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Troppe promesse, ora Fox rischia grosso
Già in declino l'apprezzamento per il neopresidente messicano

di Giovanni Porzio
Città del Messico

Tutti gli riconoscono un merito indiscutibile: aver posto fine dopo 71 anni al monopolio politico del Pri, il Partito rivoluzionario istituzionale, coinvolto nell'ultimo decennio in un'impressionante serie di scandali finanziari, malversazioni, accuse di corruzione e di connivenza con i boss del narcotraffico. Ma a cento giorni dal suo insediamento nel palazzo presidenziale di Los Pinos, il caudillo populista e leader del Pan (Partito d'azione nazionale) Vicente Fox, ex patron della Coca-Cola messicana, convinto di poter dirigere il paese «come una grande azienda», deve fare i conti con la dura realtà. L'euforia dei mesi scorsi, pompata da una crescita economica del 7 per cento, ha ceduto il passo ai timori per le ripercussioni della stagnazione negli Stati Uniti, primo partner commerciale (l'interscambio supera i 220 miliardi di dollari) e principale acquirente del petrolio messicano.
Il boom delle esportazioni che, assieme agli alti prezzi del greggio, ha consentito al Messico di superare la crisi monetaria degli anni Novanta, è stato alimentato dal successo delle «maquilladoras», gli impianti di assemblaggio di prodotti nordamericani cresciuti come funghi lungo la frontiera con gli Usa dopo l'entrata in vigore del Nafta (1994). Ma l'abbraccio del potente vicino (Fox è stato il primo capo di stato che George Bush ha voluto incontrare) espone il Messico agli alti e bassi di Wall Street e dell'economia nordamericana. Intanto, le promesse elettorali di Fox (lotta alla povertà, alla disoccupazione, alla corruzione; riforma fiscale; investimenti nelle aree depresse) restano sulla carta.
Anche il duello mediatico con l'ex professore di filosofia Rafael Sebastián Guillén, alias subcomandante Marcos, entrato trionfalmente a Città del Messico alla testa dei suoi guerriglieri, rischia di trasformarsi in un boomerang: la legge sui diritti e l'autonomia degli indios, reclamata dagli zapatisti, richiede una revisione costituzionale che difficilmente Fox riuscirà a far passare in un parlamento dove non ha la maggioranza.
Senza contare l'effetto dirompente che possono innescare le aspettative suscitate da Fox in un paese dove quasi la metà dei 100 milioni di abitanti guadagna meno di 3 dollari al giorno. Ad accogliere Marcos sulla piazza dello Zocalo, domenica 11 marzo, c'erano 100 mila messicani: una piccola frazione dei 20 milioni di cittadini di Ciudad de Mexico che vivono, in gran parte, nelle squallide bidonville come Iztapalapa, La Hoya, Ejército de Oriente. Senz'acqua, senza fognature, senza luce elettrica. Quartieri in mano alle bande armate e ai trafficanti di droga, dove neppure la polizia osa mettere piede.

 

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