Il vaticano attacca.
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DROGA: VATICANO, "NO A QUALSIASI LEGALIZZAZIONE
MALE NEFASTO" (AGI) - CdV, 4 dic. - La Chiesa cattolica
e' "dichiaratamente contraria" alla legalizzazione
di ogni sostanza stupefacente, anche della sola 'cannabis' che
viene presentata come la piu' leggera delle droghe. Pollice
verso anche nei confronti delle terapie legate alla riduzione
del danno. La posizione del Vaticano e' stato espressa stamane
nel corso della conferenza stampa tenuta da monsignor Javier
Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la
Pastorale della salute, in occasione della presentazione del
manuale di pastorale su "Chiesa, droga e tossicomania".
I lavori sono stati aperti dal portavoce della Santa Sede, Joaquin
Navarro-Valls, che ha fornito due dati significativi della diffusione
dell'uso di sostanze stupefacenti nel mondo: sono almeno 200
milioni le persone al mondo che, secondo quanto e' stato possibile
stimare ad agenzie specializzate, sono ritenute consumatrici
di droga, e trenta milioni di esse fanno ricorso a sostanze
sintetiche. Un fenomeno "che non sfugge a nessuno, con
forti implicazioni etiche" e il manuale di pastorale, frutto
di cinque anni di lavoro, vuole essere non una risposta definitiva
al problema ma l'occasione per un approccio diverso e proficuo
al grave problema. Un manuale - ha spiegato monsignor Barragan
- che ha mosso i primi passi nel '97, quando il Papa affido'
al Pontificio Consiglio per la Pastorale della salute il compito
di interessarsi ad un'emergenza che da sempre definisce lacerante.
Riunioni, studi, congressi internazionali, speciali gruppi di
lavoro: tutto questo e' stato fatto "per assolvere nel
migliore dei modi il mandasto ricevuto dal Pontefice".
E oggi la Chiesa cattolica mette sul tavolo del confronto sul
tema droga un insieme di indicazioni che riguardano in primo
luogo i vescovi ma anche i genitori, il mondo sanitario, il
mondo della scuola, il mondo della politica. "Sappiamo
che esistono molti metodi - ha detto monsignor Barragan - e
che ci sono molte esperienze di persone totalmente ed eroicamente
dedite a questo lavoro pastorale". Sono pluralita' "che
rispettiamo", anche se a volte risultano "non molto
armoniche", e pero' "vogliamo dare una risposta semplice,
come una guida pratica, a domande in qualche modo basilari per
agire pastoralmente e che forse potranno servire a chi con dedizione
e sollecitudine si e' specializzato in questo campo". Ai
politici la Chiesa ricorda che il loro ruolo e' molto importante
nella lotta al flagello droga, e il risultato che si ottiene
per frenarlo "dipende molto dal loro atteggiamento".
Per questo il manuale viene dedicato anche a loro: "Forse
li aiutera' a realizzare la delicata e difficile missione alla
quale si sono consacrati per preservare e curare tante persone
che soffrono per questo terribile male". Un male che, con
il terrorismo e l'accettazione sociale dell'aborto, a piu' riprese
e' stato indicato da monsignor Barragan e dagli altri partecipanti
alla conferenza stampa come una delle tre grandi minacce della
societa'. Nel manuale, gia' pronto nelle edizioni in italiano,
spagnolo e francese mentre quella in inglese e' in fase di ultimazione,
vengono affrontate due delle tre azioni particolari di pastorale
indicate dal Papa: prevenzione e cura. Manca quella relativa
alla repressione, cui Giovanni Paolo II ha ugualmente sempre
fatto riferimento affermando che tutti devono lottare contro
la produzione, l'elaborazione e la distribuzione della droga
nel mondo, e che e' particolare dovere dei governi affrontare
con coraggio questa lotta contro i "trafficanti di morte".
