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  Speciale #10 La war on drugs all'italiana

 

La lettera aperta del Gruppo SIMS di Sava (TA)

LETTERA APERTA AGLI ONOREVOLI TUCCI, DEGENNARO, FOLLINI, MONGIELLO

Onorevoli, il 28 gennaio sarà discussa alla Camera la cosiddetta "mozione Volontè" sulle droghe, presentata dal Vostro partito e della quale siete firmatari. Permetteteci alcune osservazioni sui contenuti della mozione da Voi proposta e sottoscritta, osservazioni che potranno apparire dure e polemiche ma che sono dettate dalla sincera preoccupazione del nostro Gruppo, come di moltissimi operatori, studiosi ed esperti nel campo delle tossicodipendenze, che si stia facendo un pauroso, ascientifico salto nel buio in tema di lotta alla droga e di tutela della salute delle persone tossicodipendenti. La mozione da Voi presentata appare il frutto di un tentativo, pure lodevole nelle intenzioni (ma pericoloso per come affronta il problema) di affrontare con incisività i problemi connessi all'uso di sostanze. Tale tentativo, per come si delinea nelle politiche presentate con la Vostra mozione, però, sembra non tenere in nessuna considerazione il bagaglio di conoscenze e di studi messo a disposizione da parte di quanti, ricercatori, operatori del settore, studiosi dei campi medici e sociali sono attualmente impegnati nell'ambito delle tossicodipendenze e più in generale dello studio delle droghe e dei loro effetti sociali e sanitari sulla popolazione. Ha drammaticamente ragione il Prof. Gianluigi Gessa (uno dei più autorevoli studiosi italiani del campo, Professore di Neuropsicofarmacologia all'università di Cagliari e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze di quella Università), quando afferma in una recente intervista concessa ad un quotidiano nazionale: "Se i politici capissero di che parlano, non ci sarebbero tutti i malintesi che ci sono sulle droghe. Una conoscenza scientifica del problema avrebbe un'importanza enorme, e invece le logiche che si seguono sono del tutto diverse: ideologiche, emotive, moraliste… Una volta, i "metadoneti" (cioè gli operatori favorevoli al metadone per gli eroinomani, nda) erano fascisti. Ora invece sono diventati di sinistra. Ma le sembra una cosa seria?". In un momento in cui la ricerca scientifica fa passi da gigante nella scoperta dei rapporti tra neurobiologia e uso di sostanze, in un momento in cui il Consiglio d'Europa esprime apprezzamenti (sulla base dei risultati) per le politiche attivate dalla Svizzera nel campo della Riduzione del Danno, in un momento in cui negli Stati Uniti d'America molti governi hanno depenalizzato il consumo di sostanze da una parte, e dall'altra incentivano lo sviluppo di cliniche mediche per la cura dell'eroinismo con l'utilizzo della moderna farmacologia sostitutiva, in un momento in cui la Gran Bretagna rivede drasticamente le sue politiche repressive sull'uso di droghe leggere, Voi proponete in un unico, confuso calderone una mozione che affronta insieme problemi di natura più marcatamente terapeutica con altri di natura socio-politica, esprimendovi tout-court per una azione di proibizionismo a più livelli: sulle cure (cassando ascientificamente proprio le cure che in questo momento offrono i risultati più apprezzabili), sull'uso delle sostanze e sugli interventi di riduzione del danno da uso di sostanze. La Vostra mozione appare in sintonia (negli intenti e nei messaggi che esprime) con tutta una serie di recenti prese di posizione politiche e mediatiche che, vogliamo continuare a credere, sono l'effetto di una mera disinformazione nel campo delle droghe. Certo è che lo sbilanciamento della RAI (da Vespa a Domenica In) a favore delle ideologie e dell'operato di Muccioli, così come quello dei vari media giornalistici a favore dei vari sacerdoti direttori di comunità impegnati nel campo dell' "aiuto ai drogati"(ma anche in quello - non sappiamo quanto disinteressatamente - più marcatamente politico sulle droghe) non aiuta a far chiarezza. La S.I.T.D. (Società Italiana Tossicodipendenze), il più autorevole organismo scientifico italiano in campo di tossicodipendenze, è stata costretta di recente a impegnare una pagina a pagamento su un quotidiano nazionale per ritagliarsi una parte infinitesimale di quello spazio mediatico che viene invece concesso ai vari Muccioli, Gelmini, ma anche ai politicanti che disquisiscono in maniera approssimativa e confusa di droghe e di cure delle tossicomanie. E' davvero singolare che in Italia (e non solo, ma forse molto più che in altri stati) a disquisire attorno ad una patologia come la tossicodipendenza, che è tale nel senso letterale e scientifico del termine (e lo è a livello sia sociale che strettamente medico), non sia la comunità scientifica ma i sacerdoti e i politici. Quando si vuol dare invece l'impressione di un taglio obiettivo e scientifico alla questione, si affacciano nel campo studi scorretti e indecenti come il recente rapporto EURISPES, sbilanciato paurosamente e del tutto ascientificamente a favore di S. Patrignano (e realizzato con l'apporto della comunità di Muccioli) e contenente interpretazioni fuorvianti di dati che dimostrano tutt'altre cose. La Vostra mozione, perdonateci per la schiettezza, rispecchia questo insieme di atteggiamenti, di luoghi comuni, di tendenze, di ascientificità. Inveisce contro i risultati dell'applicazione del referendum del 1993 sulle droghe, senza tenere conto del fatto che a partire da quella data (seppure a rilento a causa delle resistenze ideologiche poste a più livelli alla normativa risultante dalle abrogazioni referendarie) molte cose sono cambiate assolutamente in meglio nel panorama e dell'assistenza ai tossicodipendenti e delle politiche sulle droghe in Italia, a beneficio delle famiglie, della popolazione, degli assuntori di ogni genere di sostanza e dei tossicodipendenti (e con questo termine si intendono le persone realmente dipendenti da sostanze - vedi eroinomani) che hanno voglia di curarsi (ma anche di coloro che non hanno ancora intrapreso una seria decisione). L'afflusso giornaliero ai Sert è aumentato di gran lunga (si è passati da poche decine di frequentatori giornalieri a varie centinaia) e dunque tante sono le persone sottratte giornalmente all'eroina e ad altre droghe da strada (nonché alle patologie correlate a quelle assunzioni), sono diminuite le infezioni da HIV fra i tossicodipendenti, sono diminuiti gli episodi di criminalità legati alla ricerca delle sostanze. Tutto questo, dall'abrogazione del famigerato Decreto De Lorenzo (DM 445/90) che introduceva pesanti limitazioni nelle terapie mediche, più o meno le stesse limitazioni che vorreste reintrodurre con la Vostra mozione. Nel contempo, sul versante del consumo e della depenalizzazione, non abbiamo più assistito alle tragedie frequenti nei primi anni '90 che vedevano protagonisti ragazzini consumatori di spinelli morti suicidi in carcere per essere stati rovinati psicologicamente e socialmente da una legge che li trattava alla stregua dei peggiori criminali di ogni tempo. La vostra mozione contiene il pericoloso e fuorviante assunto che il consumo di droghe e il narcotraffico non siano diminuiti a effetto delle politiche sanitarie e sociali di cosiddetta convivenza con le droghe (riduzione del danno): si tratta di un dato errato e che non tiene conto di quali siano gli intenti primari dell'applicazione delle strategie di riduzione del danno: non quelli di arginare la diffusione delle droghe e del narcotraffico, di fronte ai quali la riduzione del danno è impotente proprio perché i problemi sono causati dalla mancanza di controllo (effetto della clandestinità) e dal proibizionismo, ma di permettere ai consumatori di non morire, di non compromettere ancora di più il loro corpo, di