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Droghe e Diritti

Droga e carcere, i dati del tracollo

Franco Corleone svela in anteprima per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 15 giugno i dati 2010 dei danni della legge antidroga.

Franco Corleone svela in anteprima per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 15 giugno i dati 2010 dei danni della legge antidroga.

Lo zar è nudo, finalmente. I dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria confermano i tremendi danni sul carcere che la legge antidroga votata nel 2006 dalle Camere già sciolte ha prodotto nei cinque anni di applicazione e in particolare nel 2010.
Carlo Giovanardi architettò il vulnus istituzionale inserendo il testo proibizionista nel decreto sulle Olimpiadi e il Quirinale purtroppo controfirmò.
Eravamo stati facili profeti a immaginare le conseguenze delle norme punitive introdotte per pura ideologia e a ridicolizzare la retorica salvifica secondo la quale la gravità delle punizioni avrebbe spinto alla cura i tossicodipendenti.
La strage che si compie ogni giorno nelle carceri italiane in termini di violazione della legalità e dei diritti e che va sotto il nome pudico di “sovraffollamento”, non è un accidente naturale, ma ha una causa nella legge criminogena che si appella alla “guerra alla droga”. Veniamo alle cifre.
Al 31 dicembre 2010 il numero dei tossicodipendenti in carcere era di 16.245 detenuti pari al 24% dei 67.961 presenti (la cifra è sottostimata perché mancano i dati di Roma e di altri Istituti minori). Per una valutazione completa del fenomeno, va aggiunto il numero imponente di 27.294 ristretti per violazione dell’art. 73 (detenzione e spaccio) del Dpr 309/90, pari al 40,16% delle presenze.
Il quadro diventa ancora più sconvolgente se esaminiamo i flussi di entrata in carcere in un anno e non le presenze in un giorno. Nel 2010 nelle carceri italiane sono entrati dalla libertà 84.641 soggetti per droga, di questi 24.008 (pari al 28,5%) classificati come tossicodipendenti e 26.141(pari al 29%) per fatti inerenti l’art.73 della legge antidroga.
Ovviamente vi è un margine di sovrapposizione tra le due figure, ma è certo che più del cinquanta per cento degli ingressi e delle presenze in carcere sono dovuti a comportamenti legati alla questione droga che da problema  sociale viene di fatto declinata come vicenda criminale.
Dai dati del Ministero dell’Interno (vedi questa rubrica del 18/5 scorso), si ricava che la persecuzione si orienta per il quaranta per cento contro la canapa. Ma chi sono realmente le oltre 27.000 persone in galera a fine 2010? Sono trafficanti e spacciatori? O sono consumatori in possesso di un quantitativo di poco superiore alla soglia stabilita in via amministrativa per trasformare un cittadino in uno spacciatore presunto? Dalla ricerca in profondità eseguita in Toscana, risulta che almeno il 40 per cento degli incarcerati per l’art.73 sono consumatori o al più piccoli spacciatori. Se aggiungiamo le persone segnalate alle prefetture per semplice consumo (quarantamila giovani all’anno, per il 72% fermati con uno spinello!), dobbiamo avere il coraggio di denunciare la violenza su milioni di persone, vittime non della droga ma della war on drugs.
Pochi giorni fa si è svolto un Seminario dei giudici latini, organizzato da Magistratura democratica, che ha denunciato il carattere emergenziale delle leggi proibizioniste e la violazione dei diritti umani; con la conseguenza di un sistema giudiziario sommerso nella repressione della marginalità e debole verso i gravi reati della corruzione politica e dei colletti bianchi. Una giustizia di classe che in Italia è bene espressa dalla legge Cirielli che salva gli incensurati e calpesta i recidivi.
Il bilancio fallimentare della legge Giovanardi deve spingere a raccogliere le sollecitazioni autorevoli della Global Commission on Drug Policy per un cambio di paradigma. Una riforma subito, dunque.

Mer, Giugno 15 2011 » Senza categoria | 1700 visite |

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