Non c'e' offerta se non c'e' domanda, e' stato detto, e dunque
la prevenzione dev'essere il passo fondamentale. Lo ha sottolineato
padre Tony Anatrella, psicoanalista e specializzato in neuropsichiatria
in Francia, consulente del Pontificio Consiglio per la Pastorale
della Salute. Pochi dati - ha spiegato padre Anatrella - sono
sufficienti per cosa significhi oggi il fenomeno: in Francia
negli ultimi 15 anni la percentuale di giovanissimi tra i 15
e i 19 anni che fanno uso di sostanze stupefacenti e' passata
dal 19 al 43%. E se allora si cominciava a fare uso di 'cannabis'
mediamente a 21 anni di eta', ora avviene a 11-12 anni. Giovani
"che decidono di vivere sotto anestesia, che si predispongono
a vivere cercando di scoprire altro tipo di emozioni".
E commettono un errore gravissimo - ha aggiunto - coloro che
sostengono che lo spinello non abbia alcuna conseguenza: "Tutte
le droghe sono pericolose, la Chiesa non fa alcuna distinzione
tra quelle cosiddette leggere e quelle cosiddette pesanti".
In una societa' - ha continuato padre Anatrella - che in assenza
di una forte prevenzione sembra quasi "legittimare motivazioni
a drogarsi" serve adesso un impegno forte. Una pastorale
continua e concreta, che educhi ad impedire che nel giovanissimo,
ma non solo in lui, prenda piede "l'avversione verso i
valori alla base della vita". La droga e' dunque - ha detto
poi monsignor Jose' Luis Redrado Marchite, segretario del Pontificio
Consiglio per la Pastorale della salute - un "campanello
d'allarme dell'eclisse di una societa'". Per impedire che
questa eclisse avvenga, la strada e' quella della prevenzione,
e la migliore passa per la formazione della persona, "prima
di proibire le cose". Quanto alle tentazioni di qualche
Paese di legalizzare sostanze, la risposta della Chiesa e' quella
indicata da Giovanni Paolo II: "La droga non si vince con
la droga". E monsignor Barragan ha aggiunto che la droga
e' "un surrogato di religione". In un mondo secolarizzato
come quello odierno, il govane "ha ansia di infinito, non
trova niente e allora fugge, incontrando quindi le sostanze
stupefacenti. A proposito invece dell'azione dei governi, "non
si puo' dire che ci siano Paesi produttori da una parte e Paesi
consumatori dall'altra. Nessuno e' estraneo a quest'onda nefasta
che copre tutto, tutti i Paesi producono e tutti consumano,
specie ora con le droghe sintetiche". Paradossalmente c'e'
diseguaglianza anche in questo campo, cosi' "i baroni della
droga sono piu' forti e distruggono piu' nei Paesi ricchi che
in quelli poveri". Di qui l'esigenza di un impegno globale
e a fondo. Quanto poi al delicato tema dell'esistenza in seno
alla Chiesa di sacerdoti, pastori, in qualche modo tolleranti
verso la legalizzazione, il presidente del Pontificio Consiglio
per la Pastorale della salute ha dapprima detto scherzosamente
che "non li drogheremo per fargli cambiare idea",
per poi aggiungere, seriamente, che "noi proponiamo due
cammini: salvezza o dannazione, avete il libero arbitrio per
scegliere". Il manuale e' suddiviso in cinque capitoli,
il primo dei quali tratta del pensiero di Giovanni Paolo II
sul fenomeno droga. Pontefice al quale ieri mattina e' stata
consegnata da monsignor Barragan la prima copia del volume,
nella rilegatura piu' elegante, curata dalla Tipografia Poligotta
Vaticana. (AGI)
DROGA: VATICANO, NO A LIBERALIZZAZIONE E RIDUZIONE
DANNO
(ASCA) - Citta' del Vaticano, 4 dic - Forte richiamo
ai
politici ed alle loro responsabilita' nella lotta ai
''trafficanti di morte''. La Santa Sede torna a
condannare il fenomeno dell'uso della droga definendo il
drogarsi ''una grave colpa'' e le leggi di liberalizzazione
''inefficaci'' cosi' come la pretesa di battere la
tossicodipendenza con droghe sostitutive.
