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I Ser.T e il metadone:
la lotta delle buone pratiche contro le ideologie
di Maurizio Crispi
Sono recenti le affermazioni squalificanti di alcuni degli attuali
governanti italiani in merito a ciò che fanno i Ser.T e
alle strategie di riduzione del danno.
Ne abbiamo sentite di tutti i colori: dalle esternazioni
di Fini a S. Patrignano, in occasione del convegno Rainbow a quelle
dellesimio Gasparri in occasione del convegno annuale ad
Amelia ( dove come è noto ai più si
pratica per salvare i tossicodipendenti i giovani traviati
dalla droga e avviati sulla strada della perdizione la
cristoterapia.
In questultima occasione i Ser.T sono stati definiti da
Gasparri molto spregiativamente come del resto è
nello stile del personaggio dei metadonifici (!!).
Adesso arriva la mozione parlamentare del Ccd che si interroga
con intenti squalificatori sul senso e sullutilità
delle strategie di riduzione del danno, tacciandole di interventi
che colludono fortemente con la tossicodipendenza e richiedendo
energicamente una redistribuzione dei fondi, allo scopo di promuovere
con più intensità strutture che portano avanti interventi
efficaci sui tossicodipendenti ( vedi, in particolare,
come paradigma esplicitamente indicato il modello di S.Patrignano
e quello di don Gelmini).
Il governo italiano, insomma, vorrebbe procedere speditamente
e con energia nel tentativo di smantellare un sistema di cura
e di presa in carico, complesso e variegato, che siamo riusciti
a costruire in questi ultimi anni lavorando sinergicamente, noi
operatori del pubblico con quelli del privato sociale.
Le esternazioni degli attuali governanti italiani e la promessa
di azioni sintone con il loro dire mi lasciano profondamente sgomento
e indignato.
Ma, nello stesso tempo, stranamente non provo nessuna sorpresa
davanti alle boutade di unideologia così ostile al
metadone, ma in definitiva ostile ai nostri tossicodipendenti
e a tutti quelli che vivono in condizioni di disagio e demarginazione,
anche a causa della droga.
Questo tipo di ideologia è stata sempre rintracciabile
in passato e continua a serpeggiare nel nostro presente, alimentando
disinformazione e movimenti di opinione ostili a quelle politiche
dintervento autenticamente laiche nei confronti delle tossicodipendenze
pensate e sperimentate per offrire ai tossicodipendenti e ai consumatori
di sostanze stupefacenti soluzioni che non siano di tipo religioso
o di ulteriore emarginazione, se non di radicale esclusione sociale.
E questideologia serpeggiante, che a volte in passato
è stata utilizzata da certi politici come cavallo di battaglia
per le loro azioni demagogiche, ad ostacolare oltre ventanni
di faticosa crescita culturale da parte di chi opera nel settore
delle tossicodipendenze sia nel pubblico che nel privato sociale
e far sì che gli stessi operatori siano costantemente confinati
essi stessi in un ghetto di misconoscimenti e daccuse dincompetenza,
portate avanti in alcuni casi in modo virulento e quasi diffamatorio.
La stessa ideologia, alimentata da radici che affondano nel passato
e che non sono state mai recise, torna a riemergere ispirando
le affermazioni dei nostri politici.
Devo anche dire, con un certo rammarico, che per quanto concerne
la parte svolta dai Servizi Pubblici, vi è purtroppo
soprattutto in alcune regioni italiane una netta divaricazione
tra i terminali periferici del servizio pubblico (i Ser.T) e gli
organi preposti alla dirigenza (i vari Capi Servizio, Capi di
Dipar-timento etc.) allinterno delle diverse Aziende Sanitarie:
infatti, a parte alcune realtà storicamente interessate
allintervento fattivo nel sociale che a causa di
questo bagaglio storico - sono riuscite a travasare nei Ser.T
questo tipo di attenzione, la maggior parte dei Ser.T è
penalizzata dal fatto che i Dirigenti - a livello delle singole
Aziende Sanitarie - sono in genere più interessati a mantenere
e a consolidare il loro potere e la gestione di tutto quanto vi
sia connesso, che non a promuovere effettivamente il miglioramento
delle condizioni in cui operano i Ser.T e a diffondere attivamente
cultura sulle problematiche che riguardano il settore delle tossicodipendenze
e dellemarginazione, anche attraverso prese di posizione
pubbliche nei confronti della generalizzata in-cultura dei politici
e dei discutibili derivati delle loro ideologie: daltra
parte, anche volendolo, non potrebbero sviluppare efficaci azioni
di contrasto alle esternazioni dei politici, visto che per loro
lessere in una certa posizione, è frutto il più
delle volte di una negoziazione politica.
