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Droghe e Diritti

Da Merano la repressione sui coltivatori

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato-denuncia di Legalizziamolacanapa.org relativo all’operazione giudiziaria dei Carabinieri di Merano che hanno ordinato perquisizioni per circa 2500 persone in tutte italia sospettate e denuciate per spaccio solo per avere acquistato legalmente su internet semi e/o materiale per la coltivazione di piante.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato-denuncia di Legalizziamolacanapa.org relativo all’operazione giudiziaria dei Carabinieri di Merano che hanno ordinato perquisizioni per circa 2500 persone in tutte italia sospettate e denuciate per spaccio solo per avere acquistato legalmente su internet semi e/o materiale per la coltivazione di piante.

Ci rivolgiamo a tutti coloro che credono ancora nella libera informazione , ma soprattutto a coloro che non vogliono darsi vinti nella speranza che in questo paese esista ancora un barlume di democrazia, di giustizia e di equità.

Già da qualche settimana è in atto un operazione di polizia giudiziaria in tutta Italia, che è ben lontana dai presupposti costituzionali e dai diritti giuridici attualmente vigenti in questo Paese.

ANTEFATTO. Tutto è scaturito da un’indagine dei carabinieri di Merano che, già nel 2008, avevano scoperto alcuni siti web destinati alla vendita di semi di canapa, lampade da coltivazione, concimi ecc.
Matteo Filla il gestore di questi siti era già stato incriminato tempo fa e poi assolto dal tribunale di Rovereto dall’ accusa di spaccio di sostanze in qualche modo collegate alla droga.

Il nodo giuridico è proprio qui.

La sentenza di assoluzione di Matteo Filla si basa su una considerazione tecnica di fondo: i semi di marijuana o di canapa indiana, pur essendo potenzialmente fonte di produzione di droga, non possono essere considerati alla stregua di una sostanza proibita in quanto il seme non contiene alcun principio di sostanza attiva.
Da sottolineare il fatto che gli stessi semi vengono utilizzati da milioni di individui in tutto il mondo come alimentaz! ione alternativa e per diversi disturbi e patologie che le loro proprietà terapeutiche leniscono.

ENTRANDO NEL MERITO: A seguito di quest’indagine ormai chiusasi nel dicembre del 2009, la polizia entra in possesso di un archivio clienti di 2500 persone che avevano acquistato sui siti di Filla tra il 2005 ed il 2009, non solo semi di canapa (lo ricordiamo a tutt’oggi legali), ma lampade per la coltivazione, concimi a base di alghe, libri e materiale di ogni genere che se pur presupponendo il reato di coltivazione, di fatto non lo accerta.

In questi giorni quindi si sta svolgendo una vasta operazione in tutta Italia per la quale centinaia forse migliaia di persone vengono arrestate ed incriminate per l’articolo 73 (spaccio di stupefacenti), rei di aver semplicemente acquistato sul web (lo ricordiamo) nessuna merce illegale…
Tra l’indifferenza dei media “ufficiali” e le menzogne o la profonda ignoranza di quelli locali stiamo assistendo oltre che allo stillicidio dei più basilari diritti giuridici, ad un operazione che viola la privacy e forse la Costituzione.

Grazie al web ed ai blog, la rete di comunicazione capillare che questa redazione possiede insieme a molte altre ha, si sono potute raccogliere centinaia di testimonianze: alcune delle quali possono essere approfondite nei seguenti link

http://www.overgrow-italy.nl/forum/showthread.php?p=127642#post127642

www.overgrow.it
www.legalizziamolacanapa.org
www.enjoint.it
www.dolcevitaonline.it
www.hempyreum.ch

Dopo il lavoro svolto da queste redazioni ed a quanto risulta dalle prime stime, quest’operazione sembra potersi dichiarare fallimentare, dispersiva, inconcludente ed inutilmente repressiva dato che pochissime decine tra i migliaia sono stati effettivamente trovati in possesso di sostanza stupefacente.
Imprenditori, casalinghe, professionisti, studenti di buona famiglia sono tutt’ora indagati per spaccio e sono stati brutalmente svegliati, ammanettati nella notte ed in molti casi gettati in pasto ai media locali, tacciati come criminali e spacciatori.
In qualche caso ci sono state addirittura denunce di maltrattamenti e percosse.

Tutto ciò per aver comprato sul web quello che la legge a tutt’oggi non vieta.

