sistematica della legge.