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Droghe e Diritti

Droga, lo zar russo che pretende di guidare il mondo

L’articolo di Tom Blickman (Transnational Institute) per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 14 luglio 2010.

Il diplomatico russo Yuri Fedotov è stato nominato nuovo direttore esecutivo dell’ufficio Onu per le droghe e il crimine (Unodc). Quali saranno le implicazioni? La Russia ha i peggiori precedenti per la politica della droga e i diritti umani: ignora le evidenze scientifiche sulla prevenzione dello Hiv e la sua legislazione punitiva spinge i consumatori di droghe ai margini della società. Anche i contadini afgani che coltivano il papavero da oppio potrebbero risentire di questa nomina. I russi sono responsabili dei trentamila decessi per droga che avvengono in Russia ogni anno.
Un direttore esecutivo dovrebbe essere indipendente e non al servizio di un qualsiasi paese. Ma Fedotov è un diplomatico con 40 anni di carriera alle spalle, perciò con ogni probabilità non si dovrebbero nutrire illusioni sulla sua indipendenza. Stante la recente offensiva diplomatica della Russia a  favore della fumigazione dei campi di papavero in Afghanistan, questa nomina è da considerarsi una vittoria della spinta russa verso una “linea dura” nella regione.
Negli anni passati, per non alienarsi le simpatie dei contadini locali, le truppe Nato non hanno distrutto i campi di papavero nei territori sottratti ai Talebani, ma hanno pagato i coltivatori perché lo facessero da sé. Secondo Viktor Ivanov, capo del Servizio federale russo per il controllo della droga (Fskn), la non volontà della Nato e delle potenze europee di distruggere le coltivazioni di oppio “va contro la risoluzione dell’Onu che obbliga tutti i paesi di distruggere le piantagioni che contengono narcotici”.
Alcuni alti ufficiali russi hanno descritto la situazione in Afghanistan come una “narco-aggressione” contro la Russia e una nuova “guerra dell’oppio”. La Russia imputa la morte di trentamila consumatori ogni anno– età media ventotto anni- ai coltivatori afgani e alla politica dell’Onu, invece che alla sua pessima politica della droga.
Un articolo del Lancet pubblicato la scorsa settimana (“L’uso iniettivo di droga in Russia lievita di fronte all’inerzia politica”) offre un’utile sintesi della disastrosa politica russa: “Secondo la Oms e
l’Unaids, la Russia ha una delle più serie epidemie nel mondo da uso di droga per via iniettiva, che a sua volta alimenta un’esplosione dell’incidenza di Hiv e Aids. Si stima che i consumatori per via iniettiva assommino a due milioni, il 60-70% dei quali hanno malattie correlate allo Hiv. Più di due terzi dei nuovi casi di Hiv in Russia sono legati all’uso per via iniettiva, e secondo l’Unaids ci sono nel paese un milione di persone con Hiv. Dal 2001 la prevalenza dello Hiv è raddoppiata. Le autorità russe hanno incontrato severe critiche internazionali per la politica dei trattamenti della tossicodipendenza, che poggia quasi esclusivamente sulla promozione dell’astinenza. In Russia la terapia sostitutiva con oppiacei, come metadone e bufrenorfina – pratica standard nel resto del mondo – è proibita per legge, e la promozione dell’uso di questi farmaci è punibile col carcere. Alcuni medici russi che hanno patrocinato l’uso del metadone nei programmi di riduzione del danno affermano di avere in seguito subito vessazioni”. Questo è il paese che pretende di avere la guida del mondo nel controllo della droga.
Non sembra probabile che all’interno dell’Unodc Fedotov possa davvero promuovere un approccio alla russa sulla riduzione della domanda, tuttavia il nuovo direttore potrebbe bloccare i lenti progressi raggiunti negli ultimi anni. E le cose potrebbero peggiorare nel campo della riduzione dell’offerta, specie per i contadini afgani. La Russia sembra determinata a reprimere la coltivazione di oppio con qualsiasi mezzo. Uno di questi mezzi è il signor Fedotov. Un altro potrebbe essere un agente ottenuto dal fungo patogeno Dendryphion papaveraceae. Il fungo è stato prodotto dall’istituto di genetica di Tashkent in Uzbekistan, con l’aiuto dell’Undcp – l’agenzia poi sostituita dall’Unodc. Sotto la pressione internazionale, l’Unodc non ha dato corso al suo utilizzo. Adesso non è chiaro chi deciderà sul fungo.
Ora che l’amministrazione Obama sta abbandonando la war on drugs e sta superando le resistenze alla riduzione del danno, sembra che la Federazione Russa voglia rimpiazzare gli Stati Uniti quale  “guerriero” mondiale della droga. Con un diplomatico russo di carriera a capo dell’apparato “indipendente” dell’Onu per la droga.

L’articolo di Tom Blickman (Transnational Institute) per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 14 luglio 2010.

mer, luglio 14 2010 » Senza categoria | 1961 visite |

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