diminuire e limitare i rischi connessi all'utilizzo di sostanze clandestine. Fra le sostanze oggi maggiormente diffuse, inoltre, il consumo di cannabis andrebbe letto anche come un fatto culturale che non costituisce problema sociale di particolare rilevanza, se non negli aspetti che ne riguardano la diffusione deregolamentata e che sfugge ad ogni controllo proprio a causa della demonizzazione e del proibizionismo sulla sostanza. Le indagini più recenti ci parlano di percentuali di consumatori che si aggirano attorno al 75 % e oltre di ragazzi dai 18 ai 25 anni di età, il consumo dunque è massificato (al pari di quello dell'alcol ma con effetti assai meno deleteri) e non solo non è assolutamente legittimo parlare di "devianza" nei confronti di una popolazione di consumatori che fra i giovani è la maggioranza, ma risulta anacronistico anche alla luce delle più recenti scoperte scientifiche parlare con toni enfaticamente allarmistici di "pericolosità" della sostanza (benché l'abuso vada assolutamente sconsigliato e in molti casi - come ad es. in età adolescenziale - il consumo è assolutamente da evitare). Per tornare alla VS mozione, sembrate confondere le cure farmacologiche (terapie con metadone) con la riduzione del danno: si tratta di due cose diverse. Il metadone è impiegabile a fini di riduzione del danno (se il soggetto non collabora alla terapia) ma è una vera e propria cura, che disimpegna totalmente il soggetto dall'uso di eroina se il soggetto collabora appieno alla terapia. Si tratta di un farmaco sostitutivo non dell'eroina, ma delle endorfine (gli oppioidi naturali presenti nel cervello di ognuno di noi, e che il tossicomane non produce più a causa dello squilibrio chimico che è stato causato nel suo organismo dalle ripetute assunzioni di eroina). Da questo punto di vista il metadone non è e non funziona come droga, ma come farmaco riequilibratore, la cui dimissione va attentamente valutata (vi sono soggetti che ne abbisognano per periodi indefiniti di tempo proprio come il diabetico può abbisognare dell'insulina o l'iperteso dell'antiipertensivo, così come vi sono soggetti per cui si può tentare con successo un disimpegno pure dal farmaco stesso) per non rischiare ciò che quasi quotidianamente avviene ai soggetti dimessi (o fuggiti) dalle comunità: il ritorno nella condizione di tossicodipendenza, o anche e peggio ancora, le overdosi effetto della brusca deprivazione e della droga e di un supporto farmacologico atto a riequlibrare l'organismo compromesso dall'uso di droga. I trattamenti comunitari esitano con successo, purtroppo, solo per una minima ed esigua parte di soggetti tossicodipendenti. Altissima è la percentuale di soggetti che abbandonano i programmi, così come altissima è la percentuale di soggetti che recidivano nell'uso di sostanze anche una volta portato a termine il programma della comunità. Serio e drammatico è il fenomeno che vede protagonisti di morti per overdose tutta un'altra serie di soggetti che escono dalle comunità. Di queste ultime cose specialmente, dei dati, dei risultati e degli effetti relativi all'applicazione delle varie strategie terapeutiche vorremmo discutere come Gruppo S.I.M.S. con Voi, se ce ne date occasione, nella sede che privilegiate. Il Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Pisa, sede della nostra Direzione Scientifica, è anch'esso disponibile per un incontro sereno e reciprocamente costruttivo sul tema.

Gianfranco Mele
Gruppo S.I.M.S. (Studio e Intervento Malattie Sociali)
Sezione di Sava (TA) Via Croce, 74028 Sava - TA http://www.geocities.com/simssava

Sede Centrale: via Stagio Stagi 81, 55045 Pietrasanta (LU) Direzione Scientifica: Prof. G. U. Corsini, Prof. U. Bonuccelli Dipartimento di Neuroscienze - Istituto di Farmacologia - Università di Pisa http://www.sims.it

contatti tel. : 099 9726027

 

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