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Speciale #11
Pratiche in rete

 

Pratiche in rete

LA LIBERTÀ È TERAPEUTICA
UN PERCORSO CONTROCORRENTE
La salute come diritto di cittadinanza è il filo ideale che ha unito il convegno in ricordo di Riccardo Bordoni e il 2° incontro della rete

Grazia Zuffa

L’appuntamento di Firenze del 13 febbraio in memoria di Riccardo Bordoni non è stato solo un momento emotivamente intenso per chi a suo tempo è stato coinvolto dalla ricchezza della sua personalità (e sono tanti). Ben oltre, la rilettura delle sue idee e dell’esperienza di vita ha permesso di gettare luce sullo scontro di oggi sulle droghe (e non solo) e soprattutto sul “che fare”. Questo il senso più vero dell’eredità politica e umana di Riccardo, che Luigi Ciotti ha felicemente espresso citando il suo “coraggio nell’andare controcorrente, un coraggio non gridato, non eroico, ma semplicemente civile”, lo stesso che è necessario oggi, di fronte alla svolta che si tenta di imporre. È una svolta che non si limita a rilanciare un’ideologia moralistica: la posta in gioco è lo smantellamento di un sistema di servizi per tutti, ossia quella centralità del servizio pubblico per cui tanto si è battuto Riccardo (Carovani, Orsi). La salute cesserebbe dunque di essere un diritto di cittadinanza, secondo la più avanzata concezione di Welfare, per diventare un’elargizione concessa a chi “si meriti” di esser curato, adeguando i propri comportamenti alla norma sociale.
La riduzione del danno, intesa come strategia dei diritti, è stata promossa e per certi versi “inventata” da Riccardo Bordoni ben prima che questa espressione fosse coniata in ambito anglosassone agli inizi degli anni ‘90: è stata per lui, che tanto si era impegnato negli anni ‘70 sul tema della sanità pubblica, l’applicazione di quei principi di Public Health al tema delle tossicodipendenze (Agnoletto).
Peraltro siamo già in presenza di atti istituzionali di “controriforma”, quali la mozione già approvata dal Parlamento e l’imminente decreto di riorganizzazione dei Sert, per ridimensionarli a favore della comunità quale “risposta unica” alla tossicodipendenza (Pagni, Santi). Perciò mai come oggi è utile ricordare le capacità di Riccardo di ragionare con pacatezza nel merito con tutti, e di unire le forze, le energie, le competenze in vista del confronto.
Questo know how politico, così prezioso in questo momento, è il filo che ha unito idealmente il ricordo di Riccardo Bordoni col secondo incontro della rete “La libertà è terapeutica”, che si è svolto nel pomeriggio a pochi passi di distanza dalla sede del convegno. Dall’assemblea istitutiva di dicembre, la rete ha già esperienze significative di mobilitazione alle spalle: dalla raccolta di firme sull’appello contro la mozione parlamentare della maggioranza sul nostro sito (più di mille in pochi giorni), al presidio di protesta organizzato a Torino. Si è dunque approfondita la piattaforma politica (già sintetizzata nel documento programmatico pubblicato su Fuoriluogo di gennaio), trovando un punto di convergenza sul supporto alla riduzione del danno intesa come un approccio di “tolleranza e di Welfare dei diritti”, applicabile a molte altre problematiche sociali; soprattutto si sono presi impegni per costruire la rete, creando in ogni regione coordinamenti e rafforzando la presenza su web: un gruppo apposito lavorerà a uno spazio autogestito all’interno del sito fuoriluogo.it, un primo nucleo per quell’osservatorio nazionale sull’evoluzione dei servizi, delle pratiche e degli atti istituzionali di cui si avverte sempre più la necessità (e informazioni preziose sulle realtà regionali sono venute dalla riunione). Sul piano dell’iniziativa, c’è accordo su una grande iniziativa pubblica, una sorta di “Genova, un anno dopo”. Sul come promuoverla, c’è ovviamente molto da discutere e da fare: anche a tal fine si è allargato l’attuale coordinamento, sulle base delle autocandidature e della rappresentanza territoriale.

 

 

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