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Droghe e Diritti

Il caso Cucchi

«Lo Stato mi deve spiegare come è morto mio fratello. E come è potuto accadere che né io né i miei genitori siamo riusciti a vederlo per sei giorni. E soprattutto perché ci è stato impedito di sapere per quale motivo era stato portato in ospedale. Quando l´ho visto era irriconoscibile». Morire per pochi grammi […]

Una delle foto rese pubbliche dalla famiglia

Una delle foto rese pubbliche dalla famiglia

«Lo Stato mi deve spiegare come è morto mio fratello. E come è potuto accadere che né io né i miei genitori siamo riusciti a vederlo per sei giorni. E soprattutto perché ci è stato impedito di sapere per quale motivo era stato portato in ospedale. Quando l´ho visto era irriconoscibile».

Morire per pochi grammi di fumo e cocaina. E’ successo a Roma pochi giorni fa, e troppe sono le similitudini con i casi di Federico Aldrovandi e Aldo Bianzino.

Ecco gli articoli di Cinzia Gubbini sul Manifesto, mentre qualcuno, anche grazie ai blog, comincia a far domande:

gio, ottobre 29 2009 » Senza categoria | 3404 visite |

6 Responses

  1. fabio ottobre 31 2009 @ 11:57

    Sentite condoglianze per la famiglia, è morto un’altro innocente una brava persona, forza resistete!!!!

  2. Alessandro ottobre 31 2009 @ 16:17

    Penso che i massacratori della Diaz e Bolzaneto hanno fatto scuola e ci ritroviamo che a Roma, specialmente nel quadrante sud-est si moltiplicano i casi di maltrattamenti a persone sorprese con modiche quantità di sostanze psicoattive. Vanno individuati i colpevoli altrimenti le forze dell’ordine perderanno anche quella poca credibilità che gli è rimasta. Sentite condoglianze alla famiglia.

  3. Antonietta ottobre 31 2009 @ 22:52

    Mi dispiace moltissimo per la famiglia e per il loro caro scrivete meglio le notizie per non creare confusione come son andati i fatti ma come è possibile che ci sono persone che ancora oggi uccidono diventando dei criminali? massima serietà per trovare i colpevoli ci vorrebbe più controllo nelle carceri Regina Coeli è un posto disumano ed i superiori il direttore e tutti gli altri che lavorano compreso il personale sanitario dovrebbero lavorare in uno spirito di collaborazione per migliorare le condizioni di vita per tutti compreso il persnale guardie Dovremmo essere tutti indignati e se c’è ststo un crimine per giunta di gruppo va dato l’ergastolo perchè non si può inferire contro una persona che non può fare nulla per difendersi e poi perchè i familiari non hanno potuto parlare con il figlio forse x evitare di informare ii genitori sull’accaduto coraggio e sincere condoglianze alla famiglia

  4. EMMA novembre 1 2009 @ 14:59

    CARI GENITORI LOTTATE CON TUTTE LE VOSTRE FORZE PER AVERE UNA VERA GIUSTIZIA PER TALE ORRORE. E A VOI “ASSASSINI” NON SI UCCIDE UN RAGAZZO ! E FACILE FARE I FORTI SU I PIU’ DEBOLI, SIETE ESSERI PIENI DI RABBIA DENTRO. PROVATE A BASTONARE I COSI’ DETTI ” GENTE PERBENE” PIENI DI DROGRA E ALTRO…….
    A VOI GENITORI UN GROSSO BACIO, E L’AUGURIO DI TANTA FORZA PER ANDARE AVANTI.
    UNA MAMMA.

  5. TONY novembre 1 2009 @ 20:24

    condoglianze alla fam.CUCCHI. come si puo uccidere per cosi poco ,hanno abusato del loro potere per fare capire chi e piu forte? spero solo che chi ha fatto questo paghi, spero anche che la legge sia molto dura . la fam.CUCCHI non si deve arrendere,deve avere giustizia.

  6. vittima novembre 4 2009 @ 14:16

    Con riferimento a quello che è successo a Stefano, mi domando come mai tutte queste messe in scena che la giustiza fa, quando molto chiaramente si può stabilire che il ragazzo è stato (sicuramente) massacrato nelle celle di sicurezza dei carabinieri perche non ha voluto dire dove aveva comprato quelle piccole quantita di droga. Dico questo perche la stessa situazione è successa a me e a più persone, e per non essere denunciato per oltraggio (dopo il pestaggio) l’unica scusa possibile era quella di dichiarare di essere caduto dalle scale, cosi avreste riaquistato la liberta in meno tempo e con meno procedure.
    La risponsabilità della casa rircondariale in cui e stato portato è quella di averlo accettato nello stato in cui si trovava. La stessa risponsabilita all’istituto carcerario a non aver segnalato immediatamente a chi di dovere lo stato di salute del detenuto.
    Ora a poco serve stabilire la verita. Il fatto rimane ed il cadavere resta. Questa è più dello squadrismo fascista. Questo succede nel ventunesimo secolo. Mettiamo persone con instruzione nei posti di responsabilita e che agiscano con coscenza, no come si usava tanti anni fa.

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  1. avevano parlato d’infarto… | fiore|blog ottobre 29 2009 @ 20:24

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