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Speciale #11
Pratiche in rete

 

Pratiche in rete.

Ecco il documento appello uscito dall'Assemblea di Firenze e pubblicato su Fuoriluogo di gennaio 2001

«La libertà è terapeutica»: un appello di associazioni, operatori
consumatori e cittadini contro i danni di un nuovo autoritarismo
PER UN’IDEA DI CONVIVENZA
È necessario un approccio basato su politiche sociali, su un welfare per tutti, su un territorio che sappia attivare le sue risorse per una cultura e una pratica dell’inclusione sociale

Sulle droghe, la posta in gioco oggi è pesante. Troppo pesante per non prendere parola, e con urgenza.
È necessario prevenire e fronteggiare il rischio di una politica sulle droghe nuovamente orientata alla repressione e all’autoritarsimo, all’imperativo unico dell’astinenza, alla limitazione della libertà terapeutica, a un nuovo retorico e inefficace moralismo rivolto ai giovani.
In alcune prese di posizione da parte di esponenti del governo abbiamo sentito di nuovo il linguaggio del moralismo e dell’ideologia: lo stesso linguaggio e le stesse scelte che, dalla fine degli anni ‘70 ad oggi, hanno prodotto nel nostro paese 45.000 morti per overdose da oppiacei e per Aids tra le persone tossicodipendenti.
Non solo, ma accanto ad un nuovo autoritarismo, anche sulle droghe, come in altri campi della salute e della vita sociale, rischiamo di assistere al rapido smantellamento di diritti, servizi, welfare, a favore della rinascita di una cultura della istituzionalizzazione del disagio e della malattia, della stigmatizzazione degli stili di vita, del ricorso alla privatizzazione selvaggia dei servizi. Del ricorso, di nuovo e di più, al codice penale.
Abbiamo già fatto l’esperienza di uno scontro aspro simile a questo, all’inizio degli anni ‘90, con il dibattito attorno alla legge 309: una legge repressiva e autoritaria che portava con sé morti per overdose, contagi da HIV, una vastissima area del sommerso allontanata dai servizi, negazione dei diritti alla cura e di cittadinanza dei consumatori, affollamento delle carceri, distanza e incapacità di comunicare con i più giovani, aumento della microcriminalità, nuove emarginazioni. La massimizzazione dei danni per i singoli consumatori e per la collettività.
Sappiamo già che tutto ciò potrebbe di nuovo accadere in modo esponenziale, con costi umani, individuali e sociali, enormi.
La grancassa dei mass media governativi ha messo in scena il trionfo della comunità terapeutica come soluzione unica, una panacea per famiglie, tossicodipendenti e società, rinnovando l’antico inganno di soluzioni semplici e demagogiche laddove esistono fenomeni complessi, e facendo dei tossicodipendenti delle vittime soccorse da benefattori. Al tempo stesso, ha attaccato, denigrato e delegittimato il servizio pubblico e tutte le altre opzioni terapeutiche, dal metadone ai servizi a bassa soglia.
A noi non pare che lo scontro sia tra comunità e Ser.t, tra trattamenti residenziali e riduzione del danno.
A noi pare, di contro, che le comunità siano uno dei tanti strumenti terapeutici a disposizione delle persone che chiedono sostegno e aiuto al sistema dei servizi (non certo il più utilizzato dai cittadini: non oltre il 15% degli oltre 135mila utenti dei Sert, percentuale in continuo calo), e che non siano destinate ad ospitare vittime ma cittadini che si rivolgono a un sistema di servizi in base a diritti alla cura, al sostegno sociale, alla libertà terapeutica e alla scelta del proprio stile di vita. Non solo, ma la grande massa dei nuovi consumatori, i più giovani, non sono dipendenti e non consumano in modo patologico: la risposta alle loro domande non può certo venire da una comunità terapeutica.
Lo scontro è, ben più radicalmente, tra un approccio ai fenomeni sociali a colpi di codice penale, retorica e istituzioni chiuse, e un approccio basato su politiche sociali, su un welfare funzionante e per tutti, su un territorio che sa attivare le sue risorse per una cultura e una pratica dell’inclusione e della convivenza. È uno scontro che investe molti campi, dalla psichiatria al carcere, agli interventi sulle marginalità, alle politiche sull’immigrazione.
Abbiamo, come operatori del pubblico e del privato, volontari, associazioni, consumatori, cittadini consapevoli, il compito di chiamare tutti alla ragionevolezza di una politica diversa sulle droghe.
Abbiamo fondate ragioni per difendere, migliorare e rilanciare esperienze, interventi e servizi che in questi ultimi anni hanno dimostrato con l’evidenza dei fatti e dei risultati la loro validità.
E come nel ‘93, i cittadini che votarono al referendum si espressero contro la penalizzazione del consumo personale di droghe, anche oggi è possibile e necessario rilanciare una battaglia di ragionevolezza, laicità, libertà, e dire con chiarezza qual è la posta in gioco di questo scontro:
* il consumo di sostanze è un fenomeno complesso, fatto di sostanze diverse, di persone diverse, di contesti diversi. Il contesto – sociale, normativo, politico, dei servizi – può ridurre o viceversa esasperare i danni per i singoli e la collettività. Scelte politiche e legislative maggiormente repressive – come l’esperienza ci ha insegnato – fanno della guerra alla droga la guerra ai consumatori, e aumentano i costi personali e sociali del consumo di droghe. Al contrario, è da riproporsi come obiettivo fondamentale la riduzione del penale a favore di un maggiore investimento nel sociale: ad iniziare dall’alleggerimento delle pene, fra le più alte d’Europa, alla depenalizzazione completa del consumo distinguendo fra cessione e spaccio, alla decriminalizzazione della canapa.
* la riduzione del danno (interventi e servizi a favore di persone che consumano attivamente sostanze) ha avuto esiti positivi per la vita la salute e il benessere dei consumatori tossicodipendenti e ricadute positive sulla collettività. Una politica sulle droghe deve basarsi su queste esperienze e su questi risultati, basarsi su evidenze e su verifiche, non su nuovi ideologismi e moralismi. Si tratta di continuare con i servizi consolidati e di sperimentarne di nuovi, come accade in molti paesi europei, dalla pragmatica Svizzera alla Spagna di Aznar
* l’approccio non moralistico della riduzione del danno ha saputo aprire un dialogo reale con i giovani consumatori, lavorando con loro per una maggiore consapevolezza nel consumo e rendendoli protagonisti attivi della prevenzione. Una politica sulle droghe deve evitare di stigmatizzare, patologizzare, reprimere: deve accettare e interagire con le culture giovanili
* la piena disponibilità di tutte le opzioni possibili in termini di terapia, sostegno, servizi è un diritto inalienabile di ogni consumatore, che deve poter scegliere liberamente. Ogni chiusura del ventaglio di opportunità, ogni scelta terapeutica imposta di fatto o di diritto non solo non è efficace ma è anche illegittima. Il ritorno alla “soluzione unica” dell’astinenza forzata lascerebbe tutti coloro che non vogliono o non possono essere astinenti alla clandestinità, al sommerso, all’esposizione a rischi e danni correlati.
* Garantire diritto alla cura e diritti, garantire efficacia degli interventi significa avere un sistema pubblico dei servizi efficiente, funzionante, dotato di risorse. L’attacco governativo ai Ser.T è l’attacco a un sistema che intende garantire pluralità di opzioni e servizi sulle dipendenze. Una politica sulle droghe deve garantire un sistema di servizi orientato alla domanda dell’utenza e alla pluralità e alla libertà terapeutica, basato sull’evidenza dell’efficacia dei trattamenti proposti
* La garanzia del diritto alla cura e dei diritti dei consumatori passa anche attraverso la ricchezza di un sistema misto, di cui il privato no profit è risorsa essenziale. La cultura dell’obiettivo unico dell’astinenza e le relative scelte economiche rischiano di chiudere il no profit nell’angolo della comunità terapeutica, limitandone la straordinaria capacità di sperimentazione e di innovazione. No alla omogeneizzazione forzata del terzo settore, alla creazione di lobbies di potere, all’utilizzo clientelare delle risorse
* La riduzione del danno si occupa anche del benessere della collettività, per la quale persegue obiettivi di salute pubblica e di convivenza sociale. Una ragionevole politica sulle droghe fa dell’accettazione, del rispetto e dell’inclusione sociale dei consumatori, la leva della propria azione, oltre le illusioni della tolleranza zero, che inganna i cittadini con la vana promessa di governare un fenomeno complesso a colpi di ordine pubblico.
* Il consumo di droghe non è sempre patologia, disagio, emarginazione. È anche stile di vita e scelta individuale, sperimentazione, uso ricreativo. Spesso, per i più giovani, è un periodo breve della propria vita in cui ci si scopre e ci si sperimenta. Non è necessariamente un «destino». Una ragionevole politica sulle droghe deve innanzitutto «non nuocere», non produrre destini: non deve criminalizzare, medicalizzare e stigmatizzare il consumo. Una ragionevole politica sulle droghe deve saper dialogare per poter sensibilizzare, informare, prevenire.
Per lavorare concretamente attorno a una ragionevole politica sulle droghe
Per aprire in ogni sede possibile il confronto, il dialogo, l’informazione
Per opporci ad ogni svolta autoritaria nelle scelte politiche e legislative
Per difendere e sviluppare il sistema dei servizi
Per difendere i diritti dei cittadini che consumano sostanze
Per lottare insieme a quanti, nei campi della psichiatria come del carcere, dell’immigrazione come delle povertà, stanno fronteggiando quotidiani attacchi ai diritti, ai servizi, ad uno «stato sociale e di diritto»
noi operatori, volontari, consumatori, associazioni e cittadini, provenienti da tutte le regioni del paese, riuniti il 15 dicembre a Firenze in una assemblea autoconvocata, abbiamo preso l’impegno di intervenire su questi temi, nelle sedi locali e a livello nazionale, coordinandoci come rete «La libertà è terapeutica».

