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Droghe e Diritti

Una vittoria consapevole

Riceviamo e pubblichiamo il “documento di lotta e di denuncia” del Livello57 dopo la sentenza di primo grado del processo contro gli attivisti del Centro Sociale bolognese per le le iniziative antiproibizioniste. Il 25 settembre l’Associazione culturale Livello57 inaugurerà a Bologna un nuovo spazio: H.U.B – Hotta Underground Base – nodo di interscambio. Il 24 […]

Riceviamo e pubblichiamo il “documento di lotta e di denuncia” del Livello57 dopo la sentenza di primo grado del processo contro gli attivisti del Centro Sociale bolognese per le le iniziative antiproibizioniste. Il 25 settembre l’Associazione culturale Livello57 inaugurerà a Bologna un nuovo spazio: H.U.B – Hotta Underground Base – nodo di interscambio.

Il 24 luglio 2009 si è concluso il processo di 1°grado contro il Livello 57, con la piena assoluzione per tutti gli attivisti del centro sociale dall’art. 79 legge 309/90: imputati per aver adibito il locale ad uso abituale di consumo e spaccio di sostanze stupefacenti e tre attivisti alla condanna a 6 mesi con pena sospesa e non menzione per l’attività denominata coffee-shop svolta nell’ambito delle iniziative antiproibizioniste.

Questa sentenza ha riconosciuto la legittimità dell’attività politica antiproibizionista condotta dal Livello 57 per più di 10 anni, ha fatto chiarezza sulla montatura orchestrata dai carabiniere e dalla Procura di Bologna con l’unico obbiettivo di chiuderci e mettere a tacere una realtà antiproibizionista e autogestita.

Il Livello 57 nella sua attività  antiproibizionista,  ha provocato ragionamenti, ha realizzato pratiche e laboratori, ha stimolato discussioni e comportamenti per ottenere, attraverso la collaborazione sociale diffusa, una sempre più ampia conoscenza e consapevolezza sulle sostanze stupefacenti e sui consumatori.

Lo ha fatto attraverso materiale informativo di vario tipo, manifestazioni pubbliche e iniziative politiche, culturali, e di formazione affrontando la tematica dell’utilizzo di sostanze stupefacenti, siano esse legali o illegali, con la volontà di non nascondere gli aspetti più controversi e problematici, ma di sperimentare le concrete possibilità di una crescita sociale e collettiva che sappia essere inclusiva e costruttiva. La festa del raccolto e della semina lanciavano messaggi contro il narcotraffico e le mafie proponendo l’autocoltivazione della cannabis come risorsa e pratica per uscire dalla spirale dello spaccio, così come gli interventi di riduzione del danno nei contesti giovanili lanciavano messaggi e pratiche che hanno portato il consumatore a rendersi consapevole dei rischi derivati dall’uso e abuso di sostanze.

Negli ultimi anni, in Italia e nel nostro territorio, si è cercato di nascondere gli aspetti problematici della convivenza dietro a una progressiva illegalità di alcune categorie sociali: quelle verso cui chi governa questo paese e la sua classe politica non è stata in grado di articolare alcuna strategia di integrazione.

Una delle componenti sociale, in aumento nel nostro paese e verso la quale è vergognosamente cresciuta l’ intolleranza e l’ ipocrisia, è quella dei consumatori di sostanze stupefacenti legali e/o illegali.

La caccia al consumatore.

Una popolazione di consumatori, nonostante le leggi proibizioniste, in continua crescita che lavora, produce, scrive, pensa ed è un contributo allo sviluppo collettivo come chiunque altro, ma che vede progressivamente diminuire i propri diritti di cittadinanza.

L’illegalità è, per un amministrazione pubblica e per uno Stato, la più grande abdicazione al proprio dovere di  governo delle esigenze di una collettività; è la denuncia della propria incapacità di rispondere alle aspettative di convivenza di una società. Una persona  illegale non è che non esista più, è che diventa un “problema di polizia”.

Per anni le varie Amministrazioni Comunali della nostra città, hanno scelto di non occuparsi, se non con interventi e norme proibizioniste e repressive, degli stili di vita, degli usi e dei consumi di una popolazione prevalentemente studentesca e giovanile che, a Bologna, interessa solo nella sua dimensione di “compratori di servizi”.

Con le accuse al Livello 57 hanno tentato di attribuirci le responsabilità penali delle loro incapacità sul territorio. Come quando negli anni precedenti allo sgombero, polizia e Comune avevano tentato di spostare le persone, che nella loro definizione “generavano degrado e spaccio” dalla zona universitaria, “comprimendole” sempre più a ridosso del centro sociale. Nonostante innumerevoli difficoltà nell’autogestione di queste ulteriori criticità, il Livello 57 è riuscito, in questi anni, a produrre modalità di intervento assolutamente originali in collaborazione con la Regione e con le A.U.S.L., e produrre una concreta attività di “cuscinetto” degli aspetti problematici relativi al consumo e alle necessità di socialità e convivenza delle componenti sociali del territorio.

Questo meschino attacco al centro sociale ha creato più danni che benefici.

Ai frequentatori, agli attivisti, ai consumatori di sostanze stupefacenti che non hanno più l’attività informativa e di riduzione del danno, o agli abitanti della zona, rimasti unici spettatori del degrado e dell’abbandono.

Tre anni di bugie sull’attività di un centro sociale che è stato una risorsa per il territorio fondata e sostenuta con il volontariato, tre anni di spese per l’ impiego di oltre cento carabinieri, agenti infiltrati, intercettazioni telefoniche, telecamere nascoste,  parcelle di specialisti informatici, e tanto altro. Migliaia di euro di finanze pubbliche e la sottrazione di numerose risorse ad altri, forse più utili impieghi, nonostante già dalle prime settimane di indagini, fosse evidente l’assoluta fantasiosità dell’ipotesi oggetto di reato e di indagine.

In questo contesto interviene a dare il primo contributo la magistratura giudicante, con la sentenza del 24 luglio 2009, in cui riconosce che le attività del Livello57 non avevano niente a che vedere con lo “spaccio”, ne tanto meno con il terrorismo o l’ eversione. Questo lo fa smentendo tutte le menzogne e gli sprechi generati dall’indagine.

Continuare a percorrere e perseverare in una strategia proibizionista che ha già dimostrato abbondantemente la propria inefficacia, non solo è inutile ma è dannoso per tutta la società.

L’attacco al Livello57, dimostra che in questa città, la classe dirigente, non solo si allinea, ma avalla in modo becero il disinteresse e la repressione attuate dal Governo per molte delle componenti sociali che sono parte integrante del proprio tessuto, e partecipa alla chiusura, alla censura e all’intimidazione, di esperienze progettuali e autogestite che portano un contributo alla costruzione di una comunità più civile e consapevole.

Ringraziamo amiche/ci, compagne/i, i nostri avvocati, che in questi tre anni di chiusura hanno manifestato la loro solidarietà e il loro concreto aiuto al Livello 57, permettendo così di giungere ad una sentenza giusta.

Un ulteriore aiuto, date le enormi spese che abbiamo sostenuto in questi tre anni e che dovremo sostenere ancora, lo si può fare versando il proprio contributo sul conto corrente

IBAM Q050 1802 4000 0000 0112 944 Banca Etica filiale Bologna
intestato associazione culturale Livello 57

LIVELLO 57

mer, settembre 16 2009 » Senza categoria | 23598 visite |

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