Pur essendo consapevole che queste affermazioni sono in parte
plasmate da tutti gli eventi che io ho visto passare sotto i miei
occhi in Sicilia, suppongo che esse possano avere un valore più
generale.
In Sicilia, ho lavorato con i tossicodipendenti da oltre ventanni:
sin da prima del storico Decreto Animasi del 1981 se non
ricordo male che rese possibile lattivazione capillare
delle terapie sostitutive metadoniche.
Quindi, nel corso della mia vita lavorativa al Ser.T, come medico
psichiatra, ho visto sfilare una serie di eventi e di svolte operative:
la mia impressione è ch ogni volta che pare possibile un
cambio di paradigma per quanto riguarda la gestione delle storie
di tossicodipendenze, dellemarginazione e del disagio, si
manifestano sempre secondo un fenomeno tutto italiano
violente e brusche sterzate di tipo ideologico e, in ogni caso,
anche là dove ci sono degli strumenti di legge favorevoli
a politiche dintervento che valorizzino al massi-mo linteresse
per le persone, bisogna confrontarsi sempre con il peso delle
prese di posizione selvagge di personaggi autorevoli che, sfruttando
il proprio ruolo di opinion leader nei confronti della gente
comune, possono attivare reazioni devastanti,
rispetto a prassi dintervento che non sono soltanto umanitarie
ma anche fondate su presupposti scientifici incontestabili.
In varie occasioni dincontro, ho raccolto opinioni doperatori
di diverse Regioni dItalia, dalle quali risulta un forte
ostracismo da parte degli amministratori locali nei confronti
delluso del metadone, con il tentativo di mettere in discussione
il suo uso corretto da parte dei medici, e con lemanazione
di regolamenti e norme capestro.
Ad esempio, ho sentito) che, in passato, in Toscana sono stati
attivamente caldeggiati provvedimenti tendenti a limitare luso
del metadone a periodi non superiori ai 21 giorni e con dosaggi
non superiori a quelli che le evidenze scientifiche e della clinica
ritengono appena anti-astinenziali: i classici 20-25 mg/die che
come è noto dal punto di vista della riduzione
del danno e soprattutto nella prevenzione efficace della prevenzione
del rischio di morte da overdose dalleroina sono assolutamente
inefficaci, perché facilitano al massimo il tossicodipendente
in un progetto personale duso controllato deroina.
Per contrastare tali politiche, da alcuni sono state intraprese
aspre battaglie, anche al prezzo di unesposizione personale
a vessazioni di vario genere, ivi compresi percorsi giudiziari
faticosi e onerosi.
Tre anni fa circa, un Assessore alla Sanità uscente della
Regione Sicilia ha dichiarato in unoccasione ufficiale che
i Ser.T della Sicilia non sono stati ca-paci di fare
nulla, se non
dare il metadone (!!!), mentre invece le
Comunità Terapeutiche riescono sempre a salvare i tossicodipendenti
(!!!), senza tenere conto del fatto che, esprimendo un parere
così pesante (di incompetenza, di inconcludenza e di inefficacia)
nei confronti di strutture sanitarie del SNN e della Regione Sicilia,
stava facendo delle affermazioni contro sé stesso e contro
il proprio Assessorato!!
Questo involontario autogol è soltanto una piccola chicca
( si potrebbe dire un lapsus) sintomatica del fatto che i Ser.T
di fatto - almeno dalle nostre parti - sono sempre sottostimati,
come se non appartenessero al novero delle Unità Operative
dellorganizzazione sanitaria, ma fossero piuttosto entità
diverse, fastidiose da gestire e da cacciare - quantomeno psicologicamente
- nel sottoscala.
Non cè alcun commento da fare alle dichiarazioni
riportate sopra e ad altre analoghe, se non quello, amarissimo,
che alla maggior parte degli operatori dei Ser.T, che spesso operano
in prima linea a contatto con ogni tipo di situazioni gravi e
problematiche, abbandonati a sé stessi e spesso nellimpossibilità
di dare risposte efficaci per mancanza di mezzi e di articolazioni
strutturali dei singoli Ser.T in cui sono inseriti, non è
mai data voce in capitolo per esprimere il proprio disagio.
