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Droghe e Diritti

Olimpia al patibolo

Il lettore che abbia la pazienza di leggere sotto l’ennesima controdeduzione del Capodipartimento antidroga a quanto da noi recentemente pubblicato e alle osservazioni a firma di Olimpia de Gouges, non avrà difficoltà a capire perché Olimpia si sia inserita nel botta e risposta. Chi se non Olimpia avrebbe potuto affrontare il patibolo degli insulti serpelloniani? […]

Il lettore che abbia la pazienza di leggere sotto l’ennesima controdeduzione del Capodipartimento antidroga a quanto da noi recentemente pubblicato e alle osservazioni a firma di Olimpia de Gouges, non avrà difficoltà a capire perché Olimpia si sia inserita nel botta e risposta. Chi se non Olimpia avrebbe potuto affrontare il patibolo degli insulti serpelloniani? Chi se non Olimpia avrebbe potuto richiamare le ragioni del dubbio e la passione per il vero dialogo contro la lama arrogante e affilata delle certezze del nostro interlocutore?
Su ispirazione di Olimpia, anche noi invitiamo il Capodipartimento alla moderazione e alla cautela. Cautela nell’interpretare i dati della ricerca neuroscientifica e nel leggere i suoi risvolti sul piano clinico. Soprattutto cautela nel tradurre meccanicamente i risultati di un filone di ricerca, comunque parziale, nella scelta politica della proibizione.
Da questo confronto agostano vogliamo però ricavare un risvolto positivo. Da tempo pensavamo di organizzare un seminario fra esperti di ambiti disciplinari diversi proprio sulla ricerca neuroscientifica, sul rilievo che ha di recente assunto, ma anche sui suoi limiti. Più in generale, sul suo significato nell’ambito del dibattito politico sulle droghe.
E’ ora di affrettarsi a mettere in atto questo proposito. Non mancheremo di invitare anche il dottor Serpelloni.

A proposito: Olimpia de Gouges presiederà l’incontro.

Giovanni Serpelloni ha scritto:

Olimpia de Gouges, morta ghigliottinata a Parigi il 3 novembre del 1793 da Robespierre per essersi opposta alla decapitazione di re Luigi XVI, risponde il 19.08.2010 dall’aldilà  al mio articolo del 15 agosto sui danni cerebrali derivanti dall’uso di sostanze stupefacenti. Si fanno resuscitare i morti per poter nascondere la vera identità di chi, con insolenza e maleducazione, entra in un dibattito screditando le competenze altrui senza far comprendere le proprie e celandosi vigliaccamente dietro ad un nobile quanto encomiabile pseudonimo. Si sveli cara, madame de Guoges,  affinché tutti noi possiamo apprezzare le basi di competenza e conoscenza su cui lei fissa nella sua raffinatezza di eloquio e di pensiero, le sue controdeduzioni.
Detto questo, credo che alcune delle ingenue domande possano trovare facilmente risposta nelle due monografie sulle neuroscienze dell’addiction da me curate e che invito i veri curiosi a sfogliare e se gradito a scaricare gratuitamente (http://www.dronet.org/monografia.php?monografie=70).
Certamente ed ovviamente esistono delle differenze nei danni cerebrali in base all’esposizione al consumo (dipendenti da condizioni neuropsichiche individuali, quantità, durata, tipo di sostanza  e mixing), come altrettanto chiaramente esistono una serie di correlati clinici e sintomatologici relativi ai danni neuropsichici sottostanti, conosciuti da anni e tali da giustificare la sospensione cautelativa dalle mansioni a rischio. Ma bisogna avere la pazienza di leggerli e studiarli approfonditamente (di solito proprio durante il sabato e la domenica!) e smetterla di rovistare tra la letteratura scientifica accreditando e prendendo in considerazione solo quegli articoli che avvalorano la tesi che le varie sostanze stupefacenti facciano bene alla salute e perlomeno non si sappia ancora precisamente quanto male facciano.  E poi di quale “male” stiamo parlando? Quello che solo i nostri occhi inesperti vedono o quello che raffinate tecniche diagnostiche possono mostrare? In quanto alla tossicità dell’alcol e alla pericolosità dell’abuso alcolico, il Dipartimento per le Politiche Antidroga non ha mai sottovalutato la questione né sminuito la portata sociosanitaria di tale problematica.
Relativamente  alla citata classificazione di rischio delle sostanze di Bernard Roques, credo sia opportuno che madame de Gouges rilegga bene e più approfonditamente tale articolo che  prende molto poco in considerazione, nei criteri di classificazione relativi alla tossicità, proprio i più moderni studi di neuroscienze ed in particolare di neuroimmaging funzionale ad alta risoluzione. Esattamente quello che invece si è ora in grado di dimostrare come, per esempio,  le significative alterazioni nei consumatori di cannabis dello spessore della corteccia cerebrale  (aree temporo-mesiali e nella corteccia cingolata anteriore e cioè in associazione con  deficit neuropsicologici  di attenzione e memoria). Altri studi sulla maturazione e  sullo sviluppo cerebrale degli adolescenti mediante il tensore di diffusione – DTI, soprattutto sulla sostanza bianca del cervello, hanno dimostrato recentemente come queste strutture vengano modificate sotto l’effetto delle sostanze stupefacenti compresa la Cannabis, inducendo deviazioni del normale sviluppo.  Vogliamo continuare a tenere gli occhi chiusi? Vogliamo continuare a trovare giustificazioni per poter utilizzare senza preoccupazione le varie sostanze? Vogliamo continuare a leggere solo le pubblicazioni che ci danno ragione e scotomizzare ciò che demolisce le ormai  traballanti ipotesi, insultando anche pubblicamente chi si permette di dire cose contrarie a certi principi e assunti? Io credo che i veri problemi, da affrontare per la tutela della salute pubblica in relazione all’uso di sostanze stupefacenti e alcol, stiano da un’altra parte cara madame de Gouses. In quanto al rapporto della Global Cannabis Commission, invito i lettori ma soprattutto lei, madame, a rileggerlo approfonditamente perché non sostiene affatto le tesi dell’innocuità della cannabis sui sistemi cerebrali ma anzi ne sottolinea le problematiche e i dubbi che solleva sono anche conseguenti al fatto che non sono stati prese in considerazione pubblicazione uscite dopo la stesura del rapporto, come ho avuto modo di discutere personalmente con i colleghi inglesi. Oltre, a quel rapporto consiglio madame, di cui a questo punto chiediamo esplicitamente di conoscere identità e competenze in ambito di neuroscienze, di aggiornare le sue letture con articoli scientifici nel campo del neuroimmaging  usciti per l’appunto dopo quel rapporto, che non lasciano dubbi su come dovremmo atteggiarci all’interno di un approccio cautelativo e preventivo di sanità pubblica, verso sostanze come il THC, che sono in grado, per esempio, di alterare inequivocabilmente (rilevato con spettroscopia) il metabolismo del glutammato nel cervello (neurotrasmettitore fondamentale per il regolare funzionamento cognitivo) o di creare una frammentazione del DNA dei neuroni dell’ippocampo (sindrome conosciuta fin dal 1999 se per caso le fosse sfuggito). Ci spieghi, madame, perché contemporaneamente ci si batterebbe, affinché, alcune sostanze alimentari (non considerate “droghe”) che inducano solo il minimo sospetto (non la certezza) di poter danneggiare la salute o il DNA dei neuroni del nostro cervello (con caratteristiche di pericolosità quindi anche molto meno rilevanti rispetto per esempio a quanto rilevato per la cannabis), vengano vietate in via cautelativa, proibite ed  escluse dalla produzione e dal commercio, mentre invece si tollera o addirittura si auspica che la cannabis (che presenta sicuramente tali effetti) venga messa a disposizione di tutti e glorificata come innocua se non addirittura salutare.Concetti e parole forse troppo difficili ma che le saranno di stimolo per studiare ed approfondire l’argomento, magari la domenica, come molti medici e studiosi fanno, compreso il sottoscritto. Sempre a disposizione.

