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L’omicidio bianco di Diana Blefari

Da Micciacorta.it, di Sergio Segio e Susanna Ronconi – 2 novembre 2009 Prima di tutto, stanno i nomi delle cose. È qui che si crea il discrimine, spesso assai sottile, sempre controverso, tra verità e menzogna. Il nome appropriato per definire la morte di Diana Blefari è: omicidio bianco. Una morte annunciata sino a rendere […]

Da Micciacorta.it, di Sergio Segio e Susanna Ronconi – 2 novembre 2009

Prima di tutto, stanno i nomi delle cose. È qui che si crea il discrimine, spesso assai sottile, sempre controverso, tra verità e menzogna.

Il nome appropriato per definire la morte di Diana Blefari è: omicidio bianco. Una morte annunciata sino a rendere rauca la voce, hanno detto i suoi avvocati. Inutilmente, dato che, nelle carceri italiane, pietà l’è morta, come ci mostrano le cronache quotidiane.

Ma pietà l’è morta anche sulle pagine di piombo di certi media e certi blog. Basti un titolo di oggi: «Possiamo dire che non ce ne frega un cazzo del suicidio di un’assassina?».

Del resto, lo ricorda persino il famigliare di una vittima delle Br sulla Stampa odierna, il commento che facilmente capita di sentire è: «Uno di meno».

Commenti e titoli che non scandalizzano nessuno, tanto avanti è andato il processo di incarognimento di questo paese, sapientemente costruito e abilmente indirizzato verso i marginali o, come in questo caso, verso gli sconfitti.

La costruzione quotidiana dell’odio procede, nella massima indifferenza. Dunque, con la massima ed estesa complicità.

L’odio, purtroppo, è seme altamente riproduttivo. Quando viene sparso con tanta distratta abbondanza è destinato a crescere, ad avvelenare. Di nuovo.

Nella semina di trent’anni fa, almeno vi era una regia: quella degli strateghi della tensione, di quelli che hanno avuto tutto da guadagnare – avendo molto da perdere e da nascondere – dagli “opposti estremismi”, dal destabilizzare per stabilizzare. Allora ci avevano avvelenato i cuori, offuscato la vista e armato le mani e noi, ciechi e sordi, infuriati e addolorati, ci siamo cascati.

Ora, c’è solo la maramaldaggine e l’inchiostro velenoso di chi, senza più doversene vergognare, ben rappresenta la diffusa attitudine di mostrarsi servile con i potenti e arrogante con i deboli.

È proprio vero che, come diceva il vecchio di Treviri, la storia si ripete sempre due volte, prima in forma di tragedia e poi di farsa. Ma anche dalle farse possono ricominciare le tragedie.

Noi, invece, speriamo che dalla tragedia della morte, di chiunque e dunque anche di Diana Blefari, possa spuntare il fiore della pietas. Un fiore che è il vero, duraturo e necessario, antidoto all’odio.

Gio, Novembre 5 2009 » Senza categoria | 3589 visite |

One Response

  1. luciana Marzo 14 2010 @ 23:59

    Sono totalmente d’accordo! Penso anch’io che la storia si ripete…;oggi più che mai esiste un servilismo sfacciato e disgustoso (specialmente da parte di tanto giornalismo),che tale non è più…Asservimento totale al potere, prepotenza e arroganza nei confronti di chi è più debole o viene reso tale dai “mezzi”di xsuasione di massa… Oggi più che mai c’è bisogno di voci fuori dal coro che diano ai giovani una speranza x guardare ad un fututo migliore; chi può ancora farlo,come voi,avete il dovere di proporre la possibilità di una comunicazione alternativa allo strapotere del solito “potere costituito” che da troppo tempo domina e scrive la storia!… E’ Tempo di dire basta, è Tempo di FARE BASTA!… Per i compagni che hanno sacrificato la loro vita nelle galere, x i compagni assassinati , x i giovani e x tutti coloro a cui spetta di diritto una possibilità x alzare il capo: non si può più stare a guardare.

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