E chiaro che, in questa circostanza, le affermazioni pubbliche
dellAssessore in questione hanno trovato ampia risonanza
nei quotidiani dinformazione locale nei termini, ancora
una volta, di titoli e articoli mortificanti per i Ser.T e, viceversa,
osannanti nei confronti delle Comunità ( e, come si può
immaginare, di alcune in particolare) e del loro modello salvifico.
Inutile dire che se io - nella mia qualifica di Dirigente Responsabile
di un Ser.T mortificato e offeso dalle dichiarazioni dellAssessore
in questione avessi provato a mettermi in contatto con
uno di questi quotidiani, per proporre con i dovuti modi delle
rettifiche agli articoli pubblicati, non verrei neppure ascoltato;
se, analogamente, scrivessi una lettera in redazione, la lettera
non verrebbe presa in considerazione, se non in maniera strumentale
magari a distanza di mesi se accidentalmente dovesse
un caso che riempie per un attimo fuggevole le pagine di cronaca
( come ad esempio una morte per overdose).
In Sicilia, in particolare, abbiamo vissuto negli anni passati
lesperienza di una completa sospensione di tutte le terapie
metadoniche, per leffetto di circolari ministeriali scaturite
da Linee Guide Ministeriali (risalenti al 1984/85), tendenti ad
ottenere un ridimensionamento dei trattamenti con farmaci sostitutivi
attivati attorno al 1981, in applicazione del citato Decreto Aniasi.
Per effetto di tali circolari (e, allora, agli operatori non fu
data alcuna alternativa), i tossicodipendenti inclusi in programmi
metadonici furono progressivamente dimessi dal trattamento, mentre
nuovi utenti sono stati ammessi al metadone in numero sempre più
ridotto e per trattamenti di durata minima.
Alcuni di questi utenti dimessi dai trattamenti metadonici
lo zoccolo duro di essi era in trattamento sostitutivo
da alcuni anni con buoni effetti di stabilizzazione delle problematiche
comportamentali: sono stati tutti dimessi dai trattamenti metadonici
nellarco di un anno.
A nulla valsero le proteste e perfino manifestazioni davanti allAssessorato
Regionale alla Sanità.
Molti di questi ragazzi dovrei dire piuttosto di questi
cittadini - sono morti nellarco di alcuni anni molti
per AIDS.
Dal 1987 circa a buona parte del 1994, i Ser.T della Sicilia,
con piccole varia-zioni locali, non hanno più utilizzato
il metadone, preferendo il ricorso - quasi esclusivamente - a
trattamenti di disassuefazione con farmaci non sostitutivi seguiti
da unimmissione solo in alcuni casi selezionati
al trattamento antagonista con naltrexone: gli effetti di tale
strategia in larga parte decisa dallalto, sono stati molteplici
e destruenti:
E cambiato radicalmente il profilo degli utenti dei servizi,
con una prevalenza di casi in cui labuso deroina era
iniziato da poco;
Una rarefazione degli utenti dei servizi, soprattutto di quelli
con una storia lunga di tossicodipendenza: molti, quelli appartenenti
al gruppo storico dei tossicodipendenti da eroina
della mia città (Palermo), sono nel frattempo morti a causa
dellevoluzione in AIDS di infezioni da HIV precedentemente
contratte oppure si sono ritirati da qualsiasi contatto con i
servizi pubblici, così poco disponibili nei loro confronti;
Una migrazione di altri utenti in luoghi dove era ancora possibile
ri-cevere il trattamento metadonico: si sono verificati fenomeni
di pendolarità verso città italiane dove ancora
si dava il metadone, mentre, in alcuni casi-limite, si è
verificata una migrazione verso paesi stranieri (europei, come
lOlanda) oppure extra-europei (come lIndia, la Thailandia)
dove leroina fosse disponibile a costi relativamente contenuti
e sicuramente più pura che dalle nostre parti (ho avuto
modo di conoscere personalmente uno di questi casi);
La costruzione, da parte di molti degli operatori dei servizi,
di unimpalcatura ideologica fortemente auto-consolatoria
secondo la quale il tossicodipendente deve essere aiutato ad uscire
dalla sua (tossico)dipendenza, assumendo come meta ideale da raggiungere
quella dellastensione dalle droghe e utilizzando come strumento
trasformativo lastensione stessa, come base essenziale per
lavorare in termini psicoterapici (tale impostazione è
stata facilitata dallimmissione in molti dei servizi per
le tossicodipendenze, anche antecedentemente il DPR 309 del 90,
di psicologi a volte in numero preponderante rispetto ai medici;
La costruzione auto-referenziale, da parte di molti operatori,
di un modello di Ser.T asettico, tranquillo, frequentato da buoni
utenti, da individui che si adattano bene alle proposte terapeutiche
e che ac-cettano i Programmi che vengono formulati dagli operatori,
da utenti soltanto desideri di disintossicarsi e di astenersi
dalluso di droghe: in altri termini, si è andato
strutturando un modello di Ser.T nel quale viceversa non vi è
posto per la diversità e per lespressione di volontà
autonome da parte di singoli utenti;
La strutturazione in molti operatori la convinzione che dare il
metadone potesse essere una sorta di ultima spiaggia, una debacle
a cui ricorrere quando la battaglia contro la dipendenza era completamente
persa!!