Che la democrazia e! l’informazione in questo paese stiano vivendo un period! o di cri si pericolosa, è sotto gli occhi di tutti.
Questa denuncia-comunicato  auspica che tra la confusione e l’oblio delle redazioni “ufficiali” esistano ancora Esseri Umani che hanno a cuore oltre che questo mestiere, un ideale di giustizia e democrazia troppo spesso annichilito in questo periodo storico e vogliamo cogliere l’occasione per ringraziare le testate giornalistiche che hanno voluto dare risalto all’ultima mostruosità generata dal sonno della ragione: la vicenda che ha coinvolto Andrea Trisciuglio solo due giorni fa.
Il dirigente dell’Associazione Luca Coscioni e malato di Sclerosi Multipla, che per contrastare la malattia di cui è affetto, consuma Bediol mensilmente e regolarmente ricevuto dalla sua ASL, ha subito una perquisizione alle prime ore del mattino, con i carabinieri che rovistavano tra i suoi effetti personali alla ricerca di non si sa cosa e moglie e figlio terrorizzati per quello che accad! eva sotto i loro occhi.

Tutto questo non ha giustificazione e spiegazione alcuna!

E’ legale e costituzionale questo comportamento delle autorità giudiziarie?

Abbiamo chiesto il parere legale dell’Avvocato Carlo Alberto Zaina che ha vinto molte battaglie giudiziarie in merito di coltivazione e consumo di canapa:

Nessuno può e deve impedire che l’Autorità giudiziaria verifichi la sussistenza di ipotesi di reato, perchè questa è sua prerogativa costituzionale.
Ciò che, invece, sorprende è la circostanza che si parta da un dato giuridico assolutamente irrilevante e neutro come quello della vendita dei semi (attività del tutto legale), per inferire da tale elemento, conseguenze idonee a  legittimare e svolgere un indagine che, altrimenti, non potrebbe ! avere corso, per assenza di presupposti di fatto e diritto.
In questo particolare contesto, ulteriori perplessità vengono suscitate dal ruolo assunto dalla giurisprudenza, la quale ha emesso pronunzie di risulta di difficile comprensione.
Si verifica, infatti, una tangibile e radicale contraddizione fra giudici di legittimità (Corte di Cassazione), da un lato, e giudici di merito, dall’altro.
Questi ultimi in varie pronunzie (vedi  ad esempio sentenza G.U.P. Milano 13 ottobre 2009), hanno colto un dato naturalistico inoppugnabile, ribadendo la evidente differenza che intercorre sia sul piano giuridico, che su quello fattuale, tra coltivazione domestica ed agraria; la prima non punibile la seconda costituente reato.
La confusione che, quindi, si determina tra le variegate posizioni giurisdizionali, è diretta conseguenza, come più volte evidenziato, della supplenza che la Magistratura opera sullo specifico punto rispetto a! l potere legislativo, dando corso a decisione spesso tra loro ! opposte e confliggenti.
Emerge, così, l’incapacità (e la assenza di volontà) del legislatore e della politica, più in generale, di farsi seriamente carico di un problema endemico e che, siccome irrisolto e fonte di contrasti, necessita, quindi, di un intervento di profonda riforma sulla attuale legislazione in materia di coltivazione.
La novella del 2006 (l. 21.2.2006 n. 49) si è rivelata, in questo senso, un’occasione sprecata.
Le odierne iniziative giudiziarie (ancorché formalmente ineccepibili sul piano procedimentale) appaiono pertanto difficilmente comprensibili, perchè si finiscono per indirizzarsi nei confronti di utenti finali (spesso incensurati e con una vita regolare) i quali, in realtà, nulla hanno a che fare con percorsi criminali.
Paradossalmente viene perseguito e sanzionato chi, anzi, sottrae ad associazioni criminali, fette di mercato cospicue e rilevanti introiti economici.
E’, infatti! , dato che emerge dalla comune quotidiana esperienza forense che chi coltiva in proprio è persona che non è adusa ad acquistare presso coloro che spacciano stupefacenti e, in forza di tale scelta, elude circuiti usuali di piccola o grande criminalità.
Si tratta, quindi, di conferire la giusta evidenzia (peraltro già riconosciuta dalla costante e maggioritaria giurisprudenza) al diritto del singolo di non essere sottoposto a sanzioni penali, in relazione all’uso esclusivamente personale di sostanze stupefacenti.

Avvocato Carlo Alberto Zaina

mer, luglio 7 2010 » Senza categoria | 1184 visite |

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