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Droghe e Diritti

Droghe: Renzi abbandoni Serpelloni

L’appello perchè Serpelloni sia lasciato solo nell’azione civili intimidatoria contro Franco Corleone per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 15 aprile 2015

Giovanni Serpelloni

Giovanni Serpelloni

Se ce lo consentissero le migliaia di persone perseguitate ingiustamente (incarcerate o anche solamente limitate nei loro diritti civili a forza di sanzioni amministrative), potremmo dire che il peggio che ci resta della peggiore stagione proibizionista è in quella protervia tecnocratica con cui per sei anni è stato gestito e affondato il Dipartimento delle Politiche Anti-droga presso la Presidenza del Consiglio dei ministri: le relazioni al Parlamento svuotate di contenuti, le conferenze nazionali ridotte a misere farse, le Regioni esautorate, i finanziamenti ai servizi accentrati e occultati. Di tutto questo è stato responsabile, politicamente, il sedicente “tecnico” Giovanni Serpelloni, al vertice del DPA dal 2008 al 2014 per volontà di Carlo Giovanardi. Cancellata la legge dalla Consulta, congedato Serpelloni, pensavamo che si potesse aprire una nuova pagina nella politica sulle droghe, ma ecco che da un recesso della storia una mano si allunga nel presente e cerca in sede giudiziaria una improbabile rivincita. Decideranno i giudici, chiamati maldestramente in causa. A noi il dovere di denunciare l’ennesima prova di arroganza, al Governo in carica la responsabilità di distinguersene. (Ste. Anast.)

Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi
Al Capo Dipartimento delle Politiche Anti-droga, Dott.ssa Patrizia De Rose.

Mercoledì 22 aprile presso la prima sezione civile del Tribunale di Roma inizierà il processo contro Franco Corleone per una accusa di diffamazione intentata dall’ex Capo del Dipartimento delle politiche antidroga Giovanni Serpelloni, in relazione a una intervista data ai giornali locali del Gruppo Espresso nell’ambito di un’inchiesta sulle spese del Dipartimento politiche antidroga.
Franco Corleone, attualmente Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana, è stato a lungo parlamentare e per cinque anni sottosegretario alla Giustizia, impegnato con passione e determinazione sui temi del diritto e del carcere. Da trent’anni si occupa della politica delle droghe e per noi è sempre stato un punto di riferimento.
L’enormità del risarcimento richiesto, trecentomila euro, dà la misura del carattere intimidatorio della citazione in giudizio, fatta quando – ricordiamo – il dr. Serpelloni aveva ancora responsabilità di vertice nell’amministrazione pubblica e si faceva assistere dall’avvocatura dello Stato.
Si tratta di una grave azione che colpisce il diritto di critica, nel caso di specie una legittima contestazione dei criteri di conduzione delle politiche antidroga da parte del dr. Serpelloni, che allora come oggi Franco Corleone e i promotori di questo appello considerano autoreferenziale e senza controllo.
Ma dal 17 luglio 2013, giorno in cui è iniziata la causa, tutto è cambiato.
La legge Fini-Giovanardi, la cui applicazione era all’origine della polemica politica, è stata cancellata in seguito a una sentenza di incostituzionalità da parte della Consulta. Il dr. Serpelloni è stato allontanato dalla responsabilità del Dipartimento Anti-droga ed è tornato nella sua sede di lavoro, la Asl 20 di Verona (che poi ne sia stato licenziato per giusta causa qui non ci interessa).
Quel che è in gioco non è l’esito del processo, siamo infatti convinti che non potrà che essere affermata l’innocenza di Corleone e la legittimità del suo comportamento, ma la libertà di critica e la condivisione di una cultura del confronto da parte delle istituzioni pubbliche.
Il Presidente del Consiglio e la nuova responsabile del dipartimento antidroga sono certamente a conoscenza della questione e non possiamo credere che condividano questa azione legale carica di intransigenza ideologica e di intimidazione.
Il codice di procedura civile indica loro la strada per chiudere una vicenda assai imbarazzante. Chiediamo a Matteo Renzi e a Patrizia De Rose di compiere un atto di discontinuità attraverso una indicazione chiara all’Avvocatura dello Stato di non interesse al proseguimento della causa e la conseguente rinuncia agli atti in giudizio. Serpelloni sia lasciato solo in questa pretestuosa, temeraria e intollerante iniziativa giudiziaria.

Stefano Anastasia
Stefano Cecconi
Riccardo De Facci
Patrizio Gonnella
Leopoldo Grosso
Luigi Manconi
Ivan Novelli
Massimo Oldrini
Marco Perduca
Andrea Pugiotto
Maria Stagnitta

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mer, aprile 15 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto | 4429 visite |

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