Ven, Agosto 27 2010 » Senza categoria | 7072 visite |

14 Responses

  1. Fabbrizio Agosto 29 2010 @ 10:21

    Io vorrei sapere a Serpelloni chi e’ che gli ordina di pubblicare simili menzogne sulla cannabis(canapa) ?
    La Canapa e’ una pianta coltivata dall’uomo da secoli , forse la prima pianata coltivata(sativa) da cui nasce l’agricoltura , il principio attivo THC e’ considerata una droga leggera in quanto non idrosolubile come le droghe pesanti : Cocaina,Eroina,Anfetamina,ecc. e quindi non inniettabile , la dose letale e’ di 20.000-40.000 volte quella singola di 25mg. di THC , quindi e’ impossibile morire con la cannabis in quanto la DoseLetale e’ insomministrabile….
    Il vero motivo per cui e’ proibita la Canapa e’ perche’ puo’ sostituire l’intera catena petrolchimica , dalla benzina(bio-diesel) , alla fibbra tessile , alla carta , alla plastica ed e’ bio-degradabile…..pensate se non fosse stata proibita , tutti gli scarti del petrolio dove li avrebbero messi ? come con le scorie nucleari , se la canapa veniva usata per fare buste , cellophane , gomme delle macchine , ecc. gli scarti del petrolio dove li mettevano ? GRAZIE ALLA PROIBIZIONE SULLA CANAPA , CE LI HANNO RIFILATI OVUNCQUE….SIAMO INVASI DAL PETROLIO , IN MARE , IN TERRA , PECCATO CHE NEL NOSTRO DNA NON ABBIAMO IL PETROLIO MA I CANNABINOIDI SI’ !

  2. A. Spano Agosto 30 2010 @ 10:34

    “e smetterla di rovistare tra la letteratura scientifica accreditando e prendendo in considerazione solo quegli articoli che avvalorano la tesi che….”

    E’ chiaro a tutti che qualunque ricerca scientifica darà conclusioni diverse a seconda che chi le trae sia proibizionista o antiproibizionista.
    Il Dipartimento, ideologicamente proibizionista, non è esente da questo meccanismo.

    “”mentre invece si tollera o addirittura si auspica che la cannabis (che presenta sicuramente tali effetti) venga messa a disposizione di tutti e glorificata come innocua se non addirittura salutare”

    Qui si nasconde la testa sotto al sabbia.
    1) La cannabis è già a disposizione di tutti.
    Chi vuole procurarsene sa come e dove farlo. Impossibile eliminare una sostanza che ha una domanda così alta. Non esiste stato al mondo in grado di fermarne la diffusione, neanche i regimi.
    Anche perchè quasi 100 anni di proibizionismo hanno permesso alle organizzazioni (criminali) che la smerciano di diventare molto forti e molto organizzate.
    Per fermarle ci vorrebbero (e forse non basterebbero) centinaia di migliaia di Forze dell’Ordine, tanto da mandare in bancarotta lo Stato.

    2) Si parla di riduzione del danno, non di glorificare la cannabis.
    Non è forse meglio, visto la “pericolosità” della sostanza, che lo Stato intervenga legalizzandola, in modo da poter controllare chi vende, chi acquista e, soprattutto, quello che viene venduto?
    In modo da poter responsabilizzare il consumatore e da poter recuperare chi ne fa abuso?
    Se ci tenete così tanto alla salute pubblica, perchè lasciare una sostanza consumata da milioni di persone in mano alle organizzazioni criminali?

    La realtà è dietro le vostre “certezze” scientifiche ci sono delle esigenze politiche…. se non c’è il mostro da combattere chi vi vota più?

