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Droghe e Diritti

Testiamo i test con scienza e coscienza

Si apprende dalla stampa che tre autisti dell’azienda dei trasporti fiorentina sono stati sospesi per sei mesi dalla mansione, azzerando il loro stipendio e non destinandoli ad altre mansioni, come suggerisce l’attuale legislazione. Pugno di ferro, rigore assoluto, forse azione esemplare per scoraggiare comportamenti simili: in ballo vi è la sicurezza di fronte alla quale […]

Si apprende dalla stampa che tre autisti dell’azienda dei trasporti fiorentina sono stati sospesi per sei mesi dalla mansione, azzerando il loro stipendio e non destinandoli ad altre mansioni, come suggerisce l’attuale legislazione. Pugno di ferro, rigore assoluto, forse azione esemplare per scoraggiare comportamenti simili: in ballo vi è la sicurezza di fronte alla quale nessuno può tranquillamente affermare che non rappresenti un desiderio universalmente condiviso. Ognuno di noi quando usa un mezzo pubblico, aspira di arrivare a destinazione sicuro e senza danni. Ognuno di noi non amerebbe certamente essere vittima di passive dirnking, che in sostanza significa non essere travolti da un guidatore ubriaco mentre si attraversa la strada o dover sentire e subire il fragoroso impatto di un veicolo che si abbatte sul proprio a causa di un’alterazione etilica di un guidatore irresponsabile. Per inciso l’alcol è la prima causa degli incidenti stradali e dei relativi danni. Ma nel caso specifico non si trattava di alcol, anche se la sostanza della sicurezza non muta. Ma siamo sicuri che la posta in gioco sia proprio la sicurezza o non piuttosto un suo uso strumentale per parlare di altro? Non cado nella trappola del dibattito ideologico, ma pongo un uqestiot molto semplice: è questa la giusta strada per garantire la sicurezza?. Sono questi gli strumenti più idoenei per accertare l’incapacità o l’irresponsabilità di un lavoratore? Siamo sicuri che la procedura non vada oltre i limiti legittimi di ciò che cerca di verificare? Saremmo disponibili a sottoscrivere che l’alcol non deve essere reperito nelle urine per non mettere in discussione l’idoneità alla mansione del lavoratore, posto che il metabolita più efficace per verificare l’uso recente di alcol è l’etilglucuronide, presente nelle urine per qualche giorno? Domande aperte, ma torniamo all’episodio fiorentino che sembra aprire la strada ad una strategia preventiva, quella della deterrenza sanzionatoria fondata sulla paura, scare approach, di provata inefficacia fino al punto da produrre danni. Non c’è bisogno di articolati discorsi o di spiegazioni indignate, basta semplicemente leggere quanto scritto di seguito:
“Background: Il test che si avvale della ricerca nelle urine dei metaboliti di sostanze stupefacenti, applicato nei luoghi di lavoro, è stato largamente adottato dalle imprese negli Stati Uniti per scoprire i lavoratori che fanno uso di droghe e promuovere luoghi di lavoro “drug free” /liberi dalla droga. In latri paesi, come il Canada il test è più strettamente focalizzato per identificare i lavoratori il cui uso di droghe mette a rischio la sicurezza di altri.
Obiettivi: Abbiamo rivisto 20 anni di letteratura scientifica pubblicata su questioni rilevanti relative agli obiettivi dei test per la droga nei luoghi di lavoro, con particolare enfasi sulla cannabis, la sostanza più comunemente riscontrata
Risultati: Abbiamo concluso: 1. Che gli effetti acuti derivaneti dal funare cananbis altera la performance per un periodo di circa 4 ore 2. L’uso pesante di cannabis per un lungo periodo può alterare le abilità cognitive, ma non è chiarito che i consumatori pesanti di cananbis rappresentino un significativo rischio per la sicurezza sul lavoro, a meno che non la usino prima di iniziare a lavorare o durante il lavoro, 3. I test delle urine hanno scarsa validità e bassa sensibilità nel rilevare i lavoratori che rappresentano un rischio per la sicurezza, 4. Il test sulle droghe è correlato a riduzioni nella prevalenza di test positivi alla cannabis tra i lavoratori, ma questo potrebbe non tradursi in meno consumatori di cannabis, 5. L’analisi delle urine non ha dimostrato avere un significativo impatto sui tassi di traumi/incidenti sui luoghi di lavoro
Conclusioni: il test che si avvale dell’analisi delle urine non è raccomandato come strumento diagnostico per identificare i lavoratori che rappresentano un rischio per la sicurezza sul lavoro a causa del loro consumo di cannabis. La ricerca nel sangue del tetraidrocannabinolo attivo può essere reso in considerazione dalle imprese che desiderano identificare i lavoratori la cui performance può essere alterata dal loro uso di cannabis”
ADDICTION Marzo 2010 Volume 105, Issue 3, Pages 408-416
Scott Macdonald 1 , Wayne Hall 2 , Paul Roman 3 , Tim Stockwell 4 , Michelle Coghlan 5 & Sverre Nesvaag 6
1 Centre for Addictions Research of BC and School of Health Information Science, University of Victoria, Victoria, BC, Canada, 2 School of Population Health, University of Queensland, Herston, Queensland, Australia, 3 Center for Research on Behavioral Health and Human Service Delivery Institute for Behavioral Research, University of Georgia, Athens, GA, USA, 4 Centre for Addictions Research of BC and Department of Psychology, University of Victoria, Victoria, BC, Canada, 5 Centre for Addictions Research of BC and Department of Sociology, University of Victoria, Victoria, BC, Canada and 6 International Research Institute of Stavanger AS, Stavanger, Norway
Correspondence to Scott Macdonald, Centre for Addictions Research of BC and Professor, School of Health Information Science, University of Victoria, PO Box 1700 STN CSC, Victoria, BC V8W 2Y2, Australia. E-mail: scottmac@uvic.ca (nessuno è iscritto a Forum Droghe)
Precisa, pacata e rigorosa analisi alla quale non ci si può sottrarre, neppure per il dichiarato scopo di voler tutelare la sicurezza, semplicemente perchè non si garantisce la sicurezza cercando metaboliti nelle urine. Pongo tre ultime domande: Di fronte a questa lineare e semplice evidenza, non è giunto il momento di esprimere un parere tecnico che sia rispettoso dell’evidenza scientifica? Non sarebbe forse più utile incominciare a prestare attenzione alla voce della coscienza, libera da vincoli ideologici ed esprimere con serenità la propria posizione, anche se dissenziente? Cambiare strada di fronte a tanta semplificazione, non potrebbe rappresentare uno scatto di orgoglio che rinnoverebbe dignità e credibilità al campo dei problemi alcol e droga correlati? Le risposte non me le aspetto dai soli tecnici e professionisti delle dipendenze, ma anche da tutte quelle realtà sociali e culturali che condividono la necessità di ripristinare un clima di serena riflessione che riporti al centro il lume della ragione evitando l’allarmismo scomposto, infondato e dannoso

Mer, Marzo 3 2010 » Senza categoria | 1233 visite |

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