La posizione vaticana sul delicato tema delle droghe e'
contenuto in un corposo volume: ''Chiesa, droga e
tossicomania'' redatto dal Pontificio Consiglio per la
pastorale della salute. Il documento, un vero e proprio
''manuale di pastorale'' rivolto a tutti gli operatori del
settore e ai pastori di anime, e' stato presentato stamane
nel corso di una conferenza stampa in Vaticano dal
presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della
salute, mons. Javier Lozano/Gan. ''Il mondo dei politici e'
molto importante in questo flagello - ha detto oggi lo
stesso 'ministro della sanita'' vaticano - e il risultato che
si ottiene per frenarlo dipende molto dal loro
atteggiamento. Come ha piu' volte detto il Papa tutti
dobbiamo lottare contro la produzione, l'elaborazione e la
distribuzione della droga nel mondo ed e' un particolare
dovere dei governi affrontare con coraggio la lotta contro i
trafficanti di morte''.
DROGA: VATICANO; ILLECITO SPACCIO, USO E DEPENALIZZAZIONE
DISTINGUERE LA CONDANNA DALLA SANZIONE
(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 4 DIC - L'uso della droga e'
''completamente incompatibile'' con la morale cristiana e per
questo la Chiesa cattolica e' contro ogni forma di
liberalizzazione o depenalizzazione dell'uso anche di droghe
leggere, chiama gli Stati a lottare contro i cartelli, ma,
convinta che la sola repressione non e' sufficiente, chiede
un'azione di cambiamento culturale al quale e' pronta a
partecipare.
Ricordando che il Papa ha definito i tossicomani come
''persone in viaggio'' alla ricerca di qualche cosa, che invece
incappano nei ''mercanti di morte'', e' stato presentato oggi
in
Vaticano 'Chiesa, droga e tossicomania', un Manuale di
pastorale, frutto di un lavoro di 5 anni, nel quale la Chiesa
cattolica cerca di dare delle risposte al ''cosa pensare e cosa
fare, da cristiani'' di fronte ad un fenomeno che, secondo uno
degli esperti presenti alla presentazione del volume, e'
aumentato, tra i giovani europei, del 43%. ''Con il nostro
Manuale - ha detto in proposito il presidente del Pontificio
consiglio per la pastorale della salute, mons. Javier Lozano
Barragan - non pretendiamo offrire una risposta definitiva ma
dare indicazioni che possano aiutare nel lavoro pastorale''.
L'uso della droga, e' il punto di partenza delle oltre 200
pagine del volume, moralmente e' ''sempre illecito'', perche'
''comporta una ''rinuncia ingiustificata ed irrazionale a
pensare, volere ed agire come persone libere''. Di qui nasce
il
no anche alle droghe ''leggere'' e ad ogni forma di tolleranza.
A proposito di liberalizzazione, si ricordano le parole di
Giovanni Paolo II, ''la droga non si vince con la droga. La
droga e' un male e al male non si addicono cedimenti''. E va
rifiutata la depenalizzazione ''che costituirebbe la porta
aperta ad una liberalizzazione totale e non potrebbe portare
ad altro che alla perpetuazione della tossicomania''. Il Manuale
usa anche parole molto dure sull'argomento. ''Ogni azione che
favorisca la diffusione o il consumo di droghe rappresenta una
complicita' moralmente grave con i cartelli''. ''Lo Stato non
puo' diventare un distributore di droga''.
Di fondo ''ci si trova di fronte ad un equivoco. Non e' stata
sufficientemente precisata la differenza tra il carattere
giuridicamente e moralmente illecito e la possibilita' di
sanzione giuridica''.
