|
18.7.2002
Canapa indiana: ok al suo uso terapeutico
E la Cdl si “spacca”
Sì all'uso medico-terapeutico della canapa indiana. Ieri
18 consiglieri provinciali hanno dichiarato così il proprio
parere favorevole all'utilizzo controllato della droga leggera come
sostanza capace di alleviare il dolore e gli effetti collaterali
delle cure per malattie come i tumori, l'aids, la sclerosi multipla.
L'amministrazione provinciale, insomma, solleciterà la Regione
affinché il governo avvii una discussione per il varo di
una legge ad hoc. Ma presidente, assessori e consiglieri, daranno
vita anche a una collaborazione con la facoltà di Agraria
dell'Università di Udine per creare un programma di ricerca
per la coltivazione della canapa, per poter così controllarne
qualità e livello di principio attivo.
L'argomento, dunque, è stato sollevato grazie alla presentazione
di due mozioni dagli uguali intenti, una di Fausto Deganutti (Fi)
e l'altra Francesco Corleone (Verdi). «Il nostro ordinamento
- ha spiegato Deganutti - prevede già l'utilizzo di diverse
droghe per uso medico, come la morfina e farmaci oppiacei. In molti
Paesi da anni si stanno conducendo ricerche sull'utilizzo medico
dei derivati della cannabis, mentre alcuni dei maggiori centri scientifici
del mondo hanno già dichiarato d'essere favorevoli alla liberalizzazione
dell'uso terapeutico della canapa. Oggi, quindi, lasciando alla
scienza il compito di sperimentarne e controllarne l'uso, non stiamo
chiedendo di aprire la strada alla liberalizzazione delle droghe
leggere, bensì di dar corso a una possibilità che
ha già dimostrato d'essere efficace nell'alleviare le sofferenze
di molti malati».
«Tutti i casi singoli affrontati in Italia dai nostri giudici
hanno dato ragione ai malati - ha aggiunto Corleone -, come a Venezia
dove a marzo il tribunale ha ordinato alla competente azienda sanitaria
di garantire l'approvvigionamento di canapa a una donna affetta
da tumore. L'uso di questa droga leggera non è una terapia,
ma un giovamento alle sofferenze di molti malati. Varare una legge
ad hoc significherebbe poterne controllare l'uso ed evitare il ricorso
al mercato clandestino». Ma l'argomento non ha evitato di
procurare divisioni. Soprattutto all'interno della maggioranza.
Il presidente Marzio Strassoldo e tutti i consiglieri d'opposizione
hanno dichiarato il proprio sì, mentre Maddalena Provini
e Daniele Macorig (An) hanno espresso un secco no, mentre gli altri
due finiani, Renato Carlantoni e Fabio Marchetti, non hanno partecipato
al voto. Per la Lega, invece, il capogruppo Paolo Collaone è
uscito dall'aula, così come il collega Pio Costantini, mentre
Fabio D'Andrea si è astenuto ed Enore Picco ha detto sì.
«Aprire la terapia del dolore alle droghe leggere - ha spiegato
la Provini - è sintomo di incapacità di superare il
male senza produrre altro male, anche per l'inevitabile spirale
di assuefazione e di dipendenza che si viene a creare. Invito i
promotori delle mozioni a incontrare coloro che gestiscono i centri
di recupero per tossicodipendenti e ad andare a vedere a quale punto
si riducono i nostri giovani, per capire qual è la vera libertà
di vita. La tutela della salute non può cedere a queste scorciatoie».
|