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Droghe e Diritti

Gambling. Se il pusher è lo Stato

Leopoldo Grosso, Vice presidente del Gruppo Abele, scrive per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 14 agosto 2013.

leopoldo-grossoL’estensione dei danni provocati dal gioco d’azzardo patologico è largamente sconosciuta. Non si dispone in Italia – lo dice anche l’ultima relazione del Dpa al Parlamento – di alcuna rilevazione sistematica su questo e i numeri cui ci si affida sono mutuati per analogia dagli studi di altri paesi, oppure indiziari, oppure estrapolati da qualche volonteroso studio locale. Valutare l’impatto del GAP (gioco d’azzardo patologico) è invece importante, perché significa sapere come attrezzare i servizi, capire quali investimenti effettuare per le cure, significa soprattutto voler “vedere” il problema e smascherare l’ipocrisia che fino ad ora, sul gioco d’azzardo, ha consentito di capitalizzare i tanti profitti (dell’industria delle scommesse, dello Stato, della criminalità) ignorando i costi della dipendenza.

Non c’è giocatore d’azzardo patologico che non si sia indebitato con qualche finanziaria per decine di migliaia di euro. Alcuni sono diventati facile preda degli usurai. Altri sono andati in rosso coi conti bancari, poi hanno chiesto tutti i prestiti possibili a parenti e amici, e infine hanno dilapidato i risparmi di casa, lacerando i rapporti familiari. Quando subentra la patologia, le sicurezze affettive consolidate sono messe in crisi dall’irrompere di emozioni negative e dall’insinuarsi di sentimenti ostili: all’inizio lo shock, quando la famiglia scopre l’impensabile, poi lo spavento e lo sgomento di fronte all’ammanco economico, la delusione per il tradimento del patto di lealtà domestica; poi la rabbia per il danno subito e il rancore di fronte alla difficile quotidianità dei debiti da sanare. Si instaura in famiglia un clima di tormentato sospetto, che cresce di fronte alle reiterate e disattese promesse di smettere, avvelenando così i rapporti. La vergogna, ancora più che la colpa, getta un’ombra di fallimento che tramite il giocatore avvolge l’intera famiglia. E’ la cronaca a dirci che, ogni tanto, qualcuno “non regge”, e si ammazza.

E sempre la cronaca ci ha recentemente raccontato la notizia di un bambino trovato chiuso in auto dai suoi genitori, totalmente “presi” dalle “slot-machines”: è il tipo di episodio che generalmente costituisce la classica “prova manifesta”, la “pistola fumante”, in base alla quale i Tribunali dei Minori sottraggono la potestà genitoriale a madri e padri tossicodipendenti da eroina.

Il Codice Penale (artt. 718-723) vieta il gioco d’azzardo, ma la legislazione in deroga, tramite le concessioni rilasciate da Monopoli di Stato, fa dell’Italia una delle nazioni al vertice mondiale per il fatturato del settore. Se si applicasse all’azzardo la terminologia utilizzata per le droghe illegali, si parlerebbe di “pusher” per chi ne favorisce la diffusione e di “cupole” per quanti ne traggono profitti, spesso illeciti. Forse è per questo che si vuole continuare a negare la realtà della dipendenza da gioco, chiaramente indotta dall’abnorme espansione dell’offerta, a sua volta resa possibile dalla progressiva “liberalizzazione” del settore, avallata da 15 anni di governi, che si sono succeduti continuando a marciare nella direzione del profitto (nel 2011, circa 80 miliardi di euro di fatturato legale, di cui quasi 9 miliardi sono andati allo Stato). Le richieste di porre un freno, di correggere il tiro, di assumersi la responsabilità delle conseguenze e di cambiare rotta poste dalle associazioni “che raccolgono i cocci” di questa dipendenza indotta, sono rimaste puntualmente e totalmente inevase. Al contrario, sulle droghe si mantiene il “pugno duro” e la “Fini-Giovanardi” non si tocca. Consentiteci una domanda ingenua: qual’è la logica di tutto questo?

Mer, Agosto 14 2013 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto | 8173 visite |

3 Responses

  1. giovanni foresti Agosto 14 2013 @ 12:14

    Leopoldo Grosso denuncia una contraddizione: le droghe legali e quelle illegali vengono trattate dal legislatore in modo diametralmente opposto.
    Peccato non faccia riferimento all’alcol, pubblicizzato, e al tabacco, venduto dallo Stato senza indicarne gli ingredienti.

    Centinaia di morti al giorno di droghe legali, milioni di vittime del gioco d’azzardo, diffusione abnorme di farmaci e psico-farmaci coesistono con una legge che prevede fino a 20 anni di carcere per il reato di coltivazione di canapa.

    Spero che Leopoldo Grosso e le organizzazioni di cui fa parte vogliano finalmente vedere e esprimersi. La Canapa va legalizzata subito per eliminare una ingiustizia talmente palese che, il solo non averne mai parlato, rende complici.

  2. luisa Agosto 14 2013 @ 17:03

    Credo che la stessa osservazione si possa fare anche con argomento “contributi alle imprese”. Far credere che la piccola impresa possa ancora reggere mi sa proprio di ridicolo. Promettono contributi, tassi agevolati,ec,ecc. e si consente ancora alle grosse imprese di produrre all’estero….. non si riuscirà a portare piu’ l’economia di un tempo…….tutte illusioni. Mi sembrano manovre da tavolino per ottenere chissà quali altri meschini risultati….tutto mi sa di marcio!una commerciante delusa

  3. maurizio Settembre 10 2013 @ 10:52

    Nei sert esiste lo stesso concetto di spaccio di strada:c’è il dealer in ufficio che prescrive la droga,3 volte su 4 :non capisce una minchia di dipendenza,3 su 4 aspetta il fine mese(senza rompersi tanto:assistenti sociali ecc.),poi ci sono i puscher,le infermiere che ti danno il prodotto,loro sono quelle/i che si sbattono di più,la distribuzione al dettaglio è complessa,già esistevano problemi di comprensione e di mancanza di empatia da sempre,ora col l’infame lex,si sono trasformati un po tutti in “sbirri infami”,ma possibile che non si rendano conto che loro sono pagati per aiutare nel sert,non per creare difficoltà su difficoltà e iperburocrazia nella applicazione delle pene alternative o alla vita quotidiana degli utenti,cose veramente lontane da uno stato di diritto,mi viene da pensare siano complici a loro insaputa,o per stupidità in ecesso. Spero in un pò di Giustizia,e tante legnate ai due delinquenti a loro insaputa.buona giornata.

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