Il problema di fondo sembra essere il fatto che se ''da
sempre'' gli uomini hanno un rapporto ''ambivalente e complesso
con certe sostanze reperibili allo stato selvatico o
coltivabii'', oggi c'e' una cultura che tende a favorire la
diffusione delle droghe. E se ci si droga alla ''ricerca del
piacere immediato e nel tentativo di uscire da un malessere
interiore in cui ci si trova e per il quale non si vedono altre
soluzioni'', si e' arrivati ''a banalizzare l'uso della droga''
ed a rivendicare la liberta' di drogarsi. Cio' ''e' espressione
di una delle deviazioni nel pensiero contemporaneo circa il
senso stesso della liberta'''. Il diritto di disporre del
proprio corpo drogandosi, ''non e' legittimo. La banalizzazione
della droga e' la risultante di movimenti di idee che hanno
contribuito a fare della morte, in nome del libero disporre
di
se stessi, una soluzione a problemi profondi degli individui,
come testimonia l'aumento dei suicidi giovanili in certe
societa'''. ''Una liberta' assoluta e irresponsable, che si
fa
beffe dei valori fondamentali ed espone la persona a gravi
rischi''. ''E' una forma di tirannia inaccettabvile per l'uomo
e
la sua dignita'. Non si puo' rivendicare una legislazione che
risponda soltanto al desiderio individuale di liberta', cio'
che
costituirebbe un incentivo a rinchiudersi nell'egoismo e un
rifiuto delle relazioni umane''.
Anche i media sono sotto accusa. ''Trasmissioni, articoli di
giornali e riviste, film, parole di canzoni incitano al consumo
della droga''.
Pur se necessaria la ''sola repressione'' non e' sufficiente
per frenare il fenomeno della droga ''ma questa deve essere
combattuta'' e serve cooperazione internazionale, sia a livello
di polizie che a livello politico. ''La politica ha il dovere
di
lottare contro la cultura della droga''.
Il fenomeno e' vasto, ma ''ci si deve rassegnare all'idea di
vedere formarsi una sottospecie di esseri umani che vivono ad
un livello infraumano e dipendono dalla droga per vivere?''.
Il che fare comincia con l'affermazione che ''e' impossibile
cambiare il comportamento del tossicomane senza una visione
globale del suo problema''.
Il tossicomane e' ''una persona'' che ''ha bisogno di essere
curato e guidato socialmente, con la preoccupazione della
dignita' della sua persona, di una sua progresiva capacita'
di
diventare pienamente responsabile dei suoi atti e libero
interiormente, di una sua formazione come essere integrale che
arrivi ad una certa maturita', e del un suo inserimento in una
rete di relazioni sociali''. La Chiesa, dal canto suo, si
propone un atteggiamento pastorale di accoglienza,
''compassione, ma non complicita''', nella convinzione che non
si combattono questi fenomeni ''se non si recuperano
preventivamente i valori umani e della vita'' e la Chiesa
propone ''la terapia dell'amore, perche' Dio e' amore''. (ANSA).
DROGA: VATICANO - NO A LEGALIZZAZIONE, AGIRE
SU EDUCAZIONE = ''GOVERNI AFFRONTINO CON CORAGGIO LOTTA CONTRO
TRAFFICANTI MORTE''
Citta' del Vaticano, 4 dic. - (Adnkronos) - No
alla
legalizzazione della droga'', agire sulla prevenzione e quindi
sulla
educazione, i governi affrontino con coraggio la lotta contro
i
''trafficanti di morte''. Lo raccomanda il Vaticano in un manuale
costato cinque anni di lavoro, chiesto personalmente dal Papa
al
Pontificio Consiglio per la pastorale della salute su un problema
che
riguarda 200 milioni di persone nel mondo che usano sostanze
stupefacenti, con 30 milioni che usano sostanze sintetiche come
anfetaminici. Era il 1997, ha spiegato stamane il presidente
del
dicastero vaticano mons. Javier Lozano Barragan, quando 90 esperti
provenienti da 45 Paesi in cui il problema e' particolarmente
presente si riunirono in Vaticano per elaborare soluzioni su
un
problema che per anche per le Nazioni Unite rappresenta ''una
minaccia che puo' mettere in pericolo l'avvenire d'intere
popolazioni''.
