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Droghe e Diritti

Il triangolo dell’oppio fra sviluppo alternativo e affari

Tom Kramer, Transnational Institute, per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 16 dicembre 2010.

Tom Kramer, Transnational Institute, per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 16 dicembre 2010. Per maggiore informazione, consulta il briefing completo n.33 su www.tni.org.

In Cina, la produzione e il consumo di droga, insieme all’infezione Hiv e all’Aids, sono importanti motivi di preoccupazione per la salute e la sicurezza. La Birmania è il maggiore produttore di oppio e di eroina nella regione, come anche di anfetaminici (Ats): la gran parte dell’eroina disponibile sul mercato cinese proviene dalla Birmania. Anche alcuni degli anfetaminici che si trovano sul mercato cinese (specie nella provincia di Yunnan) provengono dalla Birmania. Ma la Cina stessa è fra i maggiori produttori di Ats, soprattutto di ice (metanfetamina in cristalli), che non viene prodotto in Birmania.
L’uso di droga in Cina è aumentato in maniera significativa sino dagli anni novanta, iniziando dalla provincia di Yunnan (al confine con Birmania e Laos) per diffondersi nell’intero paese. Nel 1989, la prima epidemia di Hiv/Aids fra i consumatori per via iniettiva esplose nella città di confine di Ruili, situata sulla principale strada commerciale verso la Birmania. Nel 2002, l’infezione da Hiv e la malattia dell’Aids si erano già diffuse fra i consumatori di droga per via iniettiva in tutte le trentuno province cinesi. I livelli di consumo di droga nel Yunnan rimangono fra i più alti della Cina, perciò la provincia continua ad essere oggetto di speciale attenzione.
Il governo cinese, oltre che prendere misure nei riguardi dei consumi, ha cercato di ridurre la produzione di droga nella regione lanciando programmi di sostituzione delle coltivazioni di oppio sia in Birmania che nel Laos. Negli anni recenti si è moltiplicato il numero dei progetti che promuovono gli investimenti in agricoltura delle imprese cinesi. I programmi tendono a favorire le mono-piantagioni su larga scala, specie gli alberi di gomma e altre piante di valore commerciale, come la canna da zucchero, il tè e il granturco.
L’approccio cinese alla riduzione dell’oppio si basa sullo sviluppo economico complessivo tramite l’integrazione delle economie locali di confine di Laos e Birmania nel mercato regionale, così come attraverso le relazioni bilaterali con le autorità e gli imprenditori di quelle zone. Ma la gran parte dei contratti sono stipulati con le articolazioni locali dello stato, le autorità militari e le imprese, piuttosto che con le comunità territoriali.
Le autorità locali di Birmania e Laos promuovo le mono-piantagioni come via per uscire dalla povertà e dalla coltivazione dell’ oppio, offrendo agli ex coltivatori di papavero fonti alternative di reddito in regioni prive di qualsiasi altro investimento. Alcuni ufficiali governativi hanno opportunisticamente tratto vantaggio dalla loro posizione per trarre benefici finanziari da questi progetti. Questi investimenti hanno avuto qualche esito positivo di sviluppo, ma al contempo hanno causato serie conseguenze negative ai due paesi confinanti con la Cina.
In Birmania, le concessioni per piantagioni di gomma su larga scala sono in genere il solo canale di accesso ai finanziamenti cinesi. In Laos, gli accordi informali fra piccole imprese familiari sono stati la forma dominante di agricoltura, ma il modello top-down imposto dalla Cina sta guadagnando terreno e popolarità. I più poveri dei poveri, compresi molti (ex) coltivatori di papavero, hanno minimi benefici da questi investimenti: stanno perdendo l’accesso alla terra e alla foresta, spesso sono forzatamente costretti a spostarsi nelle pianure, con poche possibilità di sopravvivere ed evitare la fame.
Il governo cinese ha fatto donazioni di riso alle autorità locali della Birmania, per rispondere ai problemi di sicurezza alimentare che molti ex coltivatori di papavero si trovano ad affrontare. Ma sia i rappresentanti della comunità locale che le agenzie internazionali di sviluppo vedono la promozione imprenditoriale di grandi mono-piantagioni sempre più come una scelta di solo profitto, che interroga sulla sostenibilità dell’approccio cinese.
Gli investimenti cinesi su larga scala all’estero aprono nuove forme di conflitto: l’espropriazione delle terre che ne consegue ha vaste implicazioni sulla produzione e il commercio di droga, ma anche sulla stabilità ai confini. I piani finanziari di sostituzione dell’oppio dovrebbero essere portati avanti in modo più sostenibile, trasparente, responsabile ed equo, guardando al territorio e alle comunità locali: dovrebbero rispettare i diritti tradizionali sulla terra e le usanze delle comunità.

Tom Kramer, Transnational Institute

Gio, 16 Dicembre 2010 » Senza categoria | 2293 visite |

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