|

19.04.03
Vienna, occasione mancata
FRANCO CORLEONE
presidente di Forum Droghe
Era circolata la voce di un possibile rinvio della riunione della
Cnd a causa della evidente crisi di autorevolezza delle Nazioni
unite. Ma la narcoburocrazia ha preferito svolgere comunque il summit,
che era doppiamente imbarazzante perché doveva essere presentato
il bilancio di cinque anni del piano Arlacchi. Antonio Costa, nuovo
direttore dell'Unodc, ha spacciato come successi quello che per
tutti gli osservatori imparziali si rivela come un gigantesco fallimento.
L'economista catto-familista che ha ricevuto il mandato di far dimenticare
la cacciata di Arlacchi si è reso conto di essere all'angolo
e nel discorso di apertura ha chiesto esplicitamente la conferma
della giustezza delle scelte compiute e sfidato i paesi che vogliono
perseguire altre politiche a proporre modifiche o a denunciare le
convenzioni.
Questo vero e proprio ricatto non ha sortito alcun effetto perché
i rappresentanti di molti paesi hanno rifiutato la logica integralista
e moralista e rivendicato le proprie pratiche di riduzione del danno.
L'improntitudine di Costa si è infine manifestata nel riconoscimento
delle ong proibizioniste giapponesi e svedesi. Il fatto che oltre
150 ong abbiano aderito al cartello di Encod e sfilato per le strade
di Vienna per il burocrate indicato da Berlusconi non è rilevante.
E' davvero imbarazzante fare riferimento al documento finale per
il suo carattere minimalista e di compromesso per cui ogni stato
potrà sentirsi autorizzato a interpretarlo in funzione della
propria politica. E' sconvolgente che per paura della legalizzazione
e di abbassare la soglia di tolleranza verso l'uso di stupefacenti
si siano bocciate risoluzioni particolari sullo scambio di siringhe
e sui trattamenti sostitutivi per tossicodipendenti.
Il testo è banalmente infarcito di una sfilza di luoghi
comuni e di buone intenzioni sulla riduzione della domanda, sulle
droghe sintetiche, sul controllo dei precursori, sulla cooperazione
giudiziaria e sul contrasto del riciclaggio, e infine sull'auspicio
dell'equilibrio tra eradicazione delle colture e sviluppo alternativo.
Non manca la richiesta di campagne per dissuadere i bambini e i
giovani dall'uso di droghe illecite, compreso l'uso ricreativo di
sostanze come la cannabis. Niente di nuovo sotto il sole, se non
che è presente anche un richiamo positivo alle politiche
di riduzione dei rischi, destinando risorse contro l'esclusione
sociale. L'unica cosa chiara è la richiesta di ulteriori
fondi, e il caso esplicito posto nel documento è quello dell'Afghanistan.
Dato che è ripresa la produzione di oppio si rendono necessari
contributi straordinari per rendere sostenibile l'eliminazione delle
coltivazioni illecite. Non stupisce che l'unico sostenitore nuovo
sia stato Gianfranco Fini, che ha colto l'occasione per schierare
l'Italia nel fronte punizionista capeggiato dagli Usa. Ma occorre
avere la forza di dire che questa guerra non può durare all'infinito,
con l'unico risultato di garantire la carriera di grigi burocrati
che si fanno chiamare zar. La presenza della società civile
ha messo in campo idee e progetti per una politica alternativa.
Il signor Costa non dormirà sonni tranquilli.
|