Hanno aderito:

E. Polidori (Ser.t Faenza) D. Farina (Leoncavallo- Milano) M. Baruffi (Fuoriluogo.it) S. Ronconi (Forum Droghe) C. Baldassarre e L. Verde (Dip. Dipendenze ASL Napoli 1) R. Pagliara (Educatore, Bologna) G. Zuffa (Fuoriluogo) P. La Marca (LILA) M. Teresa Ninni P. Bertotto C.Arvieri F. Ninni G. Magnani F. Cantù L. Piras (Ass Isola di Arran - Torino) L. Portis (LILA) F. Corleone (Forum Droghe) M. Pandin (Progetto RD - Comune di Venezia) S. Segio (Forum Droghe) S. Vecchio (Dip. Dipendenze ASL 1 Napoli) G. Arcieri F. Bosio M. Dorella A. Orsi E.Bugané R. Giulio (Operatori Drop in ASL 3 - Torino) T. Racchetti (LILA Milano) A. Garzillo (MDMA - Gabrio -Torino) G. Candeloro P. Sollecito (Progetto Cisti e MDMA - Gabrio (Torino) C. D’Elia (Pres. Forum Droghe) L. Prata (Direttrice Unità Operativa Dipendenze Patologiche USL Bologna) A. Favaretto O. Fagnoni L. Mazzi S. Citton G. Brombieri M. Folin (Servizio RD - Comune di Venezia) R. Nardini (Gruppo SIMS) S. Giancane (Progetto metadone bassa soglia Bologna) M. Orsi F. Marchi (CESDA Firenze) A. Pizzo (Carta) P. Steckenbauer (Siena) A. Giglio (medico Ser.T -Torino) M. De Giorgi V. Mitola (Ass Ago nel Pagliaio Torino) M. Contessa e operatori Consorzio NOITA’ G. Mannucci A. Biancarelli L. Nicolussi F. Rizzi (Equipe attività bassa soglia Consorzio abn - Perugia) M. Coppoli (Coop Cultura e Lavoro - Terni) G. Farfaneti (Ser.T Cesena) F. Bagozzi (Parsec - Roma) C. Bellosi e M. Pirovano (Responsabili Comunità il Gabbiano - Tirano - Sondrio) P. Crocchiolo (Forum Droghe) A. D’Alessandro (Ass. Parsec) M. Solimano C. Simoni M. Capecchi (Arci Solidarietà Livorno) C. Girardengo (responsabile) e gli operatori del Ser.T di Alessandria/Tortona F. Ferré (Lila Milano) Unità di Strada di Venezia Centro Storico Rosy Miracolo (consigliere comunale e presidente Arci Veltha) C. Cappuccino (Forum Droghe) Ass. Parsec (Roma) I. Stockel (coop sociale Onlus Parsec - Roma) B. Vegro (Lila - Como) Ass. Utenti Ser.T di Rimini La nuova strada S. Libianchi (Ser.T Rebibbia Roma) P. Gonnella (Ass. Antigone), P. Meringolo (psicologa, Firenze), L. Montecchi (psichiatra, Rimini), Ass. J.Bleger, scuola di prevenzione (Rimini), MDMA Toscana, N. Vitale (Bologna), SVOLTA (Servizi di Volontariato Tossicodipendenza e Abusi, Perugia), Rita 3000 (Ricerca Interventi Tossicodipendenze e Abusi, Perugia), Attacchi di panico (rivista di strada, Perugia), Immoralia (giornale di autoproduzione letteraria, Perugia), Ass. DAI - Donne Aids Informazione (Torino), D. Fabbri (capogruppo Verdi Cesena) G. de Giuli (Livello 57 Progetto Drop in Bologna) M. Vittori (Centro Luzzi Firenze) L. Colonnelli (Coop Cultura e Lavoro Terni) S. Zanone (Roma) Coop Sociale Etabeta (Torino) N. Santalucia (Forum Droghe Pisa) G.Paolo Zubani (Coop Graffio Brescia) Ass. P24 (Livorno) E. Prati A. Iacono (LILA Piacenza) L. Coppini A. Lucchesi M. Stagnitta (Ass Insieme, Vicchio) S. Arena (Centro Porte Aperte Firenze) S. Ligabue E. Partesotti (CSA Aquarius - MDMA Reggio Emilia) Progetto UP Runner (Reggio Emilia) P. Jarre R. Mercuri N. Flesia M. Fiorido V. Buttalo S. Monge (DPD ASL 5 Collegno Torino) DDT (Difesa diritti dei Tossicodipendenti) Gruppo SIMS E. Porta B. Venere R. Franzin S. Finetti R. Vella (Unità di strada Sottovento - DPD ASL 5 Collegno - Torino) E. Recanati L. De Felice Abdel Hatimy M. Papagno C. Masino D. Succa (Drop in Gruppo Abele Torino) P. Graglia (Centro Crisi 2 - Gruppo Abele Torino) L. Baldini (operatore pari - Ser.t via Ghedini ASL 4 Torino) A. Conta (operatrice pari Torino) Ass. Isola di Arran (Torino) M. Massa (Responsabile Osservatorio Provinciale Dip. Patologiche AUSL Piacenza) E. Bianchi (Coop Emmanuele Casalpusterlengo Lodi) Ass. Volontari di Strada (Modena) C. Paduanello (Centro diurno Coop Nuova Sanità - Bologna) Redazione L’Urlo (Bologna) S. Anastasia (AssociazioneAntigone) D. Paolillo T. Maurini C. Greco D. Gavarini C. Nicolai A. Mureddu A. Scelza P. Benedetto P. Selva P. Coppin M. Ferri P. Riveda (Ser.T-Distretto-1-Milano) C. Cippitelli ( per Coordinamento nazionale Nuove Droghe) M. Zani e Cooperativa la Carovana A. Vanni (Forum Sociale Pisa) T. Contino R. Balestra G. Bazo (Ser.T Trieste) A. Devivo, A. Drago, D. Sizzano, R. Ramella, S. Bisagno, E. Siviero (Unità di strada Biella). Consorzio abn, a&b network sociale, Il Borgo soc.coop.soc. e la Rete soc.coop.soc (Perugia) CoRiDa - Coord umbro per la RD V. Ronchi (Sinistra Giovanile Bologna) A. Desogus ( Coop Kadossene Cagliari) M. Grazia Terzi (Medico Ser.T Torino) Scuola Regionale Operatori Sociali (Milano) L. Splendori e E. D’Orazio (per FP CGIL nazionale) G. Senatore (medico Sert Torino) Ass. Nico 93 - Solidarietà Aids (Alessandria) Centro diurno Il Girasole (Frascati - Roma) G. Dell’Acqua (Dip Salute mentale - Trieste) M. Grazia Cogliati (2 Distretto ASL Trieste) Lahiri Belloni (Perugia), Simone Zavettieri (Bologna)

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