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Speciale #11
Pratiche in rete

 

La bozza del progetto di revisione del DM 444/90.

Vi proponiamo il testo che, ancora sotto forma di bozza, il governo sta preparando per riformare la politica dei SERT. Chiediamo a tutti, ma in primo luogo agli operatori e ai consumatori, di inviarci un loro punto di vista, per capire come lavorare insieme su questo tema.

Il commento di:
Edo Polidori, responsabile Sert di Faenza

“Segnalo a monte un problema istituzionale: in questa bozza di modifica del 444 si definiscono gli assetti organizzativi dei Sert, ignorando che nel frattempo questa materia è stata delegata alle Regioni. Il governo segue dunque una linea di forte accentramento, anzi addirittura di riaccentramento. Entrando nel merito, il dipartimento ipotizzato si presenta come un gran calderone, di cui non si capisce la ratio funzionale: l’unica spiegazione è che si voglia dare una certa lettura del consumo di droghe e della dipendenza, assimilandoli al disagio mentale, e quindi contrastando qualsiasi tendenza alla “normalizzazione”. Inoltre: con quale criterio si scelgono i soggetti che compongono il dipartimento? Perché si apre alle realtà del privato sociale e alle associazioni dei familiari, e non si citano i Comuni, che hanno un ruolo centrale nella prevenzione? E perché solo le associazioni dei familiari hanno diritto di rappresentanza, ignorando le associazioni dei pazienti?
Stupefacente è il comma 2, punto c dell’art.2, che riguarda i farmaci sostitutivi. La diagnosi passa in secondo piano, ciò che interessa è solo la demonizzazione di uno strumento farmacologico, che porta a dettare norme cogenti e insensate. Che senso ha prevedere “supporti relazionali intensi” solo per i trattamenti con farmaci sostitutivi? Ci sono dei pazienti trattati senza farmaci sostitutivi che necessitano di molti supporti, e ci sono pazienti in mantenimento metadonico, che non necessitano affatto di supporti, né sociali né relazionali. Assurdo è anche il passaggio che prescrive di evitare “la cronicità iatrogena”. Ma le persone che suonano alla porta dei nostri servizi sono “cronici”, altrimenti, se sono semplici consumatori, non si presentano affatto!
Un altro passaggio confuso e preoccupante è all’art.2, comma 3, punto b: sembra che si voglia vincolare le comunità ai soli programmi drug free, ignorando che molte comunità da tempo accolgono persone in trattamento metadonico, non solo a scalare, a volte anche a mantenimento.
La vocazione prescrittiva e invasiva del campo delle competenze tecniche è evidente anche nell’art.6, che tratta della dotazione organica: si dice che il Sert deve comprendere medici, psicologi, assistenti sociali, educatori professionali, infermieri professionali, pedagogisti, sociologi, personale amministrativo, e si prevede “un minimo di due unità di personale dipendente a tempo pieno per ciascuna delle tipologie soprariportate”. Questo significa non avere assolutamente presenti le esigenze dei servizi. Se questa norma fosse applicata, in Emilia-Romagna si avrebbero ben 88 sociologi, un numero decisamente eccessivo, mentre 2 infermieri per Sert in molte situazioni sono assolutamente insufficienti!

 

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