Non sono elucubrazioni quelle di cui sto scrivendo qui: le ho
direttamente sperimentate sulla mia pelle; quando, nellAprile
del 1994, decisi che non era più possibile mantenere nel
mio Ser.T questa situazione e, eroicamente e in condizioni precarie,
senza una cassaforte per custodire i farmaci stupefacenti, perché
non me la volevano dare, ammisi i primi due utenti ad un trattamento
con metadone, mi ritrovai a dovere fronteggiare una sorta di sommossa
da parte di molti degli operatori del Ser.T in verità,
soprattutto gli psicologi che erano sgomenti per il fatto
di dover lavorare con utenti che chiedevano il metadone, rinunciando
a perseguire la chimera della disintossicazione a tutti i costi.
Nel corso di questi quasi sette anni si è avuta una progressiva
caduta del numero di utenti in trattamento nei Ser.T, perché
abolito il metadone dallo strumentario terapeutico
lofferta che faceva il servizio era divenuta troppo alta
- si direbbe oggi troppo ad alta soglia - e troppo poco accattivante
(scarsamente appetibile) nei confronti dei tossicodipendenti da
eroina della strada o comunque di chi intendeva continuare a gestire
in modo controllato la propria tossicodipendenza, utilizzando
al massimo i servizi in funzione facilitante.
Per converso, si è ampliato a dismisura in definitiva
il sommerso, alimentato anche da coloro che
avrebbero potuto usufruire nei servizi di trattamenti sostitutivi,
ma che non vi si presentavano più, avendo la certezza che
la loro richiesta di farmaco sostitutivo non sarebbe stata accolta.
Ad un certo punto, per uscire da questimpasse e per evitare
di mantenere uno status quo che si sarebbe di lì a poco
tramutato in inadempienza, sono state necessarie come ho
già accennato delle vere e proprie azioni eroiche, allinterno
dei singoli servizi, i cui Dirigenti Responsabili si sono assunti
integralmente il carico della decisione di riavviare i trattamenti
metadonici, andando contro corrente sia rispetto alle diverse
Dirigenze (sorde per esempio - alle richieste di alcuni
servizi di essere provvisti di personale infermieristico numericamente
adeguato per la somministrazione delle terapie con la necessaria
continuità e di casseforti per la custodia dei farmaci
stupefacenti) e al silenzio dellAssessorato della Regione
Siciliana sullintera materia, sia rispetto agli stessi operatori
dei Ser.T in prima linea gli psicologi che consideravano
il ritorno al metadone come uno scacco e la perdita di una battaglia.
Si è dovuto ricominciare, per gradi, a ricostruire una
cultura dellintervento con i farmaci sostitutivi allinterno
dei servizi, superando pregiudizi, resistenze stereotipi e pregiudizi
che nel frattempo si erano consolidati tra gli operatori (quali,
ad esempio: Il metadone è un trattamento medico:
quindi è solo il medico a doversene occupare; oppure:
Se al Ser.T arriva un utente richiedente una terapia metadonica,
questutente non è più di competenza degli
operatori ma solo ed esclusivamente del medico).
