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La bozza del progetto di revisione del DM 444/90.
Vi proponiamo il testo
che, ancora sotto forma di bozza, il governo sta preparando per
riformare la politica dei SERT. Chiediamo a tutti, ma in primo
luogo agli operatori e ai consumatori, di inviarci
un loro punto di vista, per capire come lavorare insieme su
questo tema.
Proposta di revisione DM 444/90
Commento di Roberta Balestra
Forse eravamo psicologicamente pronti a qualcosa di peggio, ciò
nonostante il documento appare in alcuni passaggi ambiguo quel
tanto da destare un po di preoccupazione.
Art.1) Requisiti generali.
c.1 Larticolo propone, peraltro in modo a mio avviso confuso,
il tema dellorganizzazione dei servizi. E nota la
differenza tra dipartimento delle dipendenze di tipo funzionale
(non dotato di budget e di risorse umane proprie, con funzioni
di coordinamento tecnico-funzionale) e dipartimento di tipo strutturale
(dotato di risorse proprie, con compiti di programmazione, gestione
autonomi). Nella proposta di revisione si parla di dipartimento
funzionale, collocato in una struttura sovra-dipartimentale che
ingloba anche la salute mentale e larea materno-infantile,
senza specificare in che modo le singole strutture complesse dovrebbero
interfacciarsi e convivere allinterno di questa nuova ed
ancor più complessa articolazione aziendale, con quale
organizzazione interna, con quali risorse, con quale direzione,
con che ambiti di autonomia e/o di interdipendenza reciproci.
Trattandosi di aree con competenze vaste, con deleghe e compiti
peculiari, pensiamo che laccorpamento non sia razionale,
non giovi né allefficienza né allefficacia
della risposta terapeutica.
Si afferma contestualmente limportanza di unintegrazione
di livello distrettuale, senza specificare in che rapporto il
distretto sanitario stia con il superdipartimento.
Le leggi di riforma sanitaria individuano il distretto sanitario
come il luogo strategicamente dato per organizzare la risposta
sanitaria di base e specialistica territoriale, per sviluppare
le necessarie collaborazioni intersettoriali ed interdisciplinari.
Anche la legge di riforma dellassistenza sociale dà
chiari ed importanti criteri per orientare le pratiche verso logiche
di integrazione e di rete.
Peraltro le zone di confine in materia di dipendenza patologica,
per il tipo di eziologia, patogenesi, molteplicità di ricadute,
sono tante e tali che la pratica di lavoro non può che
avere un ampio respiro, essere fortemente integrata. Parliamo
piuttosto di dipartimento allargato, inteso come linsieme
degli attori che in quel territorio a vario titolo hanno responsabilità
istituzionali e competenze in materia di tossicodipendenza (dipartimento
delle dipendenze, Ente locale, privato sociale, associazioni degli
utenti e delle famiglie, cooperazione sociale, scuola, mondo del
lavoro, etc.) e che perciò si confrontano in tema di programmazione,
investimenti, reperimento di risorse, strategie di intervento
da adottare. Il coordinamento di tale tavolo non può che
essere del servizio pubblico, che per suo mandato deve operare
proprio come un tessuto connettivo, stimolatore di sinergie, portavoce
delle istanze degli utenti, responsabile di risorse pubbliche
assegnate.
c.3 Si ripropone il tema del megadipartimento, che qui viene
visto come la soluzione strategica per rendere più facili
e fattive le collaborazioni intra ed extra-aziendali, secondo
un principio piuttosto discutibile per cui basta prevedere più
ampie scatole formali per ottenere cambiamenti a livello
del contenuto: cambiamenti di culture e messa in discussione
di separatezze professionali consolidate, promozione di interscambi
ed integrazioni tra operatori, realizzazione di buone pratiche
e di massima efficacia per il cittadino.
A mio avviso non occorre inventare nullaltro da un punto
di vista dellarchitettura dei servizi: sono essenziali i
dipartimenti delle dipendenze ed importanti i distretti sanitari.
c.5 I programmi per le Prefetture (e per il Tribunale) a cura
degli enti privati a nostro parere possono avere senso se sono
predisposti e concertati dopo una prima fase di lettura del problema,
di diagnosi e di orientamento del paziente nella rete dei servizi
a cura del servizio pubblico competente. Ci preoccupa la tendenza
a delegare al privato fette sempre più ampie di competenze
specifiche del pubblico, financo la gestione di istituti di custodia.
Art. 2) Requisiti funzionali.
c.1 Il livello delle prestazioni dei Ser.T, quali e quantitativo,
è ovviamente fortemente condizionato dalle risorse messe
a disposizione. Non vorrei che ci fossero mistificazioni circa
i diversi costi dei programmi di cura e riabilitazione, anche
nellottica di un rapporto corretto e trasparente coi cittadini
tossicodipendenti e con le loro famiglie: è molto diverso
il costo dei programmi residenziali rispetto a quelli ambulatoriali,
a fronte di risorse finanziarie attribuite dalle Regioni alle
aziende sanitarie definite tramite tetti di spesa non superabili.
Chi stabilisce i criteri per una corretta programmazione ed un
equo utilizzo di queste risorse? Con che criterio e da parte di
chi verrà contestato il pagamento di una retta di comunità
terapeutica ad una famiglia o ad un soggetto che abbia autonomamente
e liberamente scelto questa modalità di cura quando saranno
finiti i fondi?
c.2 Viene introdotto qui il passaggio più scabroso
sulle terapie farmacologiche.
E evidente un atteggiamento preoccupato e moralistico sulluso
del metadone, tanto che il legislatore sente il bisogno di dire
al tecnico come e a che condizione si debba intendere propria
e legittima questa terapia. Il riferimento alla dipendenza ed
alla cronicità iatrogene non può che essere letto
come un modo indiretto e formalmente più accettabile per
stigmatizzare e rendere fortemente sospetti i trattamenti di lungo
periodo.
La previsione scritta che debbano sempre risultare necessari interventi
altri accanto a quello col metadone insinua inoltre
il concetto che ogni relazione terapeutica tra operatore sanitario
e soggetto dipendente, per quanto approfondita e qualificata,
che si fondi esclusivamente sullutilizzo del farmaco debba
ritenersi incongrua, contraddicendo il principio poco prima auspicato
della personalizzazione della cura.
c.3 In questo comma appare in tutta la sua evidenza il livello
di confusione concettuale e scientifico che circonda la tossicodipendenza.
Passano qui definizioni di disintossicazione e riabilitazione
discutibili se non del tutto scorrette. Ci si riferisce a queste
come se fossero fasi non interdipendenti, separate, allinterno
di un processo lineare, temporalmente dato, esente da possibili
crisi, ricadute.
La riabilitazione intesa come intervento possibile una volta raggiunto
lo stato drug-free è un non senso in moltissimi casi: quelli
in cui (e sono tanti) la persona trae motivazione alla cura, allandare
avanti nel percorso di cambiamento, proprio dal vedere possibile
e concretizzabile il suo rientro graduale in attività e
ruoli di normalità; di qui limportanza
di offerte ricche e diversificate di percorsi di studio, lavoro,
rete e supporto sociale anche durante la terapia farmacologia
ambulatoriale. La stabilizzazione della malattia può richiedere
tempi lunghi di terapia, non è pensabile che in questi
casi la persona rimanga in attesa di una vita possibile, sospesa
nel tempo o chiusa per anni in strutture protette,
troppo spesso ancora separate dalla realtà del territorio
e quindi improntate ad uno stile di tipo custodialistico. Daltra
parte se la stessa persona non raggiunge un buon compenso dello
stato di salute non si può neppure pensare di iniziare
la sottrazione del farmaco con lobiettivo dello stato drug-free.
Non cè contrapposizione tra pubblico e privato, ma
bisogna, questo sì, che i tecnici parlino lo stesso linguaggio
e lavorino definendo concordemente gli obiettivi di salute. Bisogna
che si dica, che il legislatore dica, che la riabilitazione non
viene fatta di necessità inserendo il soggetto in strutture
residenziali o semiresidenziali; si rischierebbe altrimenti di
non riconoscere esperienze vissute da migliaia di cittadini adulti,
ben inseriti oggi nel contesto sociale, in grado di esprimere
appieno le loro soggettività, anche se non guariti.
In questo ha un grande merito anche quel privato sociale rappresentato
da cooperative, servizi educativi, centri di orientamento e formazione.
Con questo privato è stato possibile costruire una adeguata
rete di servizi per coprire le diverse istanze di cura e presa
in carico.
Quanto detto è ancor più evidente nei casi complessi,
come quelli caratterizzati da una doppia patologia (dipendenza
e malattia psichiatrica). Il momento del ricovero, della gestione
corretta e non manicomiale dellacuzie è importante,
ma sono i tempi lunghi e la complessità di queste prese
in carico a mettere alla prova i servizi e la loro capacità
di costruire interventi a più voci, la loro flessibilità
organizzativa.
Art. 5) Requisiti organizzativi minimi.
Controcorrente appare la proposta di limitare ad una breve fascia
oraria lapertura dei servizi pubblici per la tossicodipendenza
durante larco della settimana. Infatti per tutte le altre
patologie la filosofia è quella di rendere quanto più
accessibile e a misura di bisogno del cittadino lofferta
sanitaria territoriale (contrazione dei ricoveri, sviluppo dellassistenza
domiciliare e della medicina specialistica nei distretti sanitari,
deistituzionalizzazione degli anziani, abbattimento delle liste
dattesa, etc.). Spero che ciò non abbia un nesso
con la contestuale enfasi riservata alla descrizione del ruolo
che potranno giocare i servizi privati (= progressiva diminuzione
del ruolo dei Ser.T!).
Art. 6) Dotazione organica.
Unosservazione di merito relativamente alla tipologia dei
profili professionali ed alla loro quantificazione allinterno
delle dotazioni organiche. Limpressione è che la
fotografia delléquipe derivi più da considerazioni
teoriche astratte che dalla conoscenza dei bisogni reali dei cittadini,
altrimenti non saprei spiegarmi come si possa preventivare come
adeguato un numero di sociologi e di pedagogisti eguale a quello
di infermieri allinterno dei Ser.T.
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