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Da Diario della settimana da venerdì 11
a giovedì 24 agosto 2000, pag.21

Tutti in coda al "coffeeshop" a comprare canapa indiana.
La vendita è consentita da una legge comunitaria

Di Massimiliano Marena.

Milano. Nelle due vetrine c'e' un po' di tutto: una miniserra, i vasetti "happy planter", le pastiglie alla cannabis, la videocassetta "The Hemp revolution", copie delle riviste "Stupefacente" e "Cannabis", cartine di ogni tipo. E poi felpe, borse, creme, saponi e zaini e tappetini, tutti rigorosamente prodotti con la canapa. Si chiama "Biosfera", il primo negozio in Italia che vende semi e derivati dalla canapa, è in piazza Morbegno a Milano, nelle vicinanze della Stazione Centrale. Per i marescialli dei carabinieri sospettosi della regolarità dell'esercizio, i gestori distribuiscono fotocopie della circolare del ministero dell'Interno (del dicembre 1997) che recepisce una direttiva comunitaria (regolamento Cee 1164/89) secondo la quale coltivare e commerciare la "cannabis sativa" si può, a patto che i fiori non superino lo 0.3 per cento di Thc, la sostanza psicotropa. Se lo superano allora si tratta i sostanze stupefacenti. I loro non vanno oltre, assicurano i sei amici del Leoncavallo che gestiscono il negozio.

Le signore di Greco apprezzano.
I semi costano 4mila lire l'etto e con un etto puoi riempire di foglie e fiori casa e balconi. Le piante raggiungono anche tre metri di altezza, profumatissime, e i fiori bianchi a pannocchietta sono apprezzati da alcune signore anziane del quartiere Greco lì vicino, molto contente di aver seminato sui loro balconi. Tra i clienti ci sono giovani curiosi e anche impiegati di banca che passano a chiedere consigli, a comprare la terra di cocco che è la migliore per la canapicoltura, o i bidoncini di fertilizzante olandese, i vasi per l'idrocoltura se non addirittura le potenti lampade per la coltivazione indoor. I fiori di questa varietà di "cannabis sativa", la Kompolti ungherese, si fumano proprio come si fumano le foglie della specie proibita, la "cannabis indica". Ma il negozio sottolinea tutti gli usi possibili della pianta: da quello medico per tosse, glaucoma, vomito e spasmi; a quello tessile per vestiti, corde, funi e tappeti; a quello alimentare per olio, margarina, farina, mangimi per bestiame; fino a quello per materiali come pannelli, isolanti, vernici, airbag.

In svizzera di negozi così ce ne sono da anni, in Italia è il primo di una serie; ma presto ne apriranno altri a Bologna, Udine, Torino, Firenze e Roma. E non è un caso che tra i rpomotori ci sia il centro sociale Leoncavallo, che da anni sostiente una campagna di legalizzazione. E le autorità? Il Comune ha rilasciato la licenza, i vigili hanno controllato, è tutto legale. E poi, l'estate scorsa, anche il sindaco Albertini ha ammesso di aver fumato due spinelli, offertigli e non comprati, 30 anni fa.

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