È ovvio che la diagnosi e la prescrizione del metadone
sono una faccenda medica, ma lascolto e la costruzione di
una relazione di cura con lutente a partire dalla richiesta
del metadone sono una faccenda di tutti gli operatori del Ser.T.
Faticosamente, si è giunti a comprendere (e per molti è
stata unautentica scoperta, perché prima del 1989
il metadone era stato utilizzato soltanto con dosaggi anti-astinenziali,
e prevalentemente per terapie di breve durata anche se ripetute
più volte nel corso dellanno, a volte anche in maniera
subentrante) che il metadone, oltre ai suoi vantaggi di farmaco
(che, anche attraverso una stabilizzazione e un approfondimento
della dipendenza dagli oppiacei, può portare, alla lunga,
ad una riduzione dellassunzione degli oppiacei illegali,
ma che in tempi molto più brevi, in una buona percentuale
di casi, può favorire una stabilizzazione dellorganizzazione
di vita del tossicodipendente e comunque larresto del processo
di degrado comportamentale e sociale a cui egli tenderebbe ad
andare incontro), è uno strumento di scambio e di comunicazione
con il tossicodipendente ed inoltre un mezzo potente - se utilizzato
correttamente - per fare terapia e quindi per giungere a trasformazioni,
che, per il fatto di essere ottenute dentro la cornice di un trattamento
metadonico, non sono certamente meno valide di quelle ottenute
dai cosiddetti trattamenti drug-free.
Le stanze di somministrazione del metadone non sono dei luoghi
in cui si distribuisce una droga di stato ( i bar-metadone come
le definiscono spregiativamente alcuni), ma degli autentici luoghi
di cura, dove giornalmente si può costruire una relazione
daiuto con cittadini in difficoltà, aiutandoli a
recuperare una qualità di vita accettabile.
A volte dare il metadone, secondo la mia esperienza, può
rappresentare il discrimine nelle attuali condizioni di
illegalità del mercato tra la vita e la morte.
Con la riattivazione dei trattamenti sostitutivi si è potuta
recuperare una quantità di vecchi utenti, quelli precedentemente
dismessi dalle terapie metadoniche che, ciascuno a modo a proprio
senza più chiedere nulla ai Servizi avevano
continuato nel corso degli anni a mantenere la propria tossicodipendenza
con le caratteristiche oscillazioni di decorso delle tossicodipendenze
non controllate farmacologicamente.
Alcuni, sempre per effetto di questa decisione eroica, sono stati
letteralmente salvati dalla morte e, a distanza di oltre sei anni
dallimmissione o re-immissione in metadone, continuano a
vivere in condizioni di discreto benessere.
Altri - i nuovi tossicodipendenti da eroina - hanno
trovato nel metadone un valido strumento di supporto al mantenimento
di un loro precedente inserimento lavorativo oppure di facilitazione
nel processo di riabilitazione e reinserimento, ma in primo luogo
di stabilizzazione comportamentale.
Bisogna ovviamente abbandonare la velleità di utilizzare
il metadone come farmaco per la disintossicazione, rinunciando
quindi alla velleità di utilizzare le famose scalette:
occorre, piuttosto, come daltra parte indicano tutte le
evidenze scientifiche e cliniche, andare su con i dosaggi allo
scopo di estinguere il craving che, nella fase in cui la dipendenza
dalleroina è ormai diventata una malattia metabolica
del SNC, rappresenta lelemento determinante nella ricaduta.
Il metadone, se utilizzato a dosaggi congrui, inoltre, possiede
forti valenze terapeutiche, nei casi oggi sempre più
frequenti - che esprimano un disturbo psicopatologico sotteso
Adesso in Sicilia in particolare, è ovvio, mi riferisco
a Palermo i Ser.T sono tutti a pieno regime ciascuno con
un numero di utenti immessi in Programmi Terapeutici con metadone
superiore tra le 150 e le 200 unità ( cinque i Ser.T del
territorio metropolitano di Palermo, più altri sei nella
Provincia).
Accanto alle considerazioni positive sul metadone, ci sono quelle
sconfortanti legate al fatto che quando si avviano le terapie
con metadone nei Ser.T, si cominciano a ricevere utenti di tutti
i tipi e, tra questi, molti che non sono in condizione di utilizzare
il farmaco sostitutivo come strumento di cambiamento almeno
nellimmediato.
