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Traffic

 

PER CHI CREDE CHE UNA SNIFFATA NON CONTI
Maurizio Porro

«TRAFFIC»
Di Steven Soderbergh
Con Michael Douglas, Benicio del Toro, Tomas Milian, Catherine Zeta Jones


Giudizio: 8
Ancora un film sulla lotta alla droga, sul traffico, come dice il titolo, della droga. Tratto da una serie tv inglese, che rivive con strumenti di puro cinema e grande montaggio, il nuovo titolo per cui Steven Soderbergh concorre a due Oscar - l'altro è l'ottimo "Erin Brokovich", storia d'uno scandalo ecologico-idrico - dimostra che è impossibile lottare contro il traffico, contro la diffusione della "robba", che arriva dovunque, anche nelle stanze private della figlia dell'americano campione, zar che combatte il narcotraffico ma che dovrà dichiarare alla fine la propria sconfitta (da tempo non leggevamo sul volto di Michael Douglas un'espressione così intensa).

Il film va su e giù dal Messico agli USA, terminando in conferenza stampa alla Casa Bianca, e allestisce un teatrino di personaggi qua e là memorabili e furbescamente intrecciati con una dose di violenza alla Scorsese: il grande portoricano Benicio del Toro, premiato a Berlino, un trafficante che vorrebbe sciogliersi dal cartello della droga e redimersi; Catherine Zeta Jones, imbruttita nel suo pancione reale, che prende il posto del marito continuando lo smercio illegale; il già citato perdente Douglas, che ha una figlia che è l'ultimo anello dell'uso della droga, essendone una privilegiata consumatrice; infine uno dei perfidi che resteranno nelle citazioni, l'Escobar dell'irriconoscibile cubano 60enne Tomas Milian.

Complicatissimo da raccontare nei vari qui pro quo, "Traffic" è un film di regìa, soprattutto, che si nutre dei valori visivi del cinema tipicamente americano d'azione, dove la morale è chiara ma sempre tra parentesi. Ma non è per nulla da sottovalutare, in epoca in cui il cinema va su altri pianeti e si nutre di effetti speciali, l'impegno civile di Soderbergh, che ci piacerebbe vincesse un Oscar, di cui è un raro e privilegiato concorrente con molte nomination con due film civili, tesi, impegnati, che si rifanno al miglior cinema reportage, per esempio al nostro Rosi.


 

 

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