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Droghe e Diritti

In memoria di Alberto Mercuriali

IN MEMORIA DI ALBERTO – LUNEDI 9 LUGLIO 2012 – ORE 21.00 presso la CHIESA DI SADURANO – CASTROCARO TERME. Riceviamo e pubblichiamo l’invito degli amici di Alberto.

La vicenda di Alberto, nonostante vi prenda origine, non ha alcuna attinenza con la droga. Alberto non apparteneva al mondo della tossicodipendenza, non aveva consuetudini sistematiche con gli stupefacenti, saltuariamente fumava qualche spinello.
Alberto aveva sicuramente un punto di vista liberale sull’argomento, educato com’era stato a detestare qualsiasi ipocrisia, anche di Stato.
La notte di giovedì 5 luglio 2007 è stato fermato per possesso di una modica quantità di hashish dalle Forze dell’ordine in borghese, ed Alberto, responsabilmente, di fronte alla contestazione mossagli ha assunto interamente le proprie responsabilità, se ne è fatto completamente carico, da persona adulta e responsabile; avrebbe affrontato il problema da solo, forte della riservatezza che gli era stata assicurata dalle Forze dell’ordine e che gli spettava di diritto.
Alberto, per struttura morale, riponeva una fiducia cieca nelle parole date e ricevute. L’esperienza che avrebbe dovuto affrontare sarebbe stata una ulteriore opportunità di crescita, un ulteriore insegnamento dalla vita, ma non gli è stato dato il tempo.
Alberto si è ucciso la domenica notte con il gas di scarico della propria auto.
Questo perché l’azione delle Forze dell’ordine, sino alla contestazione tecnicamente sanzionatrice e vigilante, non si è fermata al  suo compimento ma è andata oltre.
Senza attendere il corso giudiziario, i Carabinieri hanno organizzato una conferenza stampa e sui giornali, a grandi titoli, in prima pagina, nelle locandine fuori dalle edicole è stato quindi consumato il processo sommario ad Alberto, descrivendolo come lui non era.
Il comportamento delle Forze dell’ordine lo ha profondamente offeso, la gogna sulla stampa alla quale veniva esposto lo ha irrimediabilmente deluso, perché la sua sensibilità e la sua correttezza erano state scambiate per ingenuità da chi se ne era servito per una vana dimostrazione e ostentazione di capacità investigativa.
Chi conosceva Alberto smentisce completamente il ritratto che abbiamo letto sulla stampa.
Come tutti noi Alberto era impegnato negli studi o nel lavoro con dedizione, serietà, impegno, per costruire la società di domani.
La trasgressione di una sera non può essere il marchio d’infamia che giornalisti, senza scrupoli o sensi di colpa, possono superficialmente applicare ad un giovane; l’azione tecnica delle Forze dell’ordine non deve trascendere in intenzioni falsamente moralistiche perché i processi si celebrano in tribunale, le sanzioni sono espresse da un giudice.
Siamo profondamente preoccupati di questi comportamenti e ci chiediamo cosa dobbiamo temere? Chi sarà il prossimo sfortunato a cadere in questo vortice di infamia?
La vicenda di Alberto è paradigmatica di cosa può capitare ad un giovane onesto e sensibile nel momento in cui, per leggerezza o per un errore, capita nella morsa di quel meccanismo, apparentemente senza controllo e senza responsabilità, costituito dalla propagazione distorta di notizie riservate e dal processo sommario che ne è seguito sulla stampa.
La vicenda di Alberto ha cambiato per sempre la sua storia e la nostra, per questo vorremmo che il sacrificio di Alberto servisse ad evitarne altri.

AMICI DI ALBERTO

sab, luglio 7 2012 » Agenda | 2543 visite |

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