Questi sono gli utenti che creano problemi ai servizi, quegli
utenti che a volte minacciano, che chiedono limpossibile,
che mettono sotto scacco gli operatori, ma sono anche quegli utenti
che possono essere comunque aiutati a farsi meno male nelle loro
storie di tossicodipendenza; e, a questi utenti, il metadone può
essere dato e mantenuto nel tempo come presidio essenziale per
la riduzione del danno, in attesa che qualcosa cambi, tenendo
conto del fatto che, comunque, il metadone si può considerare
nella complessa relazione utente-operatore a tutti gli effetti
una merce di scambio ( in termini non solo concreti, ma anche
linguistici e comunicativi): se lutente chiede qualcosa
a proposito del metadone (per esempio un aumento o una riduzione
del dosaggio, un affidamento) si può approfittare della
sua richiesta per parlare di qualcosa daltro ( sul livello
personale, psicologico, esistenziale etc.) e , così procedendo
giorno per giorno, si può arrivare ad un momento in cui
lo stesso utente deciderà di voler cambiare (ma per i suoi
motivi, non per quelli che noi riteniamo giusti).
Rimane un punto fermo che i Ser.T debbano essere servizi per tutti
i tossicodipendenti, sia per quelli motivati ad un cambiamento
immediato, sia per quelli che invece devono essere supportati
ed eventualmente anche sopportati con tutto il loro
carico di tossicità, in un lungo percorso prima
che si possa ottenere qualche cambiamento significativo; i Ser.T
non possono viceversa arrogarsi di essere servizi che, per il
fatto di offrire una tipologia ristretta di offerte, forniscono
risposte adeguate soltanto ad una tipologia ristretta di utenti
e nessuna risposta ad altre tipologie di essi, né si può
tollerare che siano i politicanti a dire cosa debbano essere i
Ser.T o come debbano operare o quali siano le scelte terapeutiche
che i Ser.T e i loro operatori ritengono di dover fare.
Il mio lavoro nei Ser.T è stato caratterizzato dallaver
compiuto un percorso lungo e faticoso: sono passato dallidealità
della cura trasformativa delle tossicodipendenze allaccettazione
del lavoro quotidiano intenso nel senso del prendersi cura.
In questo percorso, in certi momenti sono dovuto venire a termini
con me stesso, costretto ad esercitare anche unintensa e
severa autocritica rispetto ai miei percorsi formativi (oltre
che essere medico Psichiatra, ho intrapreso molti anni fa una
formazione psicoanalitica): non è stato facile per me riattivare
i trattamenti metadonici nel 1994, anche perché venivo
da una precedente esperienza di somministrazione del metadone
secondo modalità puramente anti-astinenziali. Ma, nello
stesso tempo, lavere visto gli effetti deleteri sotto il
profilo clinico delle terapie metadoniche sotto-medicate, mi ha
incoraggiato ad andare avanti nella strada delle terapie metadoniche
a dosaggi medio-alti e protratte nel tempo, allo scopo di realizzare
proprio con il favore del tempo lobbiettivo della stabilizzazione
comportamentale negli utenti in trattamento.
Adesso, credo fermamente in questa modalità di trattamento,
sia per i benefici sociali che apporta, ma anche perché
con il supporto dellesperienza clinica acquisita
- il metadone lo si può somministrare - a seconda dei casi
- con finalità diverse.
Non vorrei che, a causa di politici dissennati o di qualcuno che
vuole imporre la sua religione come mezzo salvifico, si debba
perdere la possibilità di utilizzare uno strumento validissimo.
Bisogna battersi piuttosto affinché la normativa vigente
venga definitivamente modificata, in modo che sia accettato in
modo irrevocabile il principio secondo cui non sempre i Programmi
Terapeutici possono essere in funzione di una DISINTOSSICAZIONE
TOTALE da qualsiasi droga e che bisogna pur prevedere che in molti
casi ci si debba accontentare di soluzioni minime e ciononostante
non meno efficaci (mi riferisco al fatto che, nellattuale
normativa sul metadone non è stata superata in maniera
chiara la formulazione del testo unico (il DPR 309/90) in cui
si dice che gli interventi sui tossicodipendenti devono perseguire
come finalità ultima la disintossicazione).
Palermo, il 23.01.2001
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