
28.10.01
"Lasciateci fumare in pace"
Il movimento antiproibizionista risponde alla "repressione"
annunciata. E prepara la "disobbedienza"
ANGELO MASTRANDREA
Un'assemblea nazionale che potrebbe anche partorire
"qualche clamorosa iniziativa", una giornata mondiale
della canapa, il principio della libertà di cura da riaffermare.
Il movimento antiproibizionista non si aspettava certo che,
con la vittoria del centrodestra alle elezioni, le cose sarebbero
cambiate in meglio. Ma probabilmente non immaginava nemmeno
che si sarebbe tornati, nel giro di pochi mesi, a parlare di
"repressione" anche nei confronti dei consumatori
di droghe leggere. Giusto in tempo per mettere al sicuro il
raccolto e distribuirlo, come è tradizione ormai pluriennale.
Il mese di ottobre è infatti dedicato alle numerose "feste
del raccolto" organizzate in molti centri sociali italiani,
vere e proprie sagre della marijuana cui partecipano ogni anno
migliaia di persone. Il concetto chiave è quello dell'autoproduzione.
"La finalità è quella di dire ai consumatori
'senti quant'è buona quest'erba, e la facciamo in Italia.
E invece per tutto l'anno siete costretti a fumarvi quella merda
cancerogena in mano al monopolio mafioso'", ci dice Mefisto,
uno dei più noti antiproibizionisti romani.
Così, se a Milano agli inizi di ottobre sono state portate
due piantine di cannabis in consiglio comunale come atto di
"disobbedienza", a Roma si è optato per la
consueta distribuzione. Così, al Forte Prenestino, lo
scorso 13 ottobre, per riuscire ad avere un po' d'"erba"
autoprodotta bisognava sobbarcarsi un'estenuante fila. La settimana
prima, al Villaggio globale, il menu del ristorante prevedeva
invece piatti come le "penne al sugo di maria" (e
tra le cuoche, possiamo assicurarlo, non c'era alcuna "Maria")
e, per dolce, "torta alla marijuana". Qualche problema
invece a Torino, dove sabato 20 si è svolta la festa
nazionale del raccolto. La questura infatti non ha concesso,
"per motivi di sicurezza" ufficialmente legati alla
guerra in corso, il pur periferico parco della Pellerina. Così,
al posto della street parade si è dovuto ripiegare su
un rave party nel capannone numero 5 di Torino esposizione.
Con enormi problemi di organizzazione, visto che "ci hanno
dato le chiavi solo poche ore prima", racconta Icaro del
centro sociale Gabrio. Ciononostante, alcune migliaia di persone
hanno ballato fino a mezzogiorno del giorno dopo al ritmo di
sette diversi sound system, mentre il camioncino del Livello
57 di Bologna eseguiva l'"ecstasy test" e veniva distribuita
liberamente la marijuana.
E ora, dovesse esserci una svolta proibizionista, cosa accadrà?
Il Movimento di massa antiproibizionista convocherà nei
prossimi giorni un'assemblea nazionale (che potrebbe svolgersi
a Roma) in cui dovranno decidersi le prossime iniziative. Mentre
sta per ripartire la campagna di disobbedienza civile "Signor
giudice ho piantato un seme...". Il 5 maggio scorso, nonostante
l'adesione solo di alcuni gruppi e centri sociali (ma anche
di giornali come il manifesto e Carta), si era conclusa con
una manifestazione nazionale a Roma, e la consegna di diverse
centinaia di autodenunce alla caserma dei carabinieri di piazza
Venezia (per le quali il pm proprio in questi giorni ha chiesto
l'archiviazione in quanto il fatto non sussiste). Quest'anno
le adesioni di gruppi e centri sociali si annunciano più
massicce, e dovrebbero sfociare in una giornata mondiale della
canapa. Una serie di iniziative dovrebbe essere decisa entro
fine novembre anche dal centro sociale milanese Leoncavallo.
"E' accaduto un fatto nuovo e preoccupante", dice
il portavoce Daniele Farina, in riferimento alle parole del
vicepresidente del consiglio Fini. C'è preoccupazione
soprattutto per le accuse di fallimento alle politiche di "riduzione
del danno", e per questo "dobbiamo lavorare sulla
scia della 'Lettera aperta agli operatori' della conferenza
nazionale di Genova". Inoltre, una delegazione da Milano
dovrebbe partire per la conferenza sulla riduzione del danno
nei paesi del Mediterraneo, a Barcellona.
Negli ultimi mesi, poi, è nata l'associazione Pazienti
impazienti cannabis, che chiede (in un appello cui aderiscono
i centri sociali Forte Prenestino e Villaggio globale, il centro
culturale Canapa e il manifesto) "erba solidale per la
libertà di cura". Si tratta di un "gruppo di
mutuo aiuto" tra malati che utilizzano la cannabis per
curare numerose malattie, dalla sclerosi multipla all'epilessia,
e che premono perché l'utilizzo terapeutico venga legalizzato.
"La libertà di cura è un cavallo di battaglia
delle destre, e dovrebbe valere sempre, non solo quando si tratta
di sponsorizzare Di Bella", dicono. Per ora, continuano
a rivolgersi al mercato nero. In futuro, potrebbero rischiare
l'arresto.