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Droghe e Diritti

Le carceri “liberalizzate”

Stefano Anastasia e Alessio Scandurra commentano la privatizzazione delle carceri prevista dal decreto “liberalizzazioni” del Governo Monti per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 25 gennaio 2012.

Liberalizziamo le carceri? Affascinante l’ossimoro proposto dal decreto Monti. Ma non si tratta di aprire porte e finestre e di consentire, a chi vuole, di uscirne e, magari, a qualcuno di entrarci di propria sponte. No, più prosaicamente il Governo si limita a (ri)aprire ai privati la realizzazione e quindi la gestione degli istituti penitenziari. Già previsto nella finanziaria per il 2001 del Governo Amato, il project financing è una ricorrente tentazione di un ceto politico di governo che non vuole o non può decriminalizzare e non ha i mezzi per far fronte al sovraffollamento penitenziario da esso stesso stimolato, subìto o assecondato.

L’articolo 44 del decreto Monti prevede che «al fine di … fronteggiare … l’eccessivo affollamento delle carceri», si ricorra «in via prioritaria alle procedure in materia di finanza di progetto». A un decreto interministeriale sono demandate «condizioni, modalità e limiti di attuazione». Intanto si prevede che l’onere dell’investimento per la costruzione delle nuove carceri sia a carico di privati, con un coinvolgimento di fondazioni bancarie in misura non inferiore al 20%, che la loro gestione e dei servizi connessi sia affidata per non più di 20 anni a chi realizzi il progetto, e che gli sia garantita il corrispettivo necessario a coprire i costi dell’investimento e dei servizi.

L’unico vincolo è quello che fa salvo l’impiego del personale del corpo di polizia penitenziaria per la “custodia” dei detenuti, tanto per tenersi buoni i suoi agguerriti sindacati. Ma naturalmente anche altri “servizi” avrebbero meritato una tutela di rango legislativo. Non resterebbe che affidare ai concessionari i servizi di lavanderia e vettovagliamento, come già si usa. Ma è mai possibile che gli investitori privati possano rientrare della loro spesa (e, presumiamo, guadagnarci qualcosa) attraverso la concessione di simili servizi?

Alla stessa scettica conclusione era arrivato proprio il Ministero della giustizia, in questa legislatura, quando nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009 scriveva che le proposte di proiect financing  per la realizzazione di nuove carceri pervenute ai loro uffici erano risultate impraticabili perché «nel caso di un istituto penitenziario si è accertato che i servizi appaltabili al privato sono marginali e, comunque, insufficienti a produrre redditi di gestione tali da consentire il rientro dei cospicui capitali investiti». Secondo il Ministero della giustizia il project financing in ambito penitenziario «si dimostra fattibile qualora lo Stato partecipi al finanziamento dell’opera nella fase di costruzione con un cospicuo contributo finanziario pari al 60–70% del costo di costruzione e, in fase di funzionamento, con una rata annuale mediamente di 4–5 milioni di euro, per un periodo determinato in 30 anni per piccoli penitenziari ed in 40 anni per quelli grandi». Condizioni comprensibilmente assai lontane da quelle previste nel decreto Monti.

Erano a conoscenza Ministro e Presidente del Consiglio di questa puntuale valutazione dei “tecnici” del Ministero della giustizia? O pensano di poter affidare ai privati anche l’assistenza sanitaria dei detenuti, le attività trattamentali e le più delicate funzioni amministrative degli operatori penitenziari?

Mer, Gennaio 25 2012 » Senza categoria | 3088 visite |

2 Responses

  1. Quinto Potere Gennaio 25 2012 @ 12:15

    Le Nazioni Unite ci avevano allertato già nel 1988 in merito agli effetti deleteri della liberalizzazione delle carceri, quando avevano cercato di frenare le tendenze americane alla privatizzazione nel settore penitenziario; il rapporto della sotto-commissione per la lotta contro la discriminazione e per la protezione delle minoranze aveva elencato una serie di argomenti contrari alla devoluzione dei poteri pubblici in campo di esecuzione della pena. In pratica il Rapporto sottolinea il fatto che solo allo Stato spettano i poteri e le funzioni disciplinari (compreso l’uso della forza), ma anche laresponsabilità per la protezione dei diritti umani.

    Quinto Potere
    http://qpotere.blogspot.com/2012/01/privatizzazionile-carceri-nelle-mani.html

  2. Marco Galli Febbraio 2 2012 @ 20:21

    Si vogliono lavare le mani dalle ingiustizie e dalle violazioni.
    Invece di cambiare le regole per la carcerazione e rendere il carcere, solo per chi è realmente colpevole di gravi reati, un luogo di riabilitazione: Lo stato continua ha punire la tossicomania, la clandestinità; per piccoli reati, detenzione di stupefacenti e minuscoli furti.
    Mentre chi ruba milioni di euro, truffa la comunità non pagando le tasse o si appropria di denaro pubblico; essi continuano a vivere agiatamente in libertà e spesso perseverano negli imbrogli, continuare ad esercitare potere politico ed economico.
    Perché, invece, non liberalizzano alcol e tabacco?
    Queste sostanze fanno centinaia di migliaia di morti all’anno; ma in questo caso lo stato ci guadagna milioni di euro e a chi muore di cancro non devono neppure pagare la pensione.
    Potrebbero ripristinare i lavori forzati o affidare le carceri a “Folonari” spremere i detenuti (come l’uva) o distillarli per farne dell’alcol!

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