
Mercoledì 31 Ottobre 2001
LA DROGA DELLIDEOLOGIA
IL GOVERNO E LOTTA ALLE TOSSICODIPENDENZE
Chiara Saraceno
E normale che un nuovo governo, specie se
basato su una coalizione diversa e contrapposta a quella che
sosteneva il governo precedente, voglia marcare nettamente la
differenza del proprio approccio sui temi più vari. Di
più, l'arrivo di persone nuove, uno sguardo «fresco»
può far vedere inefficienze e viceversa possibilità
che chi sta da molto sul campo può non essere sempre
in grado di cogliere. La puntigliosità con cui questo
governo sta procedendo a fare tabula rasa della situazione pregressa
in tutti i campi potrebbe essere letto anche in questa chiave
positiva (ancorché con tentazioni di onnipotenza) e non
solo come la manifestazione dell'intenzione di rafforzare ed
estendere un capillare controllo politico in tutti i settori.
Ma ci sono campi in cui ci si aspetterebbe da un governo, da
qualsiasi governo, un sovrappiù di pacatezza e cautela,
di delicatezza negli interventi e persino nei proclami: per
rispetto non solo delle persone coinvolte, ma della complessità
dei problemi e della incertezza delle soluzioni proposte. Viceversa,
proprio su questi temi sembra che la mano si faccia intollerabilmente
pesante, le scomuniche e viceversa le legittimazioni fortissime
e senza appello. Che si tratti dei temi della famiglia, della
libertà religiosa, e ora del trattamento delle tossicodipendenze,
in ordine più o meno sparso, ma con intenti consonanti,
gli esponenti del governo dal presidente in giù sembrano
mossi più dal principio della scomunica e della affermazione
di una verità unica e monolitica che da quello dell'attenzione
paziente e rispettosa per la complessità dei problemi.
In particolare, nelle recenti prese di posizione governative
sulle azioni di contrasto alla tossicodipendenza, appare paradossale
che vengano accusati di eccessiva politicizzazione solo i servizi
pubblici, i Sert. Viceversa si fa mostra di ignorare che l'intero
campo dei servizi (per lo più non profit e privati) per
le tossicodipendenze da anni è dilaniato da scontri e
conflitti durissimi, ove le differenze di metodo e di approccio
sono spesso sostenute o combattute non già facendo ricorso
a prove di efficacia empirica ma ad assiomi di tipo ideologico.
È certamente vero che questo settore va alleggerito dell'eccesso
di ideologismo e forse anche dell'eccesso di contrapposizioni
tra leader carismatici. È anche vero che sarebbe opportuno
verificare con attenzione che cosa funziona, in quali contesti,
per quali soggetti - senza cioè pre-definire che vi sia
un unico approccio valido per tutti i casi. Ma ciò si
può fare solo incoraggiando il confronto e la trasparenza
dei metodi, facendo ricerca, incentivando se non imponendo forme
di monitoraggio. Certo non scegliendo a priori i metodi buoni
e quelli cattivi sulla base di preferenze culturali e di vicinanze
politiche.
La questione delle tossicodipendenze porta con sé un
carico troppo grande di sofferenze e fallimenti perché
anche il governo ne faccia il terreno privilegiato di conflitti
politici.
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