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Rototom, la banalità quotidiana della politica

Claudio Cippitelli scrive dell’esilio del Rototom per la rubrica settimanale di Fuoriluogo su il Manifesto del 18 agosto 2010. Il programma di Rototom 2010, dal 21 al 28 agosto a Benicàssim, on line sul sito ufficiale del Rototom.

La società del rischio: Risikogesellschaft. Così titola un saggio di Ulrich Beck, sociologo e scrittore tedesco, uno dei maggiori intellettuali europei. Sul rischio, e il ruolo che assume nella nostra società, hanno riflettuto e scritto i maggiori esponenti della sociologia occidentale, da Luhmann a Goffman, da Giddens a Le Breton, da Rifkin a Bauman, oltre, appunto, Beck.  A guardare dal nostro Paese, si tratta di riflessioni superflue,  condotte da gente oziosa: sociologismi. A guardare dal nostro Paese, piuttosto che attardarsi in analisi, ricerche e sperimentazioni,  pare che tutto si possa interpretare e risolvere attraverso le categorie del bene e del male, del comportamento virtuoso e del peccato.  Quando si parla di giovani, aggregazioni giovanili, consumi giovanili, tutto ciò appare assolutamente  evidente.
Estate 2009. Come riporta varesenews.it, le persone che hanno perso la vita in montagna dal 6 giugno al 23 agosto 2009  sono  state trentuno (31).  Una strage. Non risultano dichiarazioni di esponenti di governo in merito, tantomeno (per fortuna) posti di blocco sui sentieri che conducono alle Tre Cime di Lavaredo o sulle ferrate delle alte vie degli alpini. Nella stessa estate del 2009, come ogni estate da tempo, in Friuli si è tenuto il festival internazionale di cultura reggae Rototom Sunsplash. Nessun morto, nessun ferito, niente risse, nessun malore: musica, socializzazione, felicità. Quest’anno tale evento, definito dall’Unesco come “emblematico del decennio internazionale per una cultura di pace e non violenza”,  non si terrà in Italia bensì in Spagna, a Benicàssim, per evitare che “ragazzi possano rischiare la vita” come ha recentemente affermato il sottosegretario Carlo Giovanardi. È davvero così?
Le motivazioni che spingono a cancellare un appuntamento, desiderato da decine di migliaia di ragazze e ragazzi, risiedono nel nobile e adulto sentimento di evitare giovani morti, anche laddove di morti non ce ne sono mai stati?  Max Weber diceva  che esiste una distinzione qualitativa “tra agire guidato dall’assunzione del rischio, che trascende la banalità della vita quotidiana, e agire guidato dall’eliminazione del rischio, che appartiene alla banalità quotidiana”.  E come non pensare, davanti a divieti come quello che ha colpito il  Rototom,  che siamo di fronte ad un riflesso banale della politica, una scorciatoia del pensiero che spinge a nascondere, spostare, negare o vietare quello che non si conosce, non si comprende, non si condivide. Una banalità pericolosa, che distingue tra i rischi  che è opportuno correre (magari per farsi largo nella società, chi non risica non rosica, magari rischiando sulla pelle e sui risparmi di altri) e rischi, veri o presunti, rispetto ai quali i liberali nostrani dimostrano la provvisorietà delle loro convinzioni.  Una banalità che si nutre di approssimazione e falsità, sino ad utilizzare un evento drammatico, la tragedia di Duisburg  (come  noto motivata proprio dalla scarsa attenzione rispetto ai rischi da parte delle autorità)   per aggredire ogni aggregazione musicale giovanile, in particolare quelle autorganizzate e fuori dalle logiche commerciali. Il rischio va assunto dice Weber, in quanto, come ci ricorda Bauman, è una caratteristica costante dell’azione umana. E più le società sono libere e orientate al futuro, più esperiscono la capacità di assumere il rischio: sono i governi illiberali che, in nome della sicurezza, trasformano la società in una caserma e il dibattito in un ordine del giorno. Il compito degli adulti, e dei governi, non è quello di impedire la vita, e il rischio che in essa è insito:  compito degli adulti è quello che Il giovane Holden desidera per sé, ossia prendere al volo i ragazzi che rischiano di cadere nel burrone mentre fanno una partita in un immenso campo di segale. Ma l’assunzione del rischio, come anche del coraggio, non sembra appartenere  allo spirito del tempo; anzi, può capitare che ministri e sottosegretari, per non correre il rischio di farsi fischiare da una piazza che attende da trent’anni di conoscere i mandanti di una bomba alla stazione, facciano, con sicurezza, una pessima figura.

mer, agosto 18 2010 » fuoriditesta | 1170 visite |

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