  3. B'Rat Agosto 30 2010 @ 10:56

    Scusate, ma, a costo di essere brutale, cosa mi dovrebbe far pensare che quello che ha detto Serpelloni è falso e che abbiate ragione voi? Lui è entrato nel merito degli studi citati da voi che scagionerebbero la cannabis, voi non siete entrati nel merito dei suoi; anzi, ai miei occhi inesperti avviene un incredibile ribaltamento per cui se gli studi favorevoli alla cannabis erano totali e bastavano a decretarne l’innocuità, gli studi di neuroscienze diventano parziali e vanno presi con le molle se prospettano invece danni dovuti alla cannabis. Il messaggio che sembra passare è: visto che questi studi, a differenza degli altri, vanno utilizzati con cautela (per qualche motivo), continuiamo a comportarci come se non esistessero; il principio di precauzione sembra non applicarsi.
    Invece di entrare nel merito vi siete limitati a mettere un periodo sul “dubbio” opposto all’arrogante certezza, che è talmente generico da poter essere applicato a tutto e nulla, e un accenno ai non precisati limiti delle neuroscienze, altrettanto generico.
    E poi, per quanto Serpelloni possa averlo sottolineato in modo antipatico, sprezzante o come preferite, in effetti il fatto di non mostrare i titoli di competenza degli articolisti di cui avvalete è un nervo scoperto.

  4. SMG Agosto 30 2010 @ 14:17

    Caro B’rat, non hai tutti i torti.
    “Olimpia” non è entrata nel merito, e non si è “qualificata”.
    Però ha proposto di organizzare un seminario sull’argomento, dove, non essendo precluso l’accesso agli scienziati di ideologia proibizionista (come invece avviene in quelli organizzati dal Dipartimento anti-droga), sarà possibile quel confronto che finora è stato negato.
    Vedremo se si farà e se il Dott. Serpelloni accetterà l’invito
    a confrontarsi con colleghi con uguali competenze ma diverse ideologie.

    Personalmente penso che la pecca del Dott. Serpelloni, che in realtà non è certo uno sprovveduto (chiamarlo “il neuroscienziato della domenica” forse non aiuta il dialogo…) sia quello di essere al servizio di un Dipartimento che gli richiede di fornire dati e ricerche scientifiche a supporto di un certo tipo di politica.
    Mentre dovrebbe essere la politica che dovrebbe seguire ed essere coerente con le ricerche scientifiche…

    Da qui alcune domande al Dott. Serpelloni sorgono spontanee:

    I danni indicati da una sostanza (qualunque essa sia) all’organismo, sono effettivamente traducibili in una legge proibizionista? Qual’è la linea di demarcazione tra il tollerabile e il non tollerabile?
    Qual’è la pericolosità della cannabis messa in relazione a quella di altre sostanze considerate legali (es. farmaci, tabacco, alcool e qualunque altra sostanza dotata di un “principio attivo”)? Vi è corenza tra danno potenziale e legalità/illegalità della sostanza? Oppure è una scelta ideologica?

    Le ricerche scientifiche giustificano una politica che discrimina socialmente chi fa uso sporadico di cannabis?
    Oppure giustificherebbero più tolleranza?
    Perchè non distinguere tra consumo e abuso, così come per l’alcool?

    E soprattutto, si avrà mai una discussione seria su tutto questo?

  5. Alessio B Agosto 31 2010 @ 21:31

    Caro B’RAT
    Mi è venuta la noia a leggere l’articolo di questo Serpelloni. Parte subito cercando di smontare l’opinione altrui attaccandol’anonimato e già questo fa capire che si tratta di una persona talmente poco sicura delle sue teorie da attaccarsi ad ogni dettaglio per smontare qeulle degli altri.
    Poi snocciola nomi, termini, studi eccetera… ora, penso che potrei tirar fuori uno studio che sostenga una qualsiasi opinione semplicemente navigando in internet: quindi, per quanto mi riguarda, prendo con le pinze gli studi da una parte e dall’altra (eufemismo per dire che per me, uomo “comune” non valgono un bel niente).
    Quando in astronomia si vuole trovare un buco nero non lo si cerca, perché sarebbe impossibile vederlo, ma si può dedurre la sua presenza vedendo come si comportano le stelle intorno al punto “sospetto”. Quindi io ragiono in base a ciò che vedo tutti i giorni: vedo una costante guerra senza quartiere contro questa pianta in particolare. Perché? Il bassista degli Elio e le Storie Tese fu squalificato dal campionato di baseball perché trovato positivo alla cannabis… quindi è una sostanza dopante? migliora la prestazione sportiva? però se ti trovano positivo alla cannabis quando sei alla guida, diventa una sostanza debilitante. Già questo fa riflettere. Poi, perché tutte queste associazioni, enti e governi si stanno mobilitando per decriminalizzare la cannabis? Che avrebbero da guadagnarci? E che ha da guadagnarci chi si batte contro la legalizzazione? soldi… un sacco di fondi stanziati da governi conservatori; da un documentario su Rai Educational sono rimasto scioccato sentendo che il proibizionismo costò al governo Nixon ben 120 miliardi di dollari… E poi? I petrolieri (con la cannabis si possono fare plastiche resistentissime) e le industrie farmaceutiche. E poi? Beh qui dico la mia: la marijuana viene perseguitata per motivi ideologici, perché rappresenta la libertà, la spensieratezza e tanti effetti benefici (constatabili anche al primo consumo occasionale, dal rilassamento all’appetito) ottenibili senza l’ausilio di prodotti farmaceutici. E, per concludere, cito gli eminenti Pitura Freska, una vecchia band delle mie parti: “de Marijuana no xe mai morto nissuni!” (di Marijuana non è mai morto nessuno)

  6. Massimiliano Sfregola Agosto 31 2010 @ 23:20

    Il problema principale di questa surreale disputa è uno: Fuoriluogo è un blog/sito di POLITICHE sulle droghe, eppure a spaccare il capello si fa vivo solo un neuroscienziato. Ha ragione? Ha torto? Se dovessi, a mio parere, rimproverare qualcosa a Fuoriluogo è di aver accettato di discutere SOLO sul piano scientifico una questione che, evidentemente, di scientifico non ha più nulla. Se dovessimo riservare ad ogni prodotto da ‘assunzione’ le attenzioni riservate alla cannabis, praticamente non potremmo bere neppure l’acqua. Senza contare i, giustissimi, paragoni con le droghe legali. Allora la vicenda è in egual misura politico-antropologico-sociale ed anche faramcologica. Se Serpelloni vuole tesi a contrario, come ho già scritto in un altro post, i suoi colleghi olandesi sarebbero ben felici di fornirgli tutte quelle di cui ha bisogno per convincersi della parzialità delle sue conclusioni.

    Ad esempio, quando parla di ‘abuso’ per la cannabis e di ‘uso moderato’ per l’alcol è lo scienziato o il politico in malafede a parlare? Uso moderato della cannabis non esiste? O si riconosce pari dignità ad ogni articolazione di un fenomeno complesso oppure si finirà sempre nel burrone di faziosità dal quale Serpelloni dispensa pagelle a questo o quello. Se poi, scoprissimo, che essere neuroscienziati abilita anche a competenze specifiche in ambito politico-sociale, allora sarei curioso di leggere le pubblicazioni sociologiche o antropologiche sulle droghe del Professore. In caso contrario mi chiedo come mai, alcuni paesi prevedano una suddivisione tabellare delle sostanze stupefacenti e psicotrope diversa da quella di altri… Se la scienza e la farmacologia dispensano VERITA’ allora VERITA’ è uguale per tutti no? Non sarà che storia, cultura di ogni società condizionano gli approcci aldilà del ‘fa male o fa bene’?

    MS

  7. A. SPANO Settembre 1 2010 @ 10:39

    A proposito di competenze: il Dott. Serpelloni non è un neuroscienziato, ma è specializzato in Medicina Interna…
    Le sue ricerche, anche quelle pubblicate sul sito da lui indicato, derivano da deduzioni da ricerche svolte da altri specialisti. L’accusa di spulciare letteratura scientifica ad hoc per avvalorare le proprie tesi, quindi, potrebbe valere benissimo per lui.

    Gli effetti della cannabis sono fortemente sopravvalutati da chi ha un approccio proibizionista, mentre gli antiproibizionisti sono accusati di sottovalutarli… mentre in realtà nessun anti-proibizionista serio ha mai detto che la cannabis è innocua.
    Semplicemente si sostiene che la sua pericolosità, sotto tutti i punti di vista, è piuttosto bassa, soprattutto in relazione ad altre sostanze socialmente più accettate.

    Basta vedere quali sono gli effetti sul cervello causati dall’alcool, a breve e lungo termine….

  8. Franco Settembre 1 2010 @ 16:24

    “concetti e parole forse troppo difficili ma che le saranno di stimolo per studiare ed approfondire l’argomento, magari la domenica, come molti medici e studiosi fanno, compreso il sottoscritto. Sempre a disposizione.”

    Intanto evitate di mettere in croce la gente che si fa le canne con le vostre paradossali “sanzioni amministrative”… Chissà poi perchè se ti beccano con una canna devono schedarti e toglierti la patente come se fosse scontato che ti metterai poi alla guida?
    Cosè? vi preoccupate talmente anto di chi si droga da ritenere opportuno danneggiarlo anche quando non ha fatto danno a nessuno?

  9. B'Rat Settembre 2 2010 @ 08:30

    Massimiliano,
    va notato che gli interventi sul Manifesto, giustamente, cercano di giustificare la sentenza di adeguatezza o meno di questa o quella politica proprio con dati scientifici. Nel caso specifico la disputa è nata dall’affermazione che il consumo di cannabis non farebbe danno oltre il periodo di effetto.

  10. Massimiliano Sfregola Settembre 2 2010 @ 13:37

    Bra’t, esiste un problema di fondo: chi dice che la scienza a sostegno delle politiche del DPA sia piu’ esatta della scienza a sostegno del Bureau Voor Medical Cannabis olandese oppure dei centri di ricerca in California. Usciamo, per favore, dalla logica ‘buono=legale’, ‘cattivo=illegale’, perchè questa si è ideologia. Il blasonatissimo, e su questo concordo con i detrattori delle tesi antiproibizioniste, paragone con l’alcol sarà monotono ma ancora nessuno è riuscito a smentirne la correttezza dell’impianto teorico: l’alcol non è legale perchè faccia bene è legale perchè culturalmente accettato. E sapete chi lo dice? La Corte Costituzionale. Se interessa cerco la sentenza, con la quale dichiarò inammissibile il referendum del 1993 dei Radicali per legalizzare la cannabis. Certamente appellandosi al disposto delle Convenzioni sugli stupefacenti, che proibiscono di legalizzare le sostanze sottoposte a regime controllato, ma sopratutto sulla bse del fatto che è discrezione del governo stabilire le sostanze culturalmente accettabili o meno. In pratica la scienza non c’entra nulla.

    E allora, rispondendo a te, dico: il consumo moderato di alcol, sostanza priva di impieghi in campo medico, siamo sicuri non faccia danno oltre il periodo di effetto?
    Cercare ossessivamente un collegamento tra eventuali incidenti stradali, ad esempio, ed un consumo moderato di cannabis o altre sostanze illegali, a me sembra semplicemente un’opzione politica, che nulla ha a che vedere con la scienza.

  11. Franco Corleone Settembre 3 2010 @ 08:59

    Invito il lettore o la lettrice particolarmente turbato dagli argomenti di Serpelloni a rileggere con attenzione la corrispondenza con il Dipartimento Antidroga fin dall’inizio, partendo dal pezzo di Giuseppe Bortone, responsabile tossicodipendenze della Cgil e da quello di Susanna Ronconi sui test ai lavoratori. Ronconi afferma che mentre i test sull’alcol individuano l’intossicazione acuta, quelli per le droghe illegali, e soprattutto per la cannabis, individuano se una persona ha consumato in un tempo precedente, e non l’intossicazione acuta. Sarebbe come se si cambiasse di mansione a un lavoratore consumatore di vino per il solo fatto che consuma vino e non perché va a lavorare ubriaco.
    Serpelloni nella sostanza obietta che ciò è corretto perché la semplice esposizione alle sostanze illegali provocherebbe danni cerebrali tali da compromettere le capacità lavorative. Per questo – egli sostiene- sostanze come la cannabis devono essere illegali. Serpelloni ha parlato genericamente di evidenze da studi di neuroscienze, al contrario di noi che abbiamo citato alcuni autorevoli studi (dal Rapporto Roques, al recentissimo Global Cannabis Report della Beckley Foundation) che sostengono non l’innocuità della canapa (nessuno l’ha mai detto) ma che è la sostanza a minor rischio fra le droghe legali e illegali. Con ciò il teorema di Serpelloni decade. Infine Beatrice Bassini ha replicato all’ennesima risposta serpelloniana citando recenti studi da cui non si può prescindere.
    Ricordo al lettore o lettrice così attento/a, che la discussione nasce dall’esame degli esiti dell’utilizzo dei test ai lavoratori riportato nella Relazione annuale al Parlamento, la loro attendibilità e i rischi di mettere in gioco diritti fondamentali del cittadino.
    Sottolineo anche che il principio di precauzione non c’entra proprio nulla!
    La miglior cosa che può fare il nostro interlocutore è di leggersi i testi citati e anche il fondamentale Marijuana, miti e fatti di Zimmer e Morgan (Vallecchi editore).
    Siamo così convinti che la scienza sia una cosa seria e non una gomma americana da tirare da una parte e dall’altra che abbiamo annunciato l’organizzazione di un seminario sull’utilizzo delle neuroscienze a partire da una valutazione non fideistica e totalizzante e totalitaria.
    Il dubbio serve a non affidarsi mai a Verità assolute.

    Franco Corleone

  12. fiore Settembre 3 2010 @ 09:31

    caro b’rat anche il cioccolato stimola la produzione di endorfine nel cervello, e chissà quali danni permanenti provoca nel cervello umano!
    se fosse per i neuroscienziati alla serpelloni forse sarebbe già vietato e i cioccodipendenti curati con rimonabant…
    http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/Cioccolismo.shtml

  13. A. SPANO Settembre 3 2010 @ 15:43

    Domanda: ma tra le mansioni a rischio per terzi perchè non è inclusa quella del parlamentare?
    Prendere decisioni che si ripercuotono sulla vita di 60 milioni di persone è forse meno delicato che guidare un tir o un autobus ?

    Può un politico avere la possibilità di usare saltuariamente sostanze stupefacenti per il suo divertimento, a scapito della sicurezza di altri 60 milioni di cittadini?

    Chiaramente no.

    Quindi a titolo precauzionale il duo Giovanardi – Serpelloni deve al più presto predisporre un testo di legge che preveda test anti-droga (OBBLIGATORI e NON ANONIMI, come per tutti i comuni cittadini) per i politici di tutti i livelli, con sospensione della carica in caso di positività e (come per tutti i comuni cittadini) la presunzione di colpevolezza in caso di rifiuto di sottoporsi ai test.

    Ovviamente (come per tutti i comuni cittadini) non si deve fare nessuna distinzione se il “drogato” ne fa uso occasionale o ne è dipendente, e nessuna distinzione se lo fa durante sul suo tempo libero o durante il lavoro, visto che le infallibili ricerche scientifiche prese in considerazione
    dimostrano inoppugnabilmente che anche a distanza di mesi, qualsiasi sia la sostanza (illegale) assunta, il cervello rimane alterato e non è più in grado di avere normali funzioni cognitive.
    Immaginiamoci allora come un uomo in queste condizioni possa essere in grado di scrivere testi di legge ed affrontare i molteplici problemi di questo Paese.

    Certo, probabilmente non lo faranno mai perchè sanno che verrebbero sollevati dai loro incarichi nel giro di un paio di giorni… ma per lo meno dimostrerebbero la loro totale buona fede e l’assenza di fini politici nelle loro battaglie per la salute pubblica basate sulla repressione e i divieti.

  14. enrico Settembre 3 2010 @ 17:06

    Condivido in pieno il pensiero di Spano e non riesco proprio a capire come Serpelloni riesca ad avere il coraggio di fare certe affermazioni quando, se fosse realmente vero che le droghe creano danni permanenti in ogni caso, la prima legge che dovrebbe AUTO IMPORSI di far fare ai suoi “amici” di governo è proprio quella sulla droga per i parlamentari. Se nel suo grande cuore c’è la preoccupazione per la salute dei suoi beneamati cittadini, come dice Spano, prendere decisioni per tutto il popolo italiano deve essere messo in mano a persone “moralmente sane” e non a drogati tossici peccatori e malati!!!!
    Se Serpelloni farà questa legge allora potremo dire che almeno quello che dice è dettato veramenta da una sua profonda convinzione, se invece la legge non ci sarà allora continueranno ad esserci molti dubbi.

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