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08.12.02

«Attenti all' Afghanistan, erano anni che non produceva tanto oppio»

Vittorio Malagutti

Gli americani fin dall' inizio dell' intervento hanno chiarito che la lotta era contro il terrorismo e non contro la droga Le Nazioni Unite hanno varato dei programmi per aiutare i lavoratori nei campi, in gran parte profughi, a cambiare attività

DAL NOSTRO INVIATO COURMAYEUR - Tempo ottimo e produzione abbondante. Nonostante la guerra, le distruzioni e il caos sociale, in Afghanistan l' agricoltura va a gonfie vele. Ma i raccolti non portano cibo: crollato il regime talebano, la coltivazione di papaveri da oppio è ripresa in grande stile. Così come i traffici di eroina dal territorio afghano verso i Paesi limitrofi: Iran, Pakistan e le repubbliche ex sovietiche dell' Asia centrale. E' questa le realtà con cui è chiamato a confrontarsi A ntonio Costa, responsabile operativo dell' Unodc, l' agenzia dell' Onu per la lotta al traffico di droga e al crimine organizzato. In partenza per una nuova missione nell' Asia centrale, in Turkmenistan, Costa ha partecipato al convegno mondiale sui traffici illegali che si chiude oggi a Courmayeur. Dottor Costa, è vero che quest' anno la produzione di oppio in Afghanistan ha registrato un incremento eccezionale? «Sì, le stime più aggiornate rivelano che nel 2002 il raccolto dovrebbe toccare le 3.400 tonnellate per circa 75 mila ettari coltivati a papavero. Questo significa che dopo il crollo del 2001, con sole 185 tonnellate, frutto del bando alle coltivazioni imposto dai talebani, adesso siamo tornati ai livelli di metà anni Novanta». Dob biamo concludere che la fine del regime talebano e l' arrivo delle forze d' intervento internazionali hanno favorito il business dell' eroina? «Sarebbe una conclusione affrettata. Il raccolto dell' estate 2002 è il frutto della semina dell' estate de l 2001, quando il regime talebano non era ancora crollato. Il problema è un altro». Quale? «Due anni fa un chilo di oppio in un bazar afghano costava circa 35 dollari al chilo. Adesso siamo arrivati a 350, un livello record, se si esclude un breve pe riodo all' inizio del 2001 quando il prezzo aveva toccato i 700 dollari». Come si spiega? «Stiamo cercando di capire. Secondo le leggi di mercato l' aumento del prezzo appare inspiegabile, visto che l' offerta è molto abbondante. E' possibile che sia aumentata la pressione da parte dei signori della guerra locali, che si finanziano taglieggiando i contadini. Il giro d' affari è enorme. Se si moltiplicano i 350 dollari al chilo per le 3.400 tonnellate di oppio prodotte si arriva alla cifra di 1,2 miliardi di dollari. Ovviamente solo una parte ridotta di questo denaro finisce nelle tasche dei produttori». Ma le forze internazionali non dovrebbero dare un contributo per stroncare produzione di oppio e narcotraffico? «Fin dall' inizio dell' int ervento il segretario alla Difesa Usa Donald Rumsfeld ha messo in chiaro che la guerra era contro i terroristi e non contro i trafficanti di droga. Quindi finora non c' è stato nessun coinvolgimento dei militari occidentali nella distruzione di colti vazioni o magazzini di oppio. E comunque distruggere i campi non basta. Se non hanno alternative redditizie i contadini prima o poi torneranno a coltivare papaveri». L' Onu che strategia sta seguendo? «L' obiettivo principale è il rafforzamento del p otere centrale. La coltivazione di oppio in Afghanistan è concentrata in cinque province periferiche dominate da clan locali. Nella sola regione di Helmand, a Sud, si concentra il 40% del raccolto. Un maggior controllo sul territorio da parte del gov erno di Kabul è indispensabile». Questo però appare un traguardo ancora lontano. Nel frattempo come vi state muovendo? «Continuiamo a lavorare con i contadini, cercando di metterli in condizione di rinunciare alla coltivazione del papavero. Non è fac ile, perché al momento nessuna attività offre margini di guadagno paragonabili a quelli assicurati dalla produzione di oppio. Soprattutto se il prezzo di mantiene sui livelli attuali». E allora che cosa si può fare? «Per tenere sotto controllo i prez zi è importante sviluppare contatti con i capi dei clan tribali, con l' obiettivo finale di limitare taglieggiamenti e violenze ai danni dei contadini. Cerchiamo di concentrarci su progetti mirati. Per esempio forniamo linee di credito agli agricolto ri che vogliono dedicarsi a nuove colture. Certo, tutto diventa più difficile se si considera che i produttori di oppio possono contare su manodopera a bassissimo costo e praticamente illimitata, costituita dalle centinaia di migliaia di profughi di guerra rientrati in Afghanistan nei mesi scorsi».

 

 

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