Perche' ci si droga? Il manuale pastorale presentato
oggi in
Vaticano parla della ''assenza di valori morali e d'armonia
interiore
della persona'', ''evasione'' da un'esistenza percepita come
assurda
e priva di senso, in un contesto di incomunicabilita' ''spesso
anche
in famiglia'' in una societa' ''rumorosa e alienata'' come le
nostre.
''Senza valori, il drogato e' un 'malato d'amore'''.
Ma per la Chiesa il problema del consumo non puo'
essere
affrontato solo in relazione ai danni fisici, ''ma anche alle
conseguenze psicologiche ed alle incidenze sul comportamento''.
E la
droga non puo' essere liberalizzata perche' ''la droga non si
vince
con la droga'', tanto piu' che molti operatori sono concordi
nell'affermare che l'accesso alle droghe dolci prepara l'accesso
a
quelle dure. ''Talvolta -si legge sul manuale- coloro che hanno
la
responsabilita' di decidere manifestano incertezze sulla necessita'
di continuare a lottare contro la droga, dato che ormai il suo
uso e'
cosi' diffuso. Ci si deve allora rassegnare all'idea di vedere
formarsi una sottospecie di esseri umani che vivono ad un livello
infraumano e dipendono dalla droga per vivere?''. La Santa Sede
non si stanca di affermare che e'
un problema di prevenzione: ''l'uso della droga e' un espediente
per
non affrontare tutte le esigenze della vita''. E ''liberalizzare
la
droga condurrebbe ad accettarne la legalita''' in modo da portare
a
credere che ''cio' che e' legale e' normale e morale''. Tanto
piu',
prosegue il manuale, ''che la legalizzazione provocherebbe
inevitabilmente un maggiore consumo, una maggiore criminalita',
un
numero maggiore di incidenti stradali, un aggravarsi dei problemi
personali, un aumento dei problemi sanitari a carico della
collettivita', uno Stato disposto ad abdicare al dovere di tutelare
il bene comune, perche' si darebbe il via libera alla distruzione
dei
giovani''.
Ecco perche' la Chiesa sostiene l'importanza di
tornare alla ''educazione al significato dei valori che rendono
al vita degna di essere vissuta, il senso profondo della vita,
dell'amore e del sesso''. ''Tutti -si legge ancora- dobbiamo
lottare contro la produzione, l'elaborazione e la distribuzione
della droga nel mondo ed e' particolare dovere dei governi affrontare
con coraggio questa lotta contro i 'trafficanti di morte'''.
DROGA: CORLEONE, QUELLE DEL VATICANO RICETTE
IMPOSSIBILI
(ANSA) - ROMA, 4 DIC - ''Dopo la sbornia ideologica di San
Patrignano sulla droga scende in campo anche il Vaticano''.
A
sottolinearlo e' Franco Corleone, ex sottosegretario alla
Giustizia.
''Dopo l'appuntamento di Rimini - sottolinea Corleone - dove
l'on. Fini e un codazzo di altri ministri si sono inginocchiati
davanti a Muccioli e hanno annunciato una svolta repressiva
nella politica delle droghe con la messa al bando della
riduzione del danno e dei servizi pubblici'' oggi sul tema
interviene la Chiesa. ''Il Vaticano - prosegue - ci fornisce
un'altra dose di moralismo e di ricette impossibili,
antiscientifiche e che spingono i tossicodipendenti nell'
emarginazione e nella clandestinita' e portano i giovani
fumatori magari occasionali di uno spinello nella
criminalizzazione penale e sociale''. ''Forse e' proprio il
caso
di ricordare - conclude Corleone -che qualcuno parlava della
religione come oppio dei popoli e mi pare che sia una
considerazione di estrema attualita' sia in oriente che in
occidente''.(ANSA).
DROGA: AN, RACCOGLIAMO L'APPELLO DELLA CHIESA
= BONATESTA, PREVENZIONE REPRESSIONE E RIABILITAZIONE UNICA
STRATEGIA
Roma, 4 dic. (Adnkronos) - ''Raccogliamo l'appello
della Chiesa
perche' condividiamo in pieno la strada da essa indicata, contro
ogni
ipotesi di legalizzazione e di normalizzazione di qualunque
droga,
che rappresenterebbe la resa connivente dello Stato di fronte
al
'mercato della morte', e per un'assunzione corale di responsabilita'.
Prevenzione, repressione e riabilitazione: ecco le parole chiave
dell'unica strategia possibile per combattere il flagello della
tossicodipendenza''. Cosi' il coordinatore nazionale dei comitati
di
lotta alla droga e responsabile del settore no profit di An
Michele
Bonatesta, commenta la presa di posizione del Vaticano sulla
droga.
''Per sconfiggere la droga -osserva Bonatesta-
occorre
innanzitutto eliminare il bisogno, rimuovendo le motivazioni
sociali,
esistenziali, culturali per le quali se ne fa uso. E questa
e'
un'opera grande e complessa, ma che si puo' attuare, se solo
non si
ha paura di affrontarla. Poi e' indispensabile reprimere duramente
lo
spaccio e tutto il narcotraffico. C'e' insomma bisogno di tutto
tranne che dello Stato spacciatore o comunque complice, che
negherebbe definitivamente alla nostra gioventu' la possibilita'
di
avere dei valori e degli ideali per i quali valga la pena vivere
e
lottare''.
''Le istituzioni -conclude Bonatesta- debbono
aiutare i giovani ad affrontare la realta' con l'idea di migliorarla
e non a fuggire da essa abdicando dall'essere uomini liberi''.
DROGA: TOMASSINI, FI AL FIANCO DEL VATICANO
=
''IMPEDIREMO OGNI FORMA DI LEGALIZZAZIONE''
Roma, 4 dic. (Adnkronos) - ''Siamo al fianco del
vaticano per
una battaglia di civilta' e rispetto per la dignita' e la salute
dell'uomo. Impediremo qualsiasi tentativo di legalizzazione
della droga, fortemente auspicato da alcuni irresponsabili settori
della sinistra''. E' quanto afferma il presidente della commissione
Sanita' del Senato Antonio Tomassini, che sottolinea come la
posiziuone espressa oggi dalla Santa Sede sulle tossicodipendenze
vada ''apprezzata e sostenuta con grande convinzione sotto il
profilo culturale e politico''.
DROGA: CATANOSO, CON VATICANO CONTRO POLITICALLY
CORRECT = AZIONE GIOVANI, LAICISMO ATTRAVERSA ANCHE IL CENTRO-DESTRA
Roma, 4 dic. (Adnkronos) - Un si' convinto da
Azione Giovani,
il movimento giovanile di An, sulle posizioni espresse dal Vaticano
nel manuale ''Chiesa, droga e tossicomania'' contro la
liberalizzazione delle droghe leggere. ''Non possiamo che essere
assolutamente d'accordo'' si legge in una nota del deputato
Basilio Catanoso, presidente del movimento, che definisce quella
della Chiesa una ''posizione 'eretica' rispetto al politically
correct laicista che attraversa anche il centrodestra''.
''Non lo affermiamo per uno scontato beneficio
d'immagine di
cui, trattandosi di un problema sociale principalmente giovanile,
non ci interessa nulla, ma perche' da anni lo andiamo denunciando
nelle scuole e nelle discoteche'' afferma Catanoso. ''Su argomenti
come questo non siamo cacciatori di consenso e non sosteniamo
il Vaticano per tornaconto elettorale'' nella convinzione che
''il problema della tossicodipendenza sia prima di tutto causato
da un vuoto spirituale di valori e passioni''.
Azione giovani ricorda che non ci si puo' limitare
all'aspetto
clinico del problema che ''deve essere affrontato ma non puo'
essere esclusivo''. Ben vengano comunita' terapeutiche come
quelle di san Patrignano che ''ridanno al giovane un motivo
di vita, una passione